Diodoro Crono

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Diodoro Crono (in greco Διόδωρος Χρόνος; ... – 284 a.C.) è stato un filosofo greco antico della scuola megarica.

Secondo la testimonianza di Strabone fu allievo di Apollonio Crono. La sua fama è legata in particolare al suo "argomento dominante" (ho kurieuôn logos), di cui ci è pervenuta testimonianza tramite Epitteto. Si tratta di 3 proposizioni incompatibili: Diodoro utilizza le prime due per negare l'ultima.

Ecco le tre proposizioni:

  1. Ogni proposizione vera concernente il passato è necessaria.
  2. L'impossibile non deriva dal possibile.
  3. È possibile ciò che non è attualmente vero e non lo sarà.

Negare la terza proposizione significa negare la contingenza, sostenere quindi che tutto è necessario.

L'idea è che se ciò che è passato è necessario allora ciò che non è stato nel passato è impossibile. Ma siccome dal possibile non deriva l'impossibile, allora ciò che non è stato (che ora è impossibile) non poteva essere possibile prima. Quindi ciò che non è stato è sempre stato impossibile. Dunque tutto ciò che è possibile si realizza. Dunque tutto ciò che è necessario.

Aristotele probabilmente conosceva l'argomento dominante. Secondo alcuni interpreti è proprio contro Diodoro che polemizzava nel De Interpretatione 9. Secondo altri è piuttosto in Metafisica 9 (più tardo) che Aristotele si riferiva a Diodoro, poiché l'argomento non sarebbe ancora stato sviluppato all'epoca del De Interpretatione.

« Ci sono alcuni i quali, come i Megarici, dicono che solo quando una cosa è in atto può essere, mentre quando non è in atto non può neppure essere. Per esempio, chi non sta costruendo non può costruire, ma è un costruttore solo quando sta costruendo.[1] »

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sedley, David. Diodorus Cronus and Hellenistic Philosophy. Proceedings of the Cambridge Philological Society 203, N.S. 23 (1977), pp. 74-120.
  • Vuillemin, Jules. Nécessité ou contingence. L'aporie de Diodore et les systèmes philosophiques. Paris 1984.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aristotele, Metafisica 1046 b 29