Coxartrosi

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Coxartrosi
Coxartrosi.png
Rappresentazione schematica dei segni radiologici di artrosi: (1) Osteofiti, (2) Sclerosi subcondrale, (3) Cisti, (4) Assottigliamento dello spazio articolare
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 715
ICD-10 (EN) M16

La coxartrosi o artrosi dell'anca è una patologia cronico-degenerativa della cartilagine dell'anca dovuta a un'usura dei capi articolari che si instaura progressivamente e compromette la normale deambulazione. Si distinguono due forme di coxartrosi: una primitiva, comune nell'età avanzata, e una secondaria, conseguente a deformità articolari congenite come la displasia dell'anca o a patologie traumatiche, infettive, reumatiche, o alla necrosi asettica della testa del femore.[1]

Patogenesi[modifica | modifica sorgente]

Lo strato di cartilagine che riveste la testa del femore e la cavità acetabolare si assottiglia progressivamente fino a mettere a nudo l'osso sottostante. Questo reagisce addensandosi e deformandosi, con la produzione di escrescenze a forma di becco (osteofiti) che limitano il movimento. La capsula articolare si ispessisce e i muscoli si retraggono fino a determinare una caratteristica postura dell'individuo affetto da coxartrosi.[2]

Fattori di rischio[modifica | modifica sorgente]

I fattori che predispongono all'insorgenza della coxartrosi sono[3]:

  • obesità, per il sovraccarico meccanico dell'articolazione dell'anca
  • familiarità
  • età, principale fattore di rischio per lo sviluppo dell'artrosi.

Sintomi[modifica | modifica sorgente]

Il sintomo che maggiormente colpisce i soggetti affetti da tale patologia è il dolore, che si manifesta maggiormente al mattino e alla sera e tende ad attenuarsi con il movimento. Il dolore è solitamente causato da infiammazione della sinovia, iperemia capsulare e ossea, e da stimolazione dei nocicettori a livello del periostio. La ridotta funzionalità articolare è un sintomo che colpisce successivamente i soggetti, ma è più invalidante perché non permette di compiere le normali attività. Sono presenti anche claudicazione, flessione del bacino in rotazione esterna, una limitazione dolorosa dei movimenti dell'anca con risentimento funzionale.[1]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

La radiografia mostrerà la presenza di osteofiti, la deformazione della testa del femore con la riduzione dello spazio articolare tra questa e la cavità dell'acetabolo.[1] Oltre all'esame radiologico, l'osservazione dei sintomi è necessaria per una corretta diagnosi.[2]

Terapia[modifica | modifica sorgente]

La terapia farmacologica è orientata al sollievo del dolore, mediante l'impiego di analgesici o antiinfiammatori non steroidei (FANS).[1] Vengono utilizzate anche infiltrazioni di acido ialuronico che servirebbero per ricostituire la cartilagine articolare, a causa della sua patologica atrofia. Studi recenti confermano però che l'utilizzo di infiltrazioni intra-articolari di soluzione fisiologica, clodronato e acido ialuronico danno risultati del tutto sovrapponibili sulla riduzione del dolore.

La terapia chirurgica, si avvale di moderni impianti protesici che permettono la totale sostituzione dell'articolazione. Tali impianti sono in metallo pregiato (titanio) e non necessitano di alcuna cementazione, cioè ottengono un ancoraggio diretto all'osso che permette la deambulazione, in carico parziale, dopo 3-4 giorni dall'intervento. Importante è la fisioterapia e la rieducazione ginnica, anche con cure termali.[4][1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Chirurgia dell'anca e del ginocchio. URL consultato il 25 marzo 2012.
  2. ^ a b (DE) Imhof H, Nöbauer-Huhmann I, Trattnig S., Coxarthrosis--an update in Der Radiologe, maggio 2009, PMID 19452186.
  3. ^ L'artrosi dell'anca. URL consultato il 25 marzo 2012.
  4. ^ (EN) Physiotherapy in Coxarthrosis. URL consultato il 25 marzo 2012.

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