Combustibile derivato dai rifiuti

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Ecoballe ammassate in attesa di essere avviate alla combustione.

Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR), traduzione dell'acronimo inglese RDF (Refuse Derived Fuel), è un combustibile solido ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani. Si presenta di solito in varie forme, addensate o meno. Può essere in forma di fluff (simile a coriandoli), in questo caso può essere lasciato sfuso oppure pressato in presse normalmente di forma parallelopipeda con peso da circa 500 a 1000 kg ciascuna e di norma filmate su tutti i lati con una pellicola di polietilene. Oppure può essere in forma addensata ed in questo caso si può presentare come pellets, bricchette o in forma granulare.

Indice

[modifica] Fasi produttive

[modifica] Eliminazione delle frazioni organiche o non combustibili

Nella normativa italiana il CDR trova la sua definizione all'Art, 183 comma 1 lett. r del D. L.vo 152/2006. Esso viene ottenuto tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, etc.)[1].

La parte non combustibile dei rifiuti e non recuperabile in altro modo viene raccolta e, dopo essere stata raggruppata in unità di dimensioni e peso standard, destinata alla discarica o al riciclaggio.

[modifica] Confezionamento delle ecoballe

I rifiuti adatti (in genere soprattutto plastiche che - come derivati del petrolio - hanno un discreto potere calorifico), così selezionati, prendono il nome di residuo secco combustibile. Successivamente alla selezione, vengono triturati e aggregati in grossi blocchi chiusi con vari strati di pellicola plastica (le ecoballe). La produzione deve avvenire in impianti idonei al contenimento delle emissioni di polveri e al deposito dei rifiuti nelle diverse fasi di trattamento.

Viene ammesso dalla legge, in fase di produzione dell'ecoballa, l'utilizzo, per non più del 50% in peso, di alcuni rifiuti riciclabili quali le plastiche non clorurate (PET, PE, ecc.), poliaccoppiati plastici (come gli imballaggi multimateriale plastica-alluminio o plastica-alluminio-carta), gomme sintetiche non clorurate, resine e fibre sintetiche non contenenti cloro. L'attenzione della normativa all'assenza di cloro è giustificata dal fatto che esso causa la produzione di diossine durante la combustione.

Il processo di ottenimento del CDR prevede varie fasi, distinte a seconda della qualità del combustibile da ottenere e del materiale di partenza.

Le principali operazioni sono:

  • Triturazione e riduzione dimensionale del materiale;
  • Deferrizzazione, attraverso separatori elettromagnetici;
  • Eventuale deumidificazione e stabilizzazione della frazione organica;
  • Asportazione di metalli non ferrosi;
  • Asportazione di materiali inerti (vetro, ceramiche, sassi, sabbia, inerti…);
  • Eventuale triturazione ulteriore per adattare la pezzatura in funzione della tecnologia di termoutilizzazione;
  • Eventuali essiccamento, addensamento o pellettizzazione, in base alla modalità di alimentazione degli impianti

[modifica] Classificazione qualitativa del CDR

Il CDR è classificabile in diversi gradi qualitativi, sulla base delle norme tecniche Uni 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni.

Il combustibile di qualità normale è detto semplicemente CDR ed è recuperato dai rifiuti urbani e dai rifiuti speciali non pericolosi.

È sottoposto a diversi trattamenti, finalizzati a:

  • garantire un potere calorifico sufficiente;
  • ridurre e controllare il rischio ambientale e sanitario;
  • ridurre la presenza di materiale metallico (specialmente metalli pesanti come mercurio, piombo ecc. contenuti ad esempio in pile e batterie), vetri, inerti, materiale putrescibile, e il contenuto di umidità;
  • rimuovere le sostanze pericolose ai fini della combustione, come alcuni tipi di polimeri clorurati, e i materiali potenzialmente esplodenti.

Il combustibile di qualità elevata classificato come CDR-Q, sulla base delle norme tecniche Uni 9903-1, consente di ottenere i certificati verdi per la produzione di energia elettrica.

[modifica] Smaltimento del CDR

Le ecoballe sono considerate rifiuti speciali e come tali possono essere liberamente smaltite in Regioni diverse da quella di provenienza.

Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici,[2] per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.

[modifica] Applicazioni

Il CDR si utilizza principalmente nei seguenti impianti, con finalità il recupero energetico (energia elettrica e/o termica):

cementifici. Il CDR consente alcuni benefici: gli elevati tempi di permanenza ad alte temperature permettono la distruzione totale delle sostanze organiche inquinanti; la miscela è basica, quindi neutralizza eventuali gas acidi liberati nella combustione; eventuali metalli pesanti vengono fissati nelle ceneri e nelle polveri; inceneritori. Rispetto a quelli per smaltimento di RSU, gli inceneritori che utilizzano CDR hanno rendimenti termici migliori (dovuti al minore contenuto di inquinanti, frazioni inerti e umidità) e caratteristiche costruttive più vantaggiose, in particolare dimensioni più contenute e sistemi di abbattimento semplificati; centrali termoelettriche; impianti per la produzione della calce; impianti siderurgici; impianti di gassificazione; centrali termiche per teleriscaldamento.

Gli impianti che utilizzano il CDR come combustibile, possono essere “dedicati” oppure impianti già esistenti che utilizzano anche combustibili tradizionali, in entrambi i casi gli impianti sono caratterizzati da tecnologie di combustione e di depurazione dei fumi in grado di rispettare i limiti normativi. .

[modifica] La Co-combustione del CDR

La co-combustione di CDR in impianti industriali esistenti risulta essere, allo stato attuale, una tecnica con interessanti prospettive di sviluppo. Il CDR può essere utilizzato in co-combustione in impianti alimentati con polverino di carbone o con altri combustibili solidi alternativi. Uno dei più interessanti utilizzi in co-combustione è ad oggi quello effettuato nella centrale elettrica ENEL di Fusina (VE) dove attraverso l'utilizzo di CDR in miscela al 5% si è ottenuto di evitare il consumo di carbone fossile. L'analisi del ciclo di vita del processo porta ad una valutazione indubbiamente positiva. Ad oggi l'unico CDR omologato per l'utilizzo in co-combustione come combustibile sostitutivo del carbone in grandi centrali elettriche risulta quello prodotto negli impianti di Ecoprogetto Venezia, società del gruppo Veritas.


[modifica] Controversie

Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto.[3]

[modifica] Note

  1. ^ La frazione organica può essere utilizzata per la produzione di biogas, riutilizzata come compost fertilizzante o come materia prima per determinati cicli produttivi industriali (come, ad esempio, il bioetanolo), o conferita in discarica.
  2. ^ Mario Tozzi, L'Italia a secco: la fine del petrolio e la nuova era dell'energia naturale, Rizzoli, 2006.
  3. ^ Italia condannata, Ecosportello, anno 8, n. 161, 20 gennaio 2009.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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