Battaglia di Dutch Harbor

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Battaglia di Dutch Harbor
La prima pagina dell'Anchorage Daily Times il giorno dopo l'attacco
La prima pagina dell'Anchorage Daily Times il giorno dopo l'attacco
Data 3 - 4 giugno 1942
Luogo Dutch Harbor, arcipelago delle Aleutine, Alaska
Esito Inconclusiva, vittoria tattica giapponese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
37º reggimento di fanteria

206º gruppo artiglieria costiera
30 aerei caccia

Fort Mears
2 portaerei

3 incrociatorei
5 cacciatorpediniere
40 aerei caccia
21 aerosiluranti
21 bombardieri in picchiata

4 aerei da ricognizione
Perdite
78 morti

3 prigionieri
14 aerei distrutti
Fort Mears danneggiato

Danni moderati al Dutch Harbor
10 morti

5 prigionieri

8 aerei distrutti
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La Battaglia di Dutch Harbor fu un attacco aeronavale giapponese alla base operativa americana presso Fort Mears a Dutch Harbor, un piccolo porto sull'isola di Unalaska, facente parte delle Isole Aleutine.
Tra i giorni 3 e 4 giugno del 1942, una forza giapponese sotto il comando di Kakuji Kakuta, attaccò ripetutamente la base di Fort Mears[1], nell'ambito di un'azione diversiva con lo scopo di distogliere l'attenzione delle forze statunitensi nella zona di Midway, e dagli attacchi anfibi di truppe giapponesi verso le Isole di Kiska e Attu.
L'attacco aereo non causò molti danni alle installazioni americane, ma fece crescere l'attenzione dei comandi americani del Pacifico nella zona delle Aleutine, che per più di un anno saranno al centro di azioni belliche tra i due contendenti.

Preparativi[modifica | modifica sorgente]

Locali in fiamme durante l'attacco

Il 3 giugno, una forza d'attacco giapponese, sotto il comando del contrammiraglio Kakuji Kakuta, composta dalle portaerei leggere Ryujo e Junyo, e altre navi di scorta, si avvicinò nella notte a meno di 180 miglia a sudovest di Dutch Harbor, per lanciare ripetuti attacchi aerei verso le basi americane di Unalaska e supportare l'offensiva giapponese nelle Aleutine.
In questo modo i giapponesi prevedevano di estendere il loro perimetro difensivo nel nord dell'Oceano Pacifico, e togliere agli americani delle basi utili per attaccare i possedimenti nipponici a nord.
Dutch Harbor era circondata da numerose batterie costiere del 206º gruppo di artiglieria costiera antiaerea dell'Arkansas National Guard[2], dislocate in Alaska nel mese di agosto del 1941.

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

Alle 2:58 del 3 giugno, l'ammiraglio Kakuta ordinò alle sue portaerei per lanciare il loro primo attacco composto da 12 caccia, 10 bombardieri e 12 bombardieri in picchiata, che decollarono dalle due portaerei, per arrivare sull'obbiettivo alle 4:07.
Il primo obbiettivo furono la stazione radio della città e i serbatoi di stoccaggio del carburante, che non subirono gravi danni.
Molti membri del 206º gruppo d'artiglieria si svegliarono per il rumore delle bombe, le notizie dei giorni precedenti non prevedevano un attacco giapponese a breve, quindi i serventi delle batterie non erano stati messi completamente in allerta.
I serventi delle batterie spararono con i loro cannoni da 3 pollici, da 37 millimetri e con le mitragliatrici calibro.50.
Il più grave incidente del primo giorno si registrò quando alcune bombe colpirono le baracche 864 e 866 di Fort Mears, uccidendo diciassette uomini del 37º reggimento di fanteria, e otto uomini della 151ª genieri[3].

Durante i combattimenti, quattro aerei giapponesi da ricognizione Type-95 lanciati dagli incrociatori Takao e Maya, ingaggiarono una lotta con dei caccia statunitensi, due dei quattro aerei nipponici furono abbattuti, e gli altri seriamente danneggiati, ma in grado di ritornare alla base.
I raid del primo giorno non causarono gravi danni, e non riuscirono nell'intendo di togliere forze americane dalle Isole Midway, in vista del prossimo massicci attacco giapponese.

Durante il raid del 4 giugno, uno Zero giapponese fu danneggiato dal fuoco di contraerea, per schiantarsi successivamente sull'isola di Akutan, a circa 20 miglia a nord-est di Dutch Harbor.
Il pilota rimase ucciso, ma l'aereo non rimase seriamente danneggiato. Questo caccia Zero (noto come il Akutan Zero) , fu recuperato e riparato dagli americani, i quali acquisirono notevoli informazioni tecniche che resero i caccia americani in grado di competere con i caccia nipponici.

Il secondo giorno, la portaerei giapponesi si portarono a meno di 100 miglia a sud di Dutch Harbor per lanciare un secondo attacco.
La guarnigione americana di Unalaska, si preparò per controbattere una possibile azione anfibia di invasione dell'isola, furono scavate numerose trincee, anche con l'aiuto della popolazione civile, e rinforzate le postazioni sulle spiagge.
Alle 4:00 del 4 giugno, una flotta aerea di 9 caccia, 11 bombardieri in picchiata, e 6 bombardieri leggeri, attaccò le strutture americane a Dutch Harbor, dove vennero distrutti alcuni aerei a terra, una caserma, alcuni serbatoi di stoccaggio del petrolio, hangar aerei e un paio di navi mercantili attraccate nel porto.
I giapponesi si concentrarono sulle postazioni antiaeree, e sulle navi nel porto, la Fillmore e la Gillis, inizialmente l'offensiva contro le navi fu fermata con un intenso fuoco delle batterie, ma successivamente i caccia nipponici riuscirono a distruggere la nave cargo Northwestern[4] che, a causa delle sue grandi dimensioni fu erroneamente presa per una nave da guerra.

Due bombardieri in picchiata e un caccia non riuscirono a tornare alle loro navi, colpiti dalla contraerea, e sulla via del ritorno, gli aerei giapponesi incontrato una pattuglia di sei aerei Curtiss P-40 dopo Otter Point. La battaglia aerea causò l'ulteriore perdita di un caccia e due bombardieri giapponesi, e da parte americana, la perdita di sei caccia.

guarnigione americana trincerata sulle spiagge
Personale americano esamina l'Akutan Zero

Esito[modifica | modifica sorgente]

Il giorno seguente, l'ammiraglio Kakuta ricevette l'ordine di interrompere gli attacchi, e la sua flotta fu dirottata verso il Pacifico centrale a sostegno della flotta sconfitta a Midway. Due giorni dopo, una piccola forza di invasione giapponesi sbarcò e occupò le isole di Attu e Kiska senza incontrare resistenza. Fondamentalmente l'attacco al porto di Unalaska non fu un successo giapponese né una sconfitta americana, ma fece capire ai due contendenti l'importanza del fronte nelle aleutine, che per più di un anno fu occupato dai giapponesi, che però a causa del clima mutevole e aspro delle isole non furono mai in grado, fino all'estate dopo, di compiere la benché minima azione significativa verso le basi nemiche.
D'altro canto gli americani per tutto l'inverno si guardarono bene da un attacco verso le isole occupate, che avvenne solo nel maggio del 1943, al costo di gravi perdite, rapportate all'importanza minore che in realtà le isole avevano nel teatro del Pacifico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Storia del Forte
  2. ^ WILLIWAW WAR: The Arkansas National Guard in the Aleutians in World War II by Donald Goldstein and Katherine V. Dillon, March 1992, University of Arkansas Press, See Also, NEVER GIVE UP! A HISTORY OF THE 206TH COAST ARTILLERY (ANTI-AIRCRAFT) REGIMENT OF THE ARKANSAS NATIONAL GUARD IN THE SECOND WORLD WAR by William E. Maxwell, Jr. March 1992
  3. ^ WILLIWAW WAR: The Arkansas National Guard in the Aleutians in World War II
  4. ^ WILLIWAW WAR: The Arkansas National Guard in the Aleutians in World War II

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cloe, John Haile (1990). The Aleutian Warriors: A History of the 11th Air Force and Fleet Air Wing 4. Missoula, Montana, U.S.A.: Pictorial Histories Publishing Co., Inc. and Anchorage Chapter – Air Force Association. ISBN 0-929521-35-8.
  • Dickrell, Jeff (2001). Center of the Storm: The Bombing of Dutch Harbor and the Experience of Patrol Wing Four in the Aleutians, Summer 1942. Missoula, Montana, U.S.A.: Pictorial Histories Publishing Co., Inc.. ISBN 1-57510-092-4.
  • Feinberg, Leonard (1992). Where the Williwaw Blows: The Aleutian Islands-World War II. Pilgrims' Process, Inc.. ISBN 0-9710609-8-3.
  • Garfield, Brian (1969). The Thousand-Mile War: World War II in Alaska and the Aleutians. Fairbanks, Alasaka, USA: University of Alaska Press. ISBN 0-912006-83-8.
  • Goldstein, Donald M.; Katherine V. Dillon (1992). The Williwaw War: The Arkansas National Guard in the Aleutians in World War. Fayettville, Arkansas, USA: University of Arkansas Press. ISBN 1-55728-242-0.
  • Lorelli, John A. (1984). The Battle of the Komandorski Islands. Annapolis, Maryland, USA: United States Naval Institute. ISBN 0-87021-093-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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