Baia di Guantanamo
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La Baia di Guantanamo è una insenatura di 116 km² situata nella provincia di Guantánamo, nella punta sud-est dell'isola di Cuba, a oltre 21 km a sud della città omonima.
Il territorio della baia venne affittato nel 1903 come punto di rifornimento per il carbone che alimentava le navi americane ed attualmente ospita una base navale degli Stati Uniti. La legittimità della presenza della base militare è contestata dal governo cubano che considera la baia come un'area occupata da forze straniere.
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[modifica] Cenni storici
La baia prende il nome dal popolo indigeno precolombiano dei Taìno. Cristoforo Colombo giunse nella baia nel 1494, sbarcando alla Punta del Pescatore.
Occupata dai britannici nel XVIII secolo, fu da questi rinominata Cumberland durante il conflitto con la Spagna a margine della guerra di successione austriaca. Nel 1790 un'intera guarnigione britannica vi fu decimata da febbri malariche poco prima di condurre un attacco a Santiago.
Durante la guerra ispano-americana Guantanamo divenne base per la flotta statunitense che vi si riparò nel 1898 a causa di una stagione dalle severe condizioni meteorologiche. Le truppe imbarcate furono inviate a terra per espugnare, insieme agli scout cubani le postazioni spagnole. Ottenuto il controllo dell'area, vi si costruì la base, che tuttora vi è ospitata ed il cui nome convenzionale militare è GTMO o "Gitmo".
Finita la guerra, gli Stati Uniti, che avevano conquistato tutta l'isola cubana sottraendola alla Spagna, siglarono con la neonata repubblica (a capo della quale era il primo presidente Tomás Estrada Palma, cittadino americano) il Cuban-American Treaty del 23 febbraio 1903, con il quale si stabiliva una concessione perpetua sulla baia, che sarebbe rimasta di demanio cubano, ma assegnata in gestione "uti dominus" agli stranieri. In realtà alla completezza e soprattutto alla perennità del diritto americano si giunse con un accordo di ratifica sottoscritto nel 1934.
[modifica] Detenzione di prigionieri nella base di Guantanamo
Dall'11 gennaio 2002, il governo degli Stati Uniti ha aperto un campo di prigionia all'interno della base[1][2]. Vi sarebbero detenute, secondo stime non ufficiali, oltre 250 persone (circa 550 sono state rilasciate nel 2002) che il governo americano riterrebbe collegate ad attività terroristiche. Solo per 10 di queste è stato formalizzato un capo d'imputazione con conseguente rinvio a giudizio.
Circa le modalità di funzionamento della parte carceraria della base, si sono levate polemiche circa le condizioni di reclusione e l'effettivo status giuridico-fattuale dei reclusi. Da parte di alcuni osservatori si sostiene infatti che i reclusi non sarebbero classificati dal governo USA come prigionieri di guerra, né come imputati di reati ordinari (il che potrebbe garantire loro processi e garanzie ordinarie), ma sarebbero invece ristretti come detainees (detenuti) senza dichiarato titolo.
Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha diffuso alcune fotografie dei detenuti nella base militare. L'ex segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha dichiarato che questi prigionieri sarebbero "combattenti irregolari" cui non si applica "alcuno dei diritti della Convenzione di Ginevra". Essi "non saranno considerati come prigionieri di guerra, perché non lo sono", ha precisato.
L'Alto Commissario per i Diritti dell'Uomo dell'ONU, Mary Robinson, ha protestato contro l'atteggiamento degli Stati Uniti. L'ex-presidente della Repubblica d'Irlanda ha insistito sugli "obblighi internazionali, che vanno rispettati". Rispondendo il 21 gennaio alle critiche mosse da altri paesi (alcuni dei quali alleati) contro il trattamento inflitto ai prigionieri, Rumsfeld ha infine affermato che esso sarebbe conforme "nelle parti essenziali" alla Convenzione di Ginevra.
Il 29 giugno 2006, in occasione dell'appello di un detenuto, Salim Ahmed Hamdan, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito la violazione della Convenzione di Ginevra e il Codice di Giustizia Militare statunitense dovuta:
- alle modalità di detenzione dei prigionieri all'interno della base di Guantanamo ed
- ai tribunali militari speciali istituiti per giudicarne i detenuti.
La legislazione approvata a dicembre 2005 (legge sul trattamento dei detenuti del 2005) ha revocato il diritto dei detenuti di Guantánamo di presentare istanze di habeas corpus presso corti federali statunitensi contro la loro detenzione o trattamento, permettendo soltanto limitati appelli contro le decisioni dei Tribunali di revisione dello status di "combattente" e delle commissioni militari. È così stato messo in discussione il futuro di circa 200 casi in corso in cui i detenuti avevano presentato ricorso contro la loro detenzione in seguito a una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2004 che aveva decretato il loro diritto a presentare tali ricorsi.
Amnesty International, nel Rapporto 2006 riporta che:
- I Tribunali di revisione dello status di combattente (CSRT) istituiti dal governo nel 2004, hanno reso noto, nel marzo 2004, che il 93% dei 554 detenuti esaminati erano da considerarsi a tutti gli effetti “combattenti nemici”. I detenuti non avevano un rappresentante legale e molti di loro hanno rinunciato a partecipare alle udienze dei CSRT, che potevano avvalersi di prove segrete e di testimonianze estorte sotto tortura.
- nell'agosto 2005, un imprecisato numero di reclusi ha ripreso lo sciopero della fame già iniziato a giugno per protestare contro la perdurante mancanza di accesso a una corte indipendente e contro le dure condizioni di detenzione, che sarebbero state caratterizzate anche da violenze e pestaggi. Più di 200 detenuti (cifra contestata dal Dipartimento della Difesa) avrebbero partecipato almeno a una fase della protesta. Diversi detenuti hanno denunciato di essere stati vittime di aggressioni fisiche e verbali e venivano alimentati a forza: alcuni hanno riportato lesioni causate dall'inserimento brutale di cannule e tubi nel naso. Il governo ha negato qualsiasi maltrattamento. A fine anno lo sciopero della fame era ancora in corso.
- a novembre 2005 tre esperti in diritti umani delle Nazioni Unite hanno declinato l'offerta di visitare la base di Guantánamo presentata dal governo degli Stati Uniti, poiché quest’ultimo aveva posto restrizioni contrastanti con quanto normalmente stabilito dagli standard internazionali sulle ispezioni di questo tipo.
Per quanto desti scandalo la prigione, alcuni detenuti sembrano preferirla a quelle dei propri paesi. Due ex-detenuti tunisini hanno chiesto aiuto a Human Rights Watch per le torture ricevute in patria. Un prigioniero algerino ha fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti invocando il suo diritto a non essere scarcerato, temendo torture nel suo paese d'origine.[3]
Nel dicembre 2008 inizia a essere affrontato il problema della chiusura della base, dopo che il neoeletto presidente Barack Obama ha manifestato tale intenzione.[4] Il 21 gennaio 2009 il Presidente statunitense ha firmato l'ordine di chiusura del carcere, che sarà smantellato entro l'anno.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Prigionieri talebani, ponte aereo verso la Corte marziale Usa
- ^ Taliban in catene nella base Usa
- ^ Corriere della sera. URL consultato il 29/10/2007.
- ^ [1]
[modifica] Bibliografia
- Maddalena Oliva, Fuori Fuoco. L'arte della guerra e il suo racconto, Bologna, Odoya 2008. ISBN 978-88-628-8003-9.
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Baia di Guantanamo
[modifica] Collegamenti esterni
- Hamdan v. Rumsfeld. Se il diritto si svuota dei suoi contenuti, di Matteo Tondini, in Forum di Quaderni Costituzionali, luglio 2005. Commento della Sentenza della Corte d'Appello USA sul caso Hamdan (Il giudizio in parola precede quello della Corte Suprema del giugno 2006).
- Materiali dell'Associazione italiana dei costituzionalisti - Guantánamo: un buco nero nella “terra della libertà”
- Modello Guantanamo, sullo status dei prigionieri
- (IT) Rapporto da Le Monde diplomatique sulla condizione dei prigionieri di Guantanamo (19/02/2004)
- Diritti umani nell' America del XXI secolo - di Roberto Oliveri del Castillo, magistrato
- Sullo status e la storia dell'affitto di Guantanamo Bay
- Immagini dal campo di Guantanamo
- Inchiesta su Camp X-Ray a Guantanamo su Vera Informazione
- Spot "Chiudere Guantanamo ora!" di Amnesty International e Fandango
- Petizione online di Amnesty International per chiudere Guantanamo
- Un tedesco a Guantanamo, Articolo su Murat Kurnaz in Il Sole 24 Ore, 29 luglio 2007
- LA GUERRA ALL'INFORMAZIONE, Articolo sul carcere di Guantanamo Bay su Finanza In Chiaro, 20 giugno 2008

