Archeologia ambientale

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L'archeologia ambientale è una disciplina archeologica che viene definita in due modi diversi, secondo l'approccio e l'indirizzo scientifico che si predilige.

Definizione di tradizione storico-culturale[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un indirizzo che risale fino alla scuola storico-culturale europea ottocentesca e anche alla archeologia intesa originariamente come storia dell'arte, l'archeologia ambientale ha per oggetto di studio gli "ecofatti", ovvero i dati bioarcheologici (resti e microresti vegetali e animali) e geoarcheologici (sedimenti, suoli, evidenze geomorfologiche) che integrano come elementi ausiliari la ricerca archeologica, condotta sullo studio dei manufatti, ovvero oggetti e monumenti intenzionalmente realizzati in produzioni artistiche, artigianali e architettoniche.
Questa concezione dell'archeologia ambientale caratterizza anche, in Italia, la archeologia dei paesaggi, una disciplina strutturatasi in Italia negli anni 1990, a partire dalle ricerche archeologiche classico-medievali dell'Università di Siena, su progetti di cartografia archeologica in ambito toscano e laziale (Provincia di Siena, Etruria meridionale), cresciuta in una tradizione di studi diversa quella della Landscape archaeology e della Local history britannica, ma molto ancorata all'archeologia del territorio italiana degli anni 1970.

Definizione derivata dall'Historical Ecology[modifica | modifica wikitesto]

Secondo invece un approccio derivato peculiarmente dalla Historical ecology anglosassone e dall'archeologia antropologica di matrice statunitense, condiviso in Italia da storici e naturalisti che si interessano alle scienze archeologiche, l'archeologia ambientale si configura come metodo interdisciplinare della ricerca storica e preistorica, fondato sullo studio delle testimonianze materiali (archeologia) indizianti la storia dei rapporti tra società umane e contesto ambientale.
In questo senso si può tradurne la definizione come archeologia che studia la storia delle risorse ambientali e delle pratiche di produzione e attivazione e uso delle stesse, utilizzando fonti storiche e materiali equipollenti.
Tale approccio pertanto rifiuta di porre pregiudiziali degradazioniste e generalizzanti sul rapporto "Uomo/Natura" come ipotesi di lavoro, ma vuole indagare i processi storici materialmente documentati alla scala locale, topografica, la medesima scala delle fonti utilizzate (derivate da scavo archeologico, ricognizione di superficie, filtraggio foto- cartografico o campionature di vario genere). In tal modo l'archeologia ambientale risulta particolarmente efficace come strumento di ricerca per la storia rurale delle società e dei patrimoni culturali locali, prediligendo un metodo regressivo di indagine - peraltro peculiare di tutta l'archeologia - che dall'oggi si spinga il più possibile indietro nel tempo, indipendentemente dalle scansioni cronologiche formulate dalla storia dei grandi eventi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cevasco, Roberta (2007), Memoria verde. Nuovi spazi per la geografia, Reggio Emilia (ISBN 978-88-8103-487-1)
  • Maggi, R., Montanari, C., Moreno, D. (a c. di), (2002), Atti del Seminario Internazionale L'approccio storico-ambientale al patrimonio rurale delle aree protette. Materiali di studio dal “2° Workshop on Environmental History and Archaeology” (Torriglia e Montebruno GE, 21-22 maggio 2002), in “Archeologia Postmedievale”, 6 (2002), pp. 11–214.
  • Montanari, C., (2002), Editoriale, in “Archeologia Postmedievale”, 6 (2002), pp. 7–8.
  • Moreno, D., (1997), Storia, archeologia e ambiente. Contributo alla definizione ed agli scopi dell'archeologia postmedievale in Italia, in “Archeologia Postmedievale”, 1 (1997), pp. 89–94.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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