al-Mu'tazz

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Abū ʿAbd Allāh al-Muʿtazz bi-llāh (in arabo: ﺍﻟﻤﻌﺘﺰ ﺑالله; Samarra, 847Samarra, 16 luglio 869) è stato un califfo abbaside che regnò tra il 25 gennaio 866 e il 16 luglio 869, durante la cosiddetta "Anarchia di Samarra".

al-Muʿtazz invia doni ad ʿAbd Allāh ibn ʿAbd Allāh (dal manoscritto persiano del Tārīkh-i Alfī, c. 1592-94).

Collocato sul trono dalla soldatesca turca, si dimostrò un burattino nelle loro mani. Diventando Comandante dei Credenti a 19 anni, fu il più giovane califfo della peraltro ancora breve storia abbaside[1] e dovette destreggiarsi tra le fazioni di Corte, che si contendevano sfacciatamente il potere.
A Samarra, i Turchi incontravano serie difficoltà con i Maghāriba (musulmani arabi e berberi del Maghreb); mentre l'elemento arabo e persiano spadroneggiava a Baghdad, che aveva inizialmente sostenuto come califfo suo cugino al-Mustaʿīn e che guardava ormai entrambi con uguale avversione. Al-Muʿtazz fu così circondato da persone che erano pronte a complottare ai suoi danni o a tradirlo alla prima occasione utile.

Dapprima egli fece giustiziare lo sventurato suo predecessore al-Mustaʿīn. Poi suo fratello stesso, Ibrāhīm al-Mu'ayyad, che era erede designato al trono, fu posto crudelmente a morte. Anche un altro fratello, Abū Aḥmad, che aveva valorosamente guidato le truppe nell'ultimo scontro, in aiuto dell'ingrato fratello, fu incarcerato. I Turchi provarono a farlo rilasciare ma al-Muʿtazz, ancor più allarmato, si decise a farlo morire. Fu così soffocato in una veste di lana (o, secondo altri, fu assiderato in un giaciglio di ghiaccio e il cadavere fu esposto alla Corte califfale per dimostrare che non aveva segni di violenza sul corpo e che era quindi deceduto di morte naturale.

Le entrate del califfato furono sperperate da una Corte assolutamente incapace e assai poco fu lasciato nel Tesoro per pagare le truppe. Le truppe preposte alla sicurezza della città accerchiarono il Palazzo califfale, reclamando il loro soldo. Il governatore scrisse ad al-Mu'tazz per un anticipo, ma il califfo, istigato dai Turchi, negò quanto loro dovuto. Così scoppiò una grave rivolta e una folla accuratamente istigata impedì che il nome di al-Muʿtazz fosse ricordato, come d'uso, nella khutba della salat del mezzogiorno di venerdì nelle moschee, e così non si ebbero preghiere quel giorno. Prima di piegare la rivolta, il governatore fu costretto a incendiare due ponti e a dar fuoco all'adiacente bazar, al fine di tenere lontani i ribelli. Ma l'anno dopo tutte le forze armate califfali - Turchi, Maghāriba e Persiani del Ferghana (Farāghina) - misero a ferro e fuoco il Palazzo califfale per ottenere la loro paga.

Il califfo riusciva nondimeno a sbarazzarsi nel 968 di suo suocero, Bughā al-Saghīr (o al-Sharābī),[2] da lui sempre odiato per esser stato tra gli assassini del padre al-Mutawakkil, contando sul forte malcontento dei “Turchi” che lo accusavano d'incapacità a trovare i fondi che essi esigevano, ma nulla poté quando Ṣāliḥ b. al-Waṣīf (giugno 869) pretese il licenziamento del vizir (e complice del califfo nelle sue malefatte), Aḥmad b. Isrāʾīl, considerato il maggior responsabile del deplorevole stato finanziario del califfato e incarcerato dopo violenti maltrattamenti, "cui il figlio di Waṣīf partecipò di persona fracassandogli i denti con un pugno".[3]

Ṣāliḥ e un altro ribelle, Mūsā, progettarono di uccidere al-Muʿtazz e portarono avanti il loro disegno con grande brutalità. Lo attirarono per un incontro e lo colpirono a randellate e a calci; poi lo trascinarono all'aperto con le vesti lacerate e lo abbandonarono sotto il torrido sole, senza acqua né viveri. Dopo tre giorni il califfo morì, all'età di 24 anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  • Il presente testo è un adattamento dell'opera di William Muir, The Caliphate: Its Rise, Decline, and Fall (Pubblico Dominio).
  1. ^ Philip K. Hitti, History of the Arabs.
  2. ^ Per il fatto di essere stato "coppiere" del padre al-Mutawakkil.
  3. ^ C. Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo)..., p. 226.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lemma «al-Muʿtazz bi'llāh», su: The Encyclopaedia of Islam (C.E. Bosworth).
  • E. Herzfeld, Die Ausgrabungen von Samarra, cap. VI, Geschichte der Stadt Samarra, Amburgo, 1948, pp. 233–248.
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). Vol. 1. Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003.
Predecessore Califfo Successore
al-Mustaʿīn (862-866) 866-869 al-Muhtadī (869-870)