Vittorio Lugli

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« Vorremmo non meravigliarci troppo delle novità e differenze, compiacerci piuttosto ogni volta che riusciremo a capire. Ci sembra che meriteremmo così di essere nella vita, finché sarà in noi questo desiderio di comprenderla, questa volontà di rispettarla sempre. »

Vittorio Lugli

Vittorio Lugli (Novi di Modena, 30 settembre 1885Rapallo, 17 gennaio 1968) è stato uno scrittore, giornalista e critico letterario italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Aveva appena cinque anni, quando si trasferì con la famiglia a Carpi. In questa città frequentò le scuole ginnasiali, completando poi a Modena gli studi liceali. All'università di Bologna fu allievo di Giovanni Pascoli, al quale fu sempre legato da sentimenti di affetto e di gratitudine, oltre che da grandissima ammirazione.[1] Il grande poeta fu relatore alla sua tesi di laurea, discussa nel 1908 e pubblicata l'anno successivo, nonché premiata dall'università di Bologna.[2]

Appena laureato,insegnò come supplente al ginnasio di Cento e, negli anni successivi dal 1911 al 1916, in numerose scuole secondarie da Viterbo a Montepulciano e poi, come titolare, da Imola a L'Aquila, da Monteleone di Calabria a Palermo. Allo scoppio della prima guerra mondiale, operò come ufficiale di artiglieria nell'Alto Cadore e in Macedonia, dove conobbe tra gli altri Alberto Savinio.

Finita la guerra, oltre a riprendere l'attività di docente di scuola secondaria a Forlì, collaborò attivamente a quotidiani e riviste letterarie come «La Cultura», allora diretta da Cesare De Lollis. Di quest'ultimo studioso condivise i metodi di ricerca, comuni anche ad altri collaboratori di spicco come Bruno Migliorini e Pietro Paolo Trompeo, col quale instaurò rapporti amicali. La grande predilezione del Lugli per la letteratura francese trovò spazio in quella rivista, dove nel 1924 apparve il suo saggio Rileggendo Racine, seguito due anni dopo dalla sua prima opera in volume Racine (1926)

In questi anni intensificò i suoi studi dedicati in netta prevalenza ad autori francesi, anche curando le rispettive "voci" della Enciclopedia Italiana. Nel 1927 ottenne la libera docenza in lingua e letteratura francese presso l'università di Bologna. In seguito a concorso per l'insegnamento delle suddette discipline, dal 1935 ricoprì tale cattedra nell'Università Statale di Milano. Durante i cinque anni di soggiorno milanese, collaborò tra l'altro all'Almanacco letterario Bompiani, al Dizionario letterario delle opere e dei personaggi e al Dizionario letterario degli autori del medesimo editore, con relativa direzione editoriale della sezione «Francese». Dal 1940-41 passò all'università di Bologna, dove fu poi anche docente emerito nel 1955.

Come giornalista collaborò in particolare al quotidiano bolognese «Il Resto del Carlino» e al settimanale «Il Mondo», «inserendosi a pieno titolo nella schiera dei grandi "elzeviristi"»[3]. Cavaliere della Legion d'onore, fu socio dell'Accademia nazionale dei Lincei.

«Critico sottile e meditativo, il Lugli è difficilmente classificabile nell'ambito della società letteraria contemporanea, a cominciare da quella universitaria dove è stato autorevole maestro»[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Roberto Cincotta, Dizionario biografico degli Italiani, volume 66, 2006.
  2. ^ Vittorio Lugli, I trattatisti della famiglia nel Quattrocento, Bologna-Modena, Formìggini, 1909. Dopo questa prima pubblicazione, il Lugli avrebbe aspettato ben diciassette anni, prima di dare alle stampe un nuovo saggio, dedicato a Racine (1926), presso il medesimo editore Formìggini.
  3. ^ Roberto Cincotta, Dizionario biografico degli Italiani, cit.
  4. ^ Carlo Cordié, Vittorio Lugli, in Letteratura italiana - I Critici, volume quarto, Milano, Marzorati, 1970, p. 2923.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • I trattatisti della famiglia nel Quattrocento, Bologna-Modena, Formìggini, 1909.
  • Racine, Roma, Formìggini, 1926.
  • Il posto nel tempo. Pagine dei quarant'anni, Torino, Fratelli Buratti, 1930.
  • Due Francesi: Flaubert-Chénier, Firenze, Le Monnier, 1933.
  • Une amitié illustre: Montaigne et la La Boétie, Firenze, La Nuova Italia, 1935.
  • Montaigne, Lanciano, Carabba, 1935.
  • La Bruyère, Genova, Degli Orfini, 1935.
  • Jules Renard, 1891, Milano, Industrie grafiche di Pietro Vera, 1938.
  • Il prodigio di La Fontaine, Milano, Principato, 1939.
  • Due moralisti, Milano, Leonardo, 1942.
  • Il posto nel tempo. Ripresa e congedo, Milano, Bompiani, 1947.
  • Julies Renard ed altri amici, Messina, D'Anna, 1948.
  • Dante e Balzac con altri italiani e francesi, Napoli, E. S. I., 1952.
  • Tre mezzi secoli, Venezia, Neri Pozza, 1955.
  • Interpretazione di «Phedre», Bologna, Cappelli, 1958.
  • Bovary italiane ed altri saggi, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1959.
  • Pagine ritrovate. Memorie, fantasie e letture, Torino, Einaudi, 1964.

Alle opere sopra elencate sono da aggiungere le traduzioni e le edizioni di opere della letteratura francese, in particolare di A. De Musset, J. Racine, J. La Fontaine,, H. De Balzac, con relative introduzioni e note di Vittorio Lugli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Marzot, Vittorio Lugli o «La volupté sage», in «La Nuova Italia», febbraio-marzo 1939.
  • Giannino Zanelli, Vittorio Lugli compie settant'anni., in «Il Resto del Carlino, 3 settembre 1955.»
  • Pietro Paolo Trompeo, L'azzurro di Chartres e altri capricci, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1958, pp. 333-338.
  • Carlo Cordié, Gli studi di Vittorio Lugli sulla letteratura francese del «Gran secolo», in «L'Italia che scrive», 1959, pp. 244-245.
  • Renato Bertacchini, Autori nostri: il francesista Vittorio Lugli, in «Gazzetta dell'Emilia», 24 aprile 1960.
  • Nino Palumbo, Vittorio Lugli rapallese di adozione, in «Rapallo», novembre-dicembre 1960.
  • Claudio Marabini, L'addio alla scuola di Vittorio Lugli: Cinquant'anni di magistero, in «Il Resto del Carlino», 21 dicembre 1960.
  • Luciano Anceschi, Lugli, o dell'umanesimo moderno, in Studi in onore di Vittorio Lugli e Diego Valeri, volume primo, Venezia, Neri Pozza, 1961, pp.13-18.
  • Arnaldo Bocelli, La lezione di Lugli, in «Il Mondo», 22 dicembre 1964.
  • Italo Vanni, Il libro di Vittorio Lugli, in «Letteratura», marzo-giugno 1965, pp. 70-80.
  • Gaetano Crespi Legorino, Gli ottant'anni di Vittorio Lugli, in «Carlino sera», 30 settembre 1965.
  • Carlo Cordié, Gli ottant'anni di Vittorio Lugli. Testimonio del tempo, in «Il Mondo», 5 ottobre 1965.
  • Carlo Bo, Vittorio Lugli, un saggista del Novecento. Viaggio a bordo di una cattedra, in «L'europeo», 24 ottobre 1965.
  • Eurialo De Michelis, Ritratto di Vittorio Lugli, Roma, Istituto grafico tiberino, 1966.
  • Carlo Cordié, Vittorio Lugli, in Letteratura italiana - I Critici, volume quarto, Milano, Marzorati, 1970, pp. 2924-2936 e pp. 2941-2944.
  • Pietro Paolo Trompeo, Per Lugli scrittore, in Letteratura italiana - I Critici, cit, pp. 2936-2939.
  • Antonio Carrannante, Rileggendo Vittorio Lugli, in «Otto/Novecento», 1995,1, pp. 77-96.
  • Roberto Cincotta, Lugli, Vittorio, voce del Dizionario biografico degli Italiani, volume 66, 2006.

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