Vincenza Gerosa

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Santa Vincenza Gerosa
lapide sulla casa natale a Lovere
lapide sulla casa natale a Lovere

Vergine, cofondatrice dell'Istituto delle suore della carità

Nascita 29 ottobre 1784
Morte 20 giugno 1847
Venerata da Chiesa cattolica
Canonizzazione 18 maggio 1950
Ricorrenza 28 giugno
Attributi Giglio

Vincenza (al secolo Caterina) Gerosa (Lovere, 29 ottobre 1784Lovere, 20 giugno 1847) è stata una religiosa italiana, cofondatrice (insieme a Bartolomea Capitanio) dell'Istituto delle suore della carità, dette di Maria Bambina. È stata proclamata santa da papa Pio XII nel 1950.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Caterina[1]Gerosa nasce a Lovere nel 1784 in una famiglia facoltosa, nella quale con i genitori Gianantonio e Giacomina Macario vivono anche gli zii paterni, associati nel commercio delle pelli. Prima di quattro sorelle, viene presto coinvolta negli affari, dove rivela diligenza e spiccate capacità.

Cresciuta in un contesto profondamente cristiano, coltiva con entusiasmo la sua vita di fede, rivelando una grande passione per il Crocifisso da cui attinge forza e serenità per affrontare le contraddizioni e le prove familiari. Ben presto infatti perde il padre e in seguito la madre viene allontanata da casa dagli zii, forse per incompatibilità di carattere.

La perdita dei genitori[modifica | modifica wikitesto]

Sembra un controsenso, perché i Gerosa sono stimati in paese per le loro generose elargizioni a favore dei poveri, che si sono moltiplicati a causa delle guerre e delle carestie.

Con il progresso degli anni Caterina vede la sua famiglia assottigliarsi sempre più finché rimane sola con una zia. Divenuta erede di un vistoso patrimonio, spalanca la sua casa alle ragazze bisognose di assistenza, alle mamme che non sanno come sfamare i figli, agli indigenti che dalla sciura Caterina sono certi di trovare un posto a tavola. Ma più spesso ancora è lei a indovinare le povertà e a entrare discreta nelle case provvedendo il necessario e componendo dissapori. Non per nulla è chiamata "la mamma e la paciera del paese".

L'incontro[modifica | modifica wikitesto]

È ormai sulla quarantina quando nella sua vita irrompe la giovane Bartolomea Capitanio, appena uscita dall'educandato delle Clarisse, fresca di studi e con audaci programmi di carità cristiana. Frequenta l'oratorio che Caterina ha avviato nella sua casa e con lei si occupa dei malati dell'ospedale, aperto in un edificio donato dagli stessi Gerosa.

La fondazione dell'istituto[modifica | modifica wikitesto]

In Caterina, pur così diversa per età e per indole, Bartolomea vede infine la compagna ideale per realizzare il progetto di un istituto tutto fondato sulla carità, che soccorra i tanti bisogni del tempo e di ogni tempo. La proposta sembra troppo ardita a Caterina che ama le espressioni feriali, spicciole della carità e rifugge dal pensare cose in grande. Ma poi il consiglio dei sacerdoti di Lovere la porta ad accettare la proposta, che lei accoglie umilmente come misterioso disegno di Dio nella sua vita.

Il Conventino[modifica | modifica wikitesto]

Alle prime luci del 21 novembre 1832 si ritrovano così tutte e due nella parrocchiale di San Giorgio con il parroco don Rusticiano Barboglio e don Angelo Bosio per l'Eucaristia celebrata per loro e poi al "Conventino" per l'atto di consacrazione a Dio nel servizio dei prossimi. Vivono insieme solo otto mesi perché Bartolomea si ammala e muore il 26 luglio 1833 e a Caterina, che prende il nome di suor Vincenza, rimane il compito di compiere l'opera appena avviata, valendosi del consiglio e del sostegno di don Angelo Bosio.

Al "Conventino" arrivano presto altre giovani desiderose di porsi sulle orme di Bartolomea e insieme arrivano insistenti richieste della loro presenza anche da fuori Lovere.

L'assistenza ai bisognosi[modifica | modifica wikitesto]

Infierisce infatti in varie zone il colera che lascia orfani tanti bambini e negli ospedali male organizzati languiscono vecchi e malati. I tanti bisogni premono e le suore accorrono nell'istituto Santa Chiara a Bergamo, nell'orfanotrofio di Treviglio e in altri paesi e città della Lombardia, ma anche nel Trentino e nel Veneto, dove la carità le chiama.

Alla sua morte suor Vincenza lascia una famiglia ben consolidata con 156 suore distribuite in 25 comunità. Le lascia con questa consegna: «Amatevi scambievolmente e avrete la benedizione di Dio».

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio XII la proclama santa con Bartolomea Capitanio il 18 maggio 1950.

Memoria liturgica il 28 giugno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ la lapide sulla sua casa natale recita: «A Dio Serafina al mondo eroicamente umiltà e carità»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Lubich, P. Lazzarin, Vincenza Gerosa, la ”sciura” della carità, Città Nuova, 1982

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