Via Foria

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Coordinate: 40°51′31.7″N 14°15′40.37″E / 40.858805°N 14.261214°E40.858805; 14.261214

Prospettiva verso piazza Carlo III

Via Forìa è una storica via di Napoli che delimita a nord il nucleo antico della città di Napoli e parte da piazza Cavour sino a Piazza Carlo III.

Famosa per la numerosa presenza di caratteristiche botteghe di antiquariato, la strada è lunga un chilometro esatto, attraversando i quartieri Stella, San Carlo all'Arena e San Lorenzo.

Foria deriva dalla corruzione di Forino (con cui si chiamava la strada dal XVIII secolo, mentre in precedenza la si indicava come strada di San Carlo all'Arena), cioè il principe di Forino che costruì l'omonimo palazzo, il primo di un nucleo di costruzioni nella zona.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La strada di Forino era niente altro che un grande lavinaio (un collettore di acque) che correva nei pressi della cortina settentrionale delle mura cittadine che fino all'epoca aragonese partendo da Caponapoli lambivano piazza Cavour e degradavano verso il Castel Capuano lungo il carbonarius, l'odierna via Carbonara.

Questo fossato accoglieva tutte le acque torrentizie (la cosiddetta lava) provenienti dalle colline sovrastanti come la Stella, il Moiariello, l'Infrascata, la Veterinaria e dai valloni della Sanità e dei Vergini. In particolare la lava dei Vergini era la più temuta e anche la più micidiale per via delle tante vittime che fece. Il fenomeno della lava terminò nel 1871 con la regolarizzazione delle acque piovane tramite collettore (anche se si ebbero molti anni più avanti alcuni straripamenti dovuti a cattiva manutenzione).

Nel XVI secolo Don Pedro di Toledo amplia le mura a nord; ne consegue da queste parti lo spostamento di porta San Gennaro e la costruzione della porta di Costantinopoli.

Nel XVII secolo lungo la strada si costruiscono alcuni edifici come la chiesa di San Carlo all'Arena e il palazzo Caracciolo di Forino.

Particolare di un palazzo

Il boom edilizio avviene nel XVIII secolo, grazie anche alla lastricazione avvenuta precisamente tra il 1767 e il 1768: il palazzo Forino aveva degli splendidi giardini, parte dei quali furono espropriati a cittadini che cominciarono la costruzione dei loro edifici privati. Palazzo Forino, pur avendo perso parte dei suoi splendidi giardini, ebbe in compenso una ristrutturazione barocca che è quella visibile tuttora.

Di questo periodo sono la maggior parte dei palazzi che si ergono in via Foria e anche molte chiese come il rifacimento di quella di Sant'Antonio Abate.

Tra il 1810 e il 1812 Gioacchino Murat provvede a sistemare ulteriormente la via nonché il riempimento dei restanti fossati: i lavori di rettificazione vengono affidati a Stefano Gasse e a Gaetano Schioppa. Dal 1811 al 1814 si lavora per costruirne un prolungamento fino a Poggioreale (la strada nuova del campo) con progetto di Giuliano De Fazio sotto la supervisione di Luigi Malesci.

Restaurata la monarchia borbonica, si costruisce tra il 1846 e il 1849 un mercato di commestibili all'angolo con via Duomo su progetto di Francesco De Cesare, sul luogo della cosiddetta villa dei pezzenti, una passeggiata costruita nei primi del secolo, ma andata in rovina (da qui il nomignolo). Per circa cinquant'anni adibito alla vendita di alimentari, nel XX secolo fu sede di mercato di fiori fino al 1958, quando sarà abbattuto per fare posto ad un enorme edificio-torre, realizzato dall'imprenditore edile Mario Ottieri, che rovina la lineare altezza dei preesistenti edifici.[2][3]

Si procede sempre su progetto del De Cesare, coadiuvato da Giuseppe Settembre, ad aprire la strada della Pietatella (oggi via Domenico Cirillo), collegamento con via Carbonara, a partire dal 1845 fino al 1856.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fila di palazzi sul lato sinistro

La strada comincia da piazza Cavour all'altezza di porta San Gennaro. Poco dopo c'è un importantissimo incrocio: nello stesso punto infatti terminano via Duomo, via delle Crocelle a Porta San Gennaro e via Miracoli. Mettendo da parte la prima strada per l'indiscutibile fama, le altre due vie conducono rispettivamente al borgo dei Vergini (e quindi al rione Sanità e al cimitero delle Fontanelle) e alla zona dei Miracoli, attigua al borgo dei Vergini.

All'altezza di via Duomo e a fianco di via Miracoli sorge il palazzo dello Schiantarelli, detto così perché costruito dall'architetto Pompeo Schiantarelli nel XVIII secolo e caratterizzato dalla presenza sulla facciata di vari busti in stucco.

Proseguendo verso piazza Carlo III all'altezza di via Domenico Cirillo, strada che tramite il suo prosieguo via Carbonara porta al Castel Capuano e a piazza Garibaldi, s'incontra alla sinistra la chiesa di San Carlo all'Arena e il palazzo dell'Istituto Giambattista Della Porta, un tempo monastero di San Carlo, restaurato nel 1837 da Francesco De Cesare. Dirimpetto, il palazzo neoclassico sempre opera del De Cesare.

Poco dopo, sulla destra, si erge la Caserma Garibaldi (XIX secolo), ottenuta inglobando importanti strutture antiche come i due torrioni e parte della cinta muraria aragonese, che scorreva parallela a via Cesare Rosaroll, la quale via s'incrocia con via Foria appena dopo la caserma.

Dopo la caserma, sempre sulla destra, il palazzo Ruffo di Castelcicala, costruito tra il XVII e il XVIII secolo, divenuto in seguito proprietà dei De Gregorio di Sant'Elia e ambientazione dei due film di Luciano De Crescenzo Così parlò Bellavista e Il mistero di Bellavista.

Più avanti, sulla sinistra, il palazzo dei Franchis con la chiesa di Santa Maria Addolorata dei Franchis, un tempo cappella nobiliare del palazzo e l'incrocio con via Michele Tenore, strada che lambisce l'Orto Botanico e s'inerpica sulla collina della Veterinaria e che conduce alla magnifica chiesa di Santa Maria degli Angeli alle Croci, del XVI secolo. Salendo più sopra è possibile raggiungere l'antichissima chiesa di Sant'Eframo Vecchio (forse del V secolo per via di una sottostante catacomba scoperta nel 1931) nella cui zona esisteva il cosiddetto cimitero delle cetrangolelle (in lingua napoletana i cedri, che una volta si trovavano in questa zona), luogo sconsacrato atto a ricevere le spoglie di prostitute, atei o gli scomunicati impenitenti.

Sulla destra sorge il palazzo dell'Hotel Real Orto Botanico e all'altezza del precedente incrocio si apre, sempre sulla destra, l'ex vico primo Santa Maria Avvocata, recentemente rinominata via Peppino De Filippo, tramite la quale è possibile raggiungere il teatro San Ferdinando, la casa di Eduardo De Filippo al quale è dedicata la piazza antistante il teatro.

Dopo via Michele Tenore sorge sulla sinistra il Real Orto Botanico, del XIX secolo, voluto da Ferdinando IV, ma costruito sotto Giuseppe Bonaparte.

Di fronte all'Orto Botanico sorge palazzo Lariano Sanfelice, opera del grande architetto Ferdinando Sanfelice.

Superato l'Orto Botanico a destra della strada sorge la maestosa chiesa di Sant'Antonio Abate di fondazione angioina. La chiesa, in origine, era inserita in un complesso abbaziale comprensivo di un convento di cui, buona parte, si affacciava sull'attuale via Foria. La chiesa, oggi, affaccia su di un larghetto dedicato al santo al quale è dedicato anche il famoso e attiguo Borgo Sant'Antonio Abate.

Dopo la chiesa di Sant'Antonio Abate, via Foria termina in Piazza Carlo III, dominata dal Real Albergo dei Poveri costruito da Ferdinando Fuga.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gino Doria, Le strade di Napoli. Saggio di Toponomastica storica, Ricciardi, Napoli 1943
  2. ^ a b Alfredo Buccaro, Gennaro Matacena, Francesca Capano, Architettura e urbanistica dell'età borbonica: le opere dello stato, i luoghi dell'industria, Electa Napoli, 2004
  3. ^ Maria Luisa Margiotta, Pasquale Belfiore, Ornella Zerlenga, Giardini storici napoletani, Electa Napoli, 2000

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Napoli nobilissima, vol. IX, fasc. VII, Berisio Editore;
  • Rocco Civitelli, Via Foria. Un itinerario napoletano, Dante & Descartes, 2006;
  • Cesare De Seta, Napoli tra Barocco e Neoclassicismo, Electa Napoli, 2002;
  • Romualdo Marrone, Le strade di Napoli, Newton Compton, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]