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Maestri Intelvesi[modifica | modifica wikitesto]

I magistri antelami (maestri intelvesi) furono una maestranza itinerante di origine lombarda, specializzata in opere murarie e di carpenteria documentata tra i secoli X e XVI. Il termine maestri intelvesi è associato anche a numerosi scultori, pittori e architetti originari della Valle Intelvi.

Le maestranze[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "antelami" deriva da Antelamus, un toponimo di origine altomedievale che indicava una valle situata fra i laghi di Como e di Lugano, oggi detta Val d'Intelvi, originario luogo di provenienza dei magistri con il quale continuarono a mantenere stretti contatti. Si riunirono in corporazione dal XII secolo, come dimostrano le loro menzioni negli atti notarili genovesi a partire dal 1157.

Le competenze in ambito scultoreo dei magistri antelami (intelvesi) benché testimoniate dai documenti, non costituivano prerogativa della corporazione, ma rientravano nelle capacità dei singoli componenti limitandosi a interventi di decorazione delle parti necessarie alla costruzione. Il solo complesso genovese storicamente riconducibile all'attività dei magistri antelami è il perduto monastero di San Tommaso, distrutto nella seconda metà dell'Ottocento. Alcuni elementi strutturali della chiesa annessa, ritrovandosi in altri edifici del romanico genovese, permettono di tracciare in via ipotetica una rete di rapporti tra questi e altri edifici di ambito comasco. La mobilità dei magistri antelami è confermata dai rapporti stilistici riscontrati tra i capitelli appartenuti al chiostro annesso al monastero di San Tommaso, conservati al Museo di Sant'Agostino, e il corredo plastico della pieve di san Silvestro a Fanano, nell'appennino modenese.

Gli artisti[modifica | modifica wikitesto]

Con lo stesso termine maestri intelvesi vengono identificati molti artisti originari della Valle Intelvi che dal XII secolo in poi furono attivi in varie parti d'Italia e d'Europa.

I primi protagonisti della lunga dinastia di artisti originari della zona risalgono all'alto medioevo e sono gli scultori Wiligelmo (le cui origini geografiche sono però tutt'ora discusse[1]) e Benedetto Antelami (la più grande personalità della scultura romanica nell'Italia settentrionale[2] a cavallo tra il XII e XIII secolo), attivi prevalentemente tra le città di Modena, Parma e Fidenza.

Nel XV secolo l'ostenese Andrea Bregno passa gran parte della propria carriera a Roma dove fu per decenni il principale scultore papale[3] (verrà oscurato solo dall'arrivo di Michelangelo a fine secolo). Andrea rappresenta il vertice dell'attività artistica della famiglia Bregno, di cui fanno parte molti altri scultori tra cui Lorenzo Bregno, attivo in Veneto (in particolare a Venezia [4]) tra la fine del XV secolo e inizio del XVI secolo.

Grande protagonista del periodo barocco romano fu Ercole Ferrata che divenne uno dei principali collaboratori di Gian Lorenzo Bernini, le cui opere più famose sono sono visibili sul Ponte Sant'Angelo e nella Chiesa Sant'Agnese in Agone di Piazza Navona.

Tra la fine del XVII e metà del XVIII secolo i pittori Giulio Quaglio il Giovane e Carlo Innocenzo Carloni (allievo proprio del Quaglio) si distinsero per numerose committenze estere, come cicli di affreschi alla Cattedrale di San Nicola a Lubiana (opera di entrambi i pittori) e numerose committenze in palazzi di Vienna (in cui lavorò solo il Carloni).

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wiligelmo, su scultura-italiana.com.
  2. ^ Benedetto Antelami, su scultura-italiana.com.
  3. ^ Andrea Bregno, lo scultore dei Papi dalla Val d'Intelvi a Roma nel 1400, su laprovinciadicomo.it.
  4. ^ BREGNO, Lorenzo, su treccani.it.