Urocyon

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Urocioni
Urocyon cinereoargenteus & littoralis.jpg
Urocyon cinereoargenteus (in alto)
Urocyon littoralis (in basso)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Genere Urocyon

Baird, 1857

Specie

Gli urocioni[1] (Urocyon Baird, 1857) sono un genere di canini indigeni delle Americhe. Vengono anche chiamati volpi grigie o volpi arboricole, sebbene non siano imparentati con le volpi propriamente dette. Attualmente, vi sono due, forse tre specie riconosciute: l'urocione continentale, indigeno di gran parte del Nordamerica e del Sudamerica settentrionale, e l'urocione isolano, il cui areale è limitato a sei isole della California meridionale.[2] L'urocione di Cozumel potrebbe rappresentare una specie a se stante, ma la carenza di esemplari rende difficile accertare il suo stato tassonomico.

Gli urocioni sono i canini odierni più antichi, ritenendo una forma e comportamenti simili a quelli degli esperocionini estinti, non avendo del tutto rinunciato a una vita arboricola.[3] Tra i loro adattamenti per un tale stile di vita, ci sono gli arti relativamente brevi, gli artigli semiretrattili e i polsi flessibili.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Gli urocioni sono canini di taglia piccola o media, con arti relativamente corti, code lunghe, e musi appuntiti. La pelliccia è ispida, caratterizzata da un colore grigio brizzolato, con piccole sfumature rossastre sul collo, i fianchi e gli arti. Delle chiazze bianche sono presenti sulle orecchie, la gola, il petto, l'addome e le zampe posteriori. È presente una striscia nera che si estende dalla schiena alla punta della coda.[2]

I crani di questi canini sono facilmente identificabili tramite le creste temporali, che formano una U, contrariamente alle volpi le cui creste temporali formano una V.[4][2] Come nel caso dell'otocione africano, la mandibola è fornita d'una protuberanza sotto l'angolo detta "processo subangolare", sebbene non sia grande quanto quella della prima specie. I denti sono ben sviluppati, sebbene i canini non sono lunghi quanto quelli delle volpi, e i premolari sono relativamente alti.[5] Dispongono della formula dentaria tipica dei canini:[2]

3.1.4.2
3.1.4.3

Gli urocioni sono generalmente cacciatori solitari con diete onnivore che variano stagionalmente e geograficamente. La struttura sociale consiste in una coppia e la sua prole che mantiene un territorio difeso contro altri gruppi famigliari. Sono monogami e si riproducono una volta all'anno, con ambi i genitori prendendo cura dei cuccioli. L'urocione continentale è principalmente notturno, mentre la specie isolana è diurna, probabilmente dovuto alla mancanza di predatori naturali nel suo habitat. Gli urocioni dispongono di artigli semiretrattili che li permettono di arrampicare gli alberi, una abilità insolita nei canini, condivisa soltanto con il nittereute asiatico.[2] Oltre gli artigli, gli urocioni dimostrano ulteriori adattamenti a una vita arboricola tramite i loro polsi roteanti.[6] Si rifugiano normalmente nelle fessure rocciose, in tane sotterranee, sotto pietre, o in tronchi cavi.[2]

Storia evolutiva[modifica | modifica wikitesto]

I reperti fossili indicano che il genere è stato presente in Nordamerica sin dal periodo Hemphiliano del Pliocene. Una specie probabilmente ancestrale a quelle odierne, U. progressus, era comune durante l'epoca blancana, circa 2-5 milioni di anni fa. I resti più antichi di U. cinereoargenteus vengono dalla contea di Montgomery in Pennsylvania, risalenti all'Irvingtoniano inferiore. La specie disponeva già di un vasto areale durante la glaciazione di Wisconsin, estendendo verso oriente dalla California alla Florida, e a nord fino alla Pennsylvania. La specie U. littoralis evidentemente raggiunse le Channel Islands durante il Pleistocene superiore.[6][2]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione comparativa dei crani e mandibole di volpe (sinistra) e d'urocione (destra). Si nota la forma delle creste temporali evidenziate in rosso e la presenza del processo subangolare sulla mandibola dell'ultimo.

La posizione tassonomica degli urocioni entro la sottofamiglia dei canini è stata da lungo dibattuta.[5] Thomas Henry Huxley, nel 1880, propose che fossero imparentati con l'otocione africano, in base a caratteristiche craniche come il processo subangolare sulla mandibola.[7] Il biologo inglese George Jackson Mivart invece lo sistemò presso le pseudovolpi sudamericane, una ipotesi scartata da Juliet Clutton-Brock, che lo classificò come una vera volpe.[5]

L'avvento della biologia molecolare rese possibile un'esaminazione più dettagliata della sistematica degli urocioni. Una filogenia proposta nel 2005 in base al genoma mitocondriale dei canini odierni dimostra che gli urocioni formano un ramo separato sia dalle volpi che dai veri cani alla base dell'albero filogenetico:[8]


 Caninae 

Urocioni Urocyon cinereoargenteus (white background).jpg

Volpi

Otocione Dogs, jackals, wolves, and foxes BHL19827472 white background.jpg

Nittereute Nyctereutes procyonoides (white background).png

Vere volpi Vulpes vulpes (white background).jpg

Veri cani (canidi lupini e sudamericani) Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate X).jpg

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

L'urocione continentale è abbondante in gran parte dei due terzi inferiori del Nordamerica. Sebbene venga spesso cacciato o catturato, queste attività non sembrano essere una minaccia immediata. In contrasto, quattro delle sei sottospecie di urocione isolano hanno sofferto di decrementi di popolazione catastrofiche sin dal 1994. Sono attualmente in fase di recupero, e perciò la loro classificazione è stata cambiata da specie a rischio a prossima alla minaccia.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Urocione, treccani.it. URL consultato il 27 ottobre 2018.
  2. ^ a b c d e f g h (EN) J. R. Castelló, Canids of the World, Princeton, 2018, p. 274, ISBN 978-0-691-17685-7
  3. ^ (EN) David Macdonald, The Velvet Claw: A Natural History of the Carnivores, New York: Parkwest, 1992, pp. 80-81
  4. ^ (EN) C. A. Long, The Wild Mammals of Wisconsin, Pensoft Publishers, 2008, pp. 345-351, ISBN 9546423130
  5. ^ a b c (EN) J. Clutton-Brock, G.G. Corbet e M. Hills, A review of the family Canidae, with a classification by numerical methods, in Bull. Brit. Mus. Nat. Hist., vol. 29, 1976, pp. 119–199. URL consultato il 26 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2013).
  6. ^ a b (EN) E. K. Fritzell & K. J. Haroldson. 1982. “Urocyon cinereoargenteus.” Mammalian Species 189, 1–8
  7. ^ (EN) Huxley T.H. (1880). On the cranial and dental characters of the Canidae. Proceedings of the Zoological Society of London, 1880, 238-288.
  8. ^ (EN) Lindblad-Toh, K., Wade, C. M. e Mikkelsen, T. S., Genome sequence, comparative analysis and haplotype structure of the domestic dog, in Nature, vol. 438, nº 7069, 2005, pp. 803–819, Bibcode:2005Natur.438..803L, DOI:10.1038/nature04338, PMID 16341006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cuarón, Alfredo D.; Martinez-Morales, Miguel Angel; McFadden, Katherine W.; Valenzuela, David; & Gompper, Matthew E. (2004): The status of dwarf carnivores on Cozumel Island, Mexico. Biodiversity and Conservation 13: 317–331. PDF fulltext
  • Gompper, M. E.; Petrites, A. E. & Lyman, R. L. (2006): Cozumel Island fox (Urocyon sp.) dwarfism and possible divergence history based on subfossil bones. J. Zool. 270(1): 72–77. doi:10.1111/j.1469-7998.2006.00119.x (HTML abstract)
  • Prevosti, F.J., & Rincóon, A.D. (2007): A new fossil canid assemblage from the late Pleistocene of northern South America: the canids of the Inciarte asphalt pit (Zulia, Venezuela), fossil record and biogeography. J. Pal. 81(5): 1053–1065.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Urocyon, su Fossilworks.org. Modifica su Wikidata
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