The Poynter Institute for Media Studies

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Poynter Institute
Poynter-logo.png
Ubicazione
StatoStati Uniti Stati Uniti
CittàSt. Petersburg
Dati generali
Motto'La Democrazia ha bisogno del Giornalismo. Il Giornalismo ha bisogno di Poynter'
Fondazione29 maggio, 1975
FondatoreNelson Poynter
Tiposcuola di giornalismo e organizzazione non a scopo di lucro
Facoltàgiornalismo
RettoreTim Franklin
Sito web

The Poynter Institute for Media Studies è una scuola di giornalismo non-profit[senza fonte] situata a St. Petersburg, Florida.

La scuola fu fondata il 29 maggio del 1975, quando Nelson Poynter, il proprietario e presidente del St. Petersburg Times (oggi Tampa Bay Times) e della Times Publishing Company, affermò di voler stabilire una nuova piccola scuola di giornalismo chiamata Modern Media Institute. (Il nome della scuola fu cambiato circa una decina di anni a seguire in Poynter Institute.)

Nel 1977, Nelson Poynter dichiarò che la proprietà della Times Publishing Company fosse dell'istituto, cosicché alla sua morte la scuola sarebbe divenuta proprietaria del St. Petersburg Times. Poynter morì il 15 giugno del 1978, all'età di 74 anni.

News University[modifica | modifica wikitesto]

News University, o NewsU, è un progetto del Poynter Institute, che offre corsi di formazione a distanza e laboratori specifici per aspiranti alla professione di giornalisti, con collegamenti ad altre opportunità del settore. Il programma è frutto di una partnership tra la John S. and James L. Knight Foundation ed il Poynter Institute. Lanciato nell'aprile del 2005, NewsU offre corsi autogestiti, "Webinars" in diretta ed alcuni seminari online.[1][2]

International Fact-Checking Network[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015 l'istituto ha lanciato l'International Fact-Checking Network (IFCN), che stabilisce un codice etico per le organizzazioni che si occupano di verifica dei fatti.[3] Essa ha promosso il primo International Fact Checking Day il 2 aprile 2017[4] ed il primo Global Fact-Checking Summit, svoltosi a Madrid dal 5 al 6 luglio dello stesso anno.[5]

L'ICFN esegue gli audit e rilascia una certificazione di validità annuale e riconosciuta a livello internazionale. Gli stessi verificatori alle dipendenze dell'IFCN sono soggetti a un audit e ad una riconferma annuale.[6]
Google, Facebook e altre società informatiche richiedono la certificazione IFCN ai collaboratori a contratto incaricati di eseguire attività di fact checking.[7][8]

L'IFCN e l'American Press Institute pubblicano congiuntamente Factually, una newsletter in materia di fact checking e deontologia professionale.[6][9]

La crescita della rete è stata finanziata con una donazione di 11.3 milioni di dollari da parte della Open Society del finanziere e filantropo George soros[10], preceduta nel 2015 dalla donazione di un altro milione di dollari da parte dell'imprenditore e filantropo Craig Newmark, il quale divenne membro del comitato direttivo dell'istituto nel medesimo anno.[11][12]

Lista nera e fake news[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2019, Poynter ha utilizzato vari database di fake news, fra i quali quelli curati dall'Annenberg Public Policy Center, Merrimack College, PolitiFact e da Snopes, per predisporre un elenco di oltre 515 siti Web di notizie clasificati come "inaffidabili". Poynter ha invitato gli inserzionisti a " inserire nella lista nera " i siti dell'elenco. L'elenco includeva siti di notizie conservatrici come il Washington Examiner , The Washington Free Beacon e The Daily Signal . Dopo il contraccolpo, Poynter ha ritirato l'elenco, citando "punti deboli nella metodologia". [Poynter ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma: "Siamo spiacenti di non essere riusciti a garantire che i dati fossero rigorosi prima della pubblicazione e ci scusiamo per la confusione e l'agitazione causate dalla sua pubblicazione"

La lista ha incluso 29 siti web nordamericani di orientamento conservatore, fra i quali Washington Examiner, The Washington Free Beacon, The Daily Signal e il sito cristiano LifeSiteNews.[13]

Il Poynter Institute invitò quindi gli inserzionisti pubblicitari a boicottare i siti di fake news presenti nella lista nera.
Successivamente a tale atto, il sito pubblicò un comunicato di scuse, privo di uno specifico errata corrige, nel quale dichiarava «siamo spiacenti di non essere riusciti a garantire che i dati fossero rigorosi prima della pubblicazione e ci scusiamo per la confusione e l'agitazione causate dalla sua pubblicazione».[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ About Poynter's News University, News University (archiviato dall'url originale il 4 gennaio 2016).
  2. ^ Poynter Institute to grow 'News University' platform with Knight Foundation funding, Tampa Bay Times, 28 giugno 2016. URL consultato il 3 maggio 2019.
  3. ^ IFCN code of principles, su poynter.org.
  4. ^ International Fact Checking Day - do we still care about truth?, su factcheckingday.com (archiviato il 22 marzo 2017).
  5. ^ Global Fact-Checking Summit, su about.poynter.org (archiviato il 17 febbraio 2017).
  6. ^ a b D. Lerner-Rubin, Fact-checking fact-checkers, su The Jerusalem Post, 23 ottobre 2019.
  7. ^ Venkat Ananth, Can fact-checking emerge as big and viable business?, The Economic Times, 7 maggio 2019.
  8. ^ Laura Hazard Owen, Finally, Instagram is getting fact-checked (in a limited way and just in the U.S., for now), su Nieman Journalism Lab, Nieman Foundation for Journalism.
  9. ^ Jacob Granger, 10 essential newsletters every journalist should read, su Journalism.co.uk, 24 aprile 2019.
  10. ^ $1.3 Million in Grants from Omidyar Network, Open Society Foundations Will Expand Poynter's International Fact-Checking Network, su prnewswire.com (archiviato il 29 giugno 2017).
  11. ^ Hadas Gold, Craigslist founder gives Poynter Institute $1 million to support ‘journalism ethics’, Politico, 12 dicembre 2016. URL consultato il 16 novembre 2018.
  12. ^ Chris O'Shea, Craig Newmark Donates $1 Million to Poynter Institute, Ad Week, 12 dicembre 2018.
  13. ^ Soros-backed journalism institute targets 29 conservative outlets in its ‘UnNews’ report, su lifesitenews.com, 2 maggio 2019 (archiviato il 4 gennaio 2020).
  14. ^ Barbara Allen, Letter from the Editor, Poynter Institute.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN141801237 · ISNI (EN0000 0001 1526 7275 · LCCN (ENn86115322 · WorldCat Identities (ENlccn-n86115322
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