Codice etico

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Il termine codice etico definisce quell'insieme di principi di comportamento, che rispecchia particolari criteri di adeguatezza e opportunità, visti in astratto ovvero considerati in riferimento a un determinato contesto culturale, sociale o professionale.

Nella morale[modifica | modifica wikitesto]

Dal momento che l'etica (dal greco antico ἔθος - o ήθος -, "èthos", comportamento, costume, consuetudine) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati, la definizione di "codice etico" rimanda all'antica e complessa problematica della morale ovvero dell'esistenza, o meno, di principi universali ai quali dovrebbero ispirarsi le azioni dell'uomo.

Nella sociologia[modifica | modifica wikitesto]

Inteso come regola di condotta, esprime una Weltanschauung o comunque una visione della società, dettando i comportamenti che sono richiesti per prendervi parte[1] o per essere accettati dalla comunità circostante[2].

In particolare, il termine "codice etico" acquisisce un suo valore specifico nella contemporaneità, proprio quando si registra l'indebolimento dei cosiddetti "pensieri forti" tradizionali: le ideologie politiche, filosofiche e religiose che dettavano in modo rigido le norme della convivenza sociale e la percezione di sé stessi degli attori di questa convivenza[3]. Del resto, "la comprensione del diritto moderno non può darsi se non attraverso una più ampia considerazione del <<codice sociale>> della modernità, inteso come l'insieme dei significati che strutturano l'auto-rappresentazione della società moderna"[4]. Ne deriva quindi una crescente domanda di regole di deontologia, capaci di determinare i limiti e le condizioni della prassi umana in particolari contesti.

Nel diritto[modifica | modifica wikitesto]

Quando il sintagma "codice etico" è utilizzato in ambito giuridico, sono individuate varie sfumature di significato per distinguerlo dal codice deontologico: secondo una di esse, mentre "il codice etico non parla mai di regole professionali ma solo di responsabilità delle singole organizzazioni associate ad aggiornare il codice ed eventualmente ad emanare linee guida per adeguare i singoli codici nazionali al codice etico internazionale, il codice deontologico introduce subito ai principi ed alle regole che gli Assistenti Sociali devono osservare obbligatoriamente pena l’esercizio sanzionatorio da parte dell’Ordine competente[5].

Fra questi contesti, possiamo citare ad es. i media, in particolare la televisione: in questo caso il termine "codice etico" viene a identificare quell'insieme di regole, peraltro di incerta determinazione oggettiva, atte a identificare la liceità, o meno, della trasmissione pubblica di determinati fatti e contenuti. In casi come questi il codice etico, più o meno esplicito, è di fatto esposto all'obiezione di un potenziale controllo preventivo di tipo censorio, sui contenuti stessi; in realtà, obiettano a loro volta i fautori di strumenti di auto-disciplina quali il codice etico, è proprio attraverso questo intervento auto-regolativo che può essere evitato l'applicazione di strumenti più drastici con i relativi interventi sanzionatori (ad es. da parte della pubblica autorità, attraverso la magistratura etc.).

Il problema del codice etico trova poi un campo di applicazione molto importante nell'ambito medico. In questo caso il tema del codice etico finisce per confrontarsi, necessariamente, con la tematica, sempre più diffusa e problematica, della bioetica, ovvero di quel campo della filosofia morale che si occupa specificamente delle questioni riguardanti la vita umana nella sua effettività biologica (principalmente in riferimento alle situazioni-limite della vita nascente, sofferente e morente).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Émile Zola, La città felice, Lettera internazionale, 2009, 102, 4, p. 14, descrive la dottrina di Fourier come quella con cui "le passioni umane rimesse in auge, utilizzate, accettate come le forze stesse della vita, il lavoro liberato dalla sua prigione, nobilitato, reso attraente, diventato il nuovo codice sociale, la libertà e la giustizia a poco a poco conquistate pacificamente grazie all’associazione tra capitale, lavoro e intelligenza".
  2. ^ Cofano Luciano, Interpretazione come relazione, Rivista italiana di gruppoanalisi. Fascicolo 2, 2007, p. 47, nota però che "pur partendo quindi dalle nozioni o cognizioni che fanno parte di un comune codice sociale, culturale, morale eccetera, l’esperienza vissuta diversifica ogni soggetto nello sviluppo delle sue matrici relazionali, costituendo l’irripetibile fondamento del suo mondo di valori e significati personali".
  3. ^ Sul come ad esempio si sia evoluta la pubblica immagine delle donne di mezza età, v. Serenella Pegna, La menopausa in pubblico : una ricerca su la Repubblica (1984-2008), Genesis: rivista della Società Italiana delle Storiche : X, 1, 2011, p. 164: per «sdrammatizzare e rompere un tabù» ricorrente in passato, "viene definitivamente meno, almeno a parole, il codice sociale di comportamento adeguato a quest’età. La percezione e l’accettazione del proprio fisico è un cardine fondamentale della ridefinizione in positivo della «seconda età adulta» e si parla molto ed esplicitamente di sessualità".
  4. ^ L. Raponi, Recensione di BARCELLONA P., Il declino dello Stato. Riflessioni di fine secolo sulla crisi del progetto moderno, Il pensiero politico : rivista di storia delle idee politiche e sociali : XXXII, 2, 1999, p. 319.
  5. ^ Annalisa Spinaci, Alcune riflessioni su etica e deontologia professionali attraverso il confronto tra codice etico internazionale e codice deontologico italiano, Bologna : CLUEB, 2010, p. 65.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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