Subveglianza

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Questa webcam senza fili è paragonabile alla scatola nera di un aereo, dato che registra ininterrottamente ciò che appare di fronte a chi la indossa.

Sousveillance è un termine anglofrancese proposto dal canadese Steve Mann per designare la registrazione di un evento, spesso effettuata con un registratore portatile[1], dal punto di vista di chi vi è coinvolto[2]. Il calco italiano subveglianza è stato registrato come neologismo già nel 2006 da linguisti come Tullio De Mauro[3][4].

"Sorveglianza inversa" è un termine con un'accezione più ristretta di subveglianza, che pone l'accento su un'attività di «vigilanza dal basso» intesa a "sorvegliare la sorveglianza" analizzando e sorvegliando gli stessi sistemi di sorveglianza e le autorità che li controllano. Essa è spesso condotta dagli stessi "sorvegliati" (ad esempio da detenuti), ma può anche costituire una forma di documentazione etnografica o di etnometodologia[5].

Jamais Cascio fa riferimento al concetto di subveglianza parlando (in omaggio a Jeremy Bentham e a Michel Foucault) di "panopticon inverso" o "partecipativo"[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Sousveillance: Inventing and Using Wearable Computing Devices for Data Collection in Surveillance Environments - Steve Mann, Jason Nolan et Barry Wellman, Surveillance & Society, 2003 (PDF)
  2. ^ (EN) Exploring Equiveillance - Ian Kerr et Steve Mann, On the Identity Trail, 3 janvier 2006
  3. ^ Osservatorio Treccani della lingua italiana
  4. ^ Da "nutraceutico" a "noismo" - Ecco la lingua italiana del futuro
  5. ^ (EN) Surveillance & Society, cit., 1(3): 331-355
  6. ^ (EN) The Rise of the Participatory Panopticon

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