Via Medina: differenze tra le versioni

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== Voci correlate ==
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*[[Strade di Napoli]]
*[[Strade di Napoli]]
*[[Fontana del Nettuno]]
*[[Piazza del Municipio (Napoli)|Piazza Municipio]]


==Altri progetti==
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Versione delle 19:04, 31 gen 2012

Coordinate: 40°50′29.89″N 14°15′08.78″E / 40.841637°N 14.252438°E40.841637; 14.252438
Via Medina (sono visibili sulla destra Palazzo Fondi e sullo sfondo l'Ambassador's Palace Hotel).

Via Medina è una strada della città di Napoli, ubicata nel centro storico cittadino.

Storia

Il nome della strada deriva da quello del viceré spagnolo Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres, che fece risistemare la zona.

La sua forma irregolare, specie nella parte terminale sud, la fa sembrare un largo più che una strada. Infatti in epoca angioina era denominata Largo delle Corregge, perché adibita a luogo per lo svolgimento di tornei (le corregge erano le bardature che si applicavano ai cavalli) all'esterno delle mura medievali. Difatti presso la parte settentrionale del largo si apriva la porta Petruccia, risalente allo stesso periodo angioino e che portava tramite il largo al vicinissimo Castel Nuovo.

Un primo importante sviluppo urbanistico avviene con l'inclusione del territorio di Santa Marta nella cerchia muraria da parte degli aragonesi. Questa parte di territorio appartenente ai monaci di San Pietro martire sarà poi detta la Corsea e in epoca contemporanea costituirà il rione Carità.

Con il rifacimento del castello ad opera di Alfonso V d'Aragona, le Corregge, dette anche stradone dell'Incoronata diventano centro di un'intensa attività commerciale diventando il cuore di una zona adoperata come quartier generale economico di mercanti esteri come i Fiorentini, i Genovesi e i Catalani, ancora ricordati nei toponimi dei dintorni.

Le modifiche urbanistiche, che saranno costante di questi luoghi, continuano nel XVI secolo, quando si decide di allargare i bastioni del castello. Il risultato fu un notevole innalzamento del suolo che causò l'isolamento della chiesa dell'Incoronata, uno degli edifici più antichi della strada, ancora ammirabile sebbene da un dislivello di circa due metri.

Nel 1559 viene eseguito il primo significativo intervento vicereale di miglioramento e ampliamento voluto dal vicerè Pedro Afán de Ribera, Duca di Alcalà. La strada, prassi comunissima nel periodo spagnolo napoletano, fu chiamata strada Rivera.

Tra il Seicento e il Settecento si innalzano le chiese e i palazzi che ancora sorgono lungo la strada. In questo periodo, più precisamente verso la metà del XVII secolo c'è l'intervento del duca di Medina che risistemò la strada con il posizionamento della fontana del Nettuno, ragion per cui la strada fu chiamata Medina.

Nel XIX secolo, in particolar modo negli ultimi decenni, comincia la grande opera di risanamento cittadino, che interesserà particolarmente la parte ad est della strada con l'edificazione di via Guglielmo Sanfelice e via Depretis.

Ulteriori cambiamenti radicali avvengono nel secolo successivo, per gli interventi in epoca fascista e negli anni cinquanta, questi ultimi nel vento della ricostruzione post-guerra e della speculazione ediliza del peiodo laurino.

Tra i due periodi di rivoluzione urbanistica c'è ovviamente la seconda guerra mondiale che ha testimoniato la sua violenza distruttrice anche in via Medina, ferita dai bombardamenti dell'aprile 1943 essendo stato duramente colpito il palazzo dell'Hotel Isotta & Genève, situato proprio all'inizio della strada, dinanzi la Questura e che costituiva un restringimento della carreggiata. Ciò che rimaneva del palazzo verrà poi abbattuto definitivamente negli anni cinquanta[1].

Descrizione

La fontana del Nettuno in primo piano con l'Ambassador's Palace Hotel alle spalle

Partendo da piazza del Municipio vediamo sulla sinistra, all'angolo con la piazza, il palazzo direzionale dell'INA, costruito tra il 1947 e il 1949 da Arnaldo Foschini e che oggi ospita la facoltà di economia dell'Università Parthenope.

Pochi passi più avanti, sulla destra si erge palazzo Fondi, risalente all'inizio XVIII secolo e dinanzi a questo la fontana del Nettuno, prima ubicata in piazza Giovanni Bovio e successivamente portata nell'attuale posizione (che aveva già occupato nel XVII secolo) per lo svolgimento dei lavori della metropolitana in quella piazza.

I resti archeologici lungo la via

Lavori che interessano anche via Medina per la costruzione di un'uscita della stazione di Municipio e che hanno dato luce anche ad alcuni resti archeologici rinvenuti proprio dinanzi la fontana, riguardanti un passaggio ancora rivestito di basolato vesuviano.

Dirimpetto la fontana c'è la chiesa di Santa Maria Incoronata, risalente al XIV secolo, che ha subito le più grandi "offese" architettoniche: infatti oltre all'oblio causato dall'inalzamento del livello stradale è stata per secoli coperta da un edificio che adoperò addirittura gli archi a ogiva come finestre del pian terreno.

Immediatamente dopo la chiesa dell'Incoronata, adiacente ad essa, la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, del XVII secolo, anch'essa arditamente offuscata da vicini edifici del dopoguerra che ne nascondono la cupola. Tra le due chiese, sul lato opposto, la Chiesa della Pietà dei Turchini (o Incoronatella), dello stesso periodo.

Ritornando sul lato sinistro ecco i due palazzi rifatti da Ferdinando Fuga alla fine del XVIII secolo: palazzo d'Aquino di Caramanico e palazzo Caracciolo di Forino (detto anche palazzo Giordano). Tra i due palazzi insiste l'unica testimonianza urbanistica dell'antico rione della Corsea, lo stretto vico Medina che ancora oggi può darci un'idea della larghezza media delle strade della zona fino al XX secolo, tanto che Gino Doria riferisce che veniva chiamato vico Sghizzitiello, forse per l'esigua quantità di acqua piovana che il vicoletto riceveva date le sue anguste dimensioni.

Sul lato destro si ergono il palazzo Carafa di Nocera e la chiesa di San Diego all'Ospedaletto, entrambi costruiti nel XVI secolo, mentre sul lato sinistro, dirimpetto il palazzo, l'Ambassador's Palace Hotel, grattacielo costruito nel 1954-57 e acquisito nel 2009 dalla NH Hoteles e infine affianco a questo il palazzo della Questura costruito negli anni trenta del XX secolo.

Da citare a conclusione la chiesa di San Giuseppe Maggiore, che sorgeva sulla via e situata dove oggi attesta l'incrocio con via Monteoliveto e via Diaz, costruita nei primi anni del XVI secolo e demolita nel 1934. Questa chiesa ha dato il nome all'intero quartiere che include anche via Medina e ha caratterizzato una tipica tradizione napoletana oggi non più diffusa: il 19 marzo, festività di San Giuseppe, friggitorie e pasticcerie offrivano ai passanti che transitavano per la strada le famose zeppole di San Giuseppe. Inoltre si apriva un allegro mercatino di giocattoli, con le bancarelle che riempivano tutta la via.

Note

  1. ^ Claudio Andalò, Napoli dopo un secolo, Edizioni scientifiche italiane, 1961

Bibliografia

  • Romualdo Marrone, Le strade di Napoli, Newton Compton Editori, 2004

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