Differenze tra le versioni di "Patto d'Acciaio"

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== Storia ==
=== Antefatto ===
Il 28 ottobre [[1938]], il ministro degli esteri tedesco [[Joachim von Ribbentrop]] incontrò a [[Roma]] [[Benito Mussolini]] e il ministro degli esteri italiano [[Galeazzo Ciano]].<ref>{{cita|Ciano, 1948|pp. 369-370.}}</ref> Durante il colloquio, Ribbentrop parlò di un possibile patto di alleanza fra [[Germania nazista|Germania]] e [[Regno d'Italia (1861-1946)|Italia]], argomentando che, forse nel giro di tre o quattro anni, un confronto armato contro [[Francia]] e [[Regno Unito]] sarebbe stato inevitabile.<ref>{{cita|Ciano, 1948|pp. 373-378.}}</ref> Alle molte domande di Mussolini, il ministro degli esteri tedesco spiegò che esisteva un'alleanza fra inglesi e francesi, i quali avrebbero cominciato insieme a riarmarsi, che esisteva un patto di assistenza reciproca fra russi e francesi, che gli [[Stati Uniti d'America]] non erano nelle condizioni di intromettersi in prima persona e che la Germania era in ottimi rapporti con il Giappone, concludendo che «tutto il nostro dinamismo può dirigersi contro le democrazie occidentali. Questa la ragione fondamentale per cui la Germania propone il Patto e lo ritiene adesso tempestivo».<ref name=Ciano1948-375>{{cita|Ciano, 1948|p. 375.}}</ref>
 
Il Duce non sembrava convinto e iniziò a tergiversare, ma Ribbentrop catturò la sua attenzione affermando che il [[Mar Mediterraneo]], nelle intenzioni di [[Adolf Hitler]], sarebbe stato posto sotto il totale dominio italiano, aggiungendo che l'Italia aveva in passato dimostrato la sua amicizia verso la Germania e che adesso era «la volta dell'Italia di profittare dell'aiuto tedesco».<ref name=Ciano1948-375/> L'obiettivo di Hitler, cogliendo l'importanza strategica di avere Roma dalla propria parte, consisteva nel ridurre il numero dei potenziali nemici in una futura guerra scongiurando l'eventuale avvicinamento dell'Italia a Francia e Regno Unito, il quale avrebbe significato il ritorno al vecchio schieramento della [[prima guerra mondiale]] e al blocco marittimo che aveva contribuito a piegare l'[[Impero tedesco]] di [[Guglielmo II di Germania|Guglielmo II]]. L'incontro fra Ribbentrop, Mussolini e Ciano, però, si concluse con un momentaneo nulla di fatto.
Pochi giorni prima, Ciano aveva incontrato Ribbentrop per chiarire alcuni punti del trattato prima di firmarlo. In particolare la parte italiana, conscia della propria impreparazione militare, voleva rassicurazioni sul fatto che i tedeschi non avessero intenzione di iniziare a breve una nuova guerra europea. Il ministro Ribbentrop tranquillizzò Ciano, dicendo che «la Germania è convinta della necessità di un periodo di pace che dovrebbe essere non inferiore ai 4 o 5 anni»<ref name=Paoletti5354>{{cita|Paoletti|pp. 53-54.}}</ref> e che le divergenze con la [[Seconda Repubblica di Polonia|Polonia]] per il controllo del [[Corridoio di Danzica]] sarebbero state appianate «su una strada di conciliazione». Siccome la rassicurazione di nessun conflitto armato per quattro o cinque anni faceva arrivare al [[1943]] o al [[1944]] e, quindi, coincideva con la previsione di Mussolini del 4 febbraio 1939 di essere militarmente pronto per il 1943, il Duce diede il suo assenso definitivo per la firma dell'alleanza.<ref name=Paoletti5354/> [[Vittorio Emanuele III di Savoia|Vittorio Emanuele III]], nonostante la decisione di Mussolini, continuò a manifestare i propri sentimenti antigermanici e il successivo 25 maggio, al ritorno di Ciano da Berlino, commentò che «I tedeschi finché avran bisogno di noi saranno cortesi e magari servili. Ma alla prima occasione, si riveleranno quei mascalzoni che sono».<ref>{{cita|Ciano, 1990|p. 301.}}</ref>
 
Dal 27 al 30 maggio, il Duce fu impegnato nella stesura di un testo indirizzato ad [[Adolf Hitler]], successivamente passato alla storia come ''memoriale Cavallero'' dal nome [[Ugo Cavallero|del generale]] che glielo consegnò ai primi di giugno, nel quale venivano inserite alcune interpretazioni italiane del ''Patto'' da poco stipulato. Nello specifico Mussolini, nonostante ritenesse inevitabile una futura «guerra fra le nazioni plutocratiche e quindi egoisticamente conservatrici e le nazioni popolose e povere», ribadì che Italia e Germania avessero «bisogno di un periodo di pace di durata non inferiore ai tre anni» allo scopo di completare la propria preparazione militare, e che un eventuale sforzo bellico avrebbe potuto avere successo solo a partire dal 1943.<ref>{{cita|Collotti|pp. 220-221.}}</ref>
 
== Il testo dell'accordo ==

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