Sindrome di Waardenburg

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Sindrome di Waardenburg
Specialitàgenetica clinica
Classificazione e risorse esterne (EN)
OMIM193500
MeSHD014849
MedlinePlus001428
eMedicine950277 e 1113314
Eponimi
Petrus Johannes Waardenburg

La sindrome di Waardenburg comprende un raro gruppo di disturbi della pigmentazione a trasmissione prevalentemente autosomico dominante caratterizzati da piebaldismo e sordità neurosensoriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome deriva da Peter Johannes Waardenburg, un oculista olandese che per primo presentò un caso clinico caratterizzato da distopia del canto ed eterocromia dell'iride associata a sordità e che successivamente ne studiò la diffusione tra chi soffre di sordità.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

L'incidenza è di 1 caso ogni 20.000-40.000 abitanti. La sindrome di Waardenburg è causa dello 0,8-5% dei casi di sordità neurosensoriale congenita a seconda delle indagini epidemiologiche in diverse nazioni.[1]

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La sindrome di Waardenburg è causata da mutazioni in alcuni geni. La trasmissione è autosomica dominante con l'eccezione del tipo IV, a trasmissione autosomico recessiva. I fattori di trascrizione PAX3 e SOX10, mutati nel tipo I, III e IVc, regolano l'espressione di MITF (fattore di trascrizione associato alla microftalmia). La perdita di SOX10 porta ad un'anomala espressione di RET che causa la malattia di Hirschsprung, anomalie della mielinizzazione e conseguenti sintomi neurologici. geni EDN3 e EDNRB, mutati nel tipo IVa e IVb, codificano per l'endotelina 3 e il recettore ETB dell'endotelina, il gene SNAI2 (noto anche come SLUG), che codifica per un fattore di trascrizione con motivi a dito di zinco, è mutato nel tipo IId.

Istologia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle aree ipopigmentate si osserva assenza di melanociti e melanosomi oppure una riduzione del numero di melanociti di grandi dimensioni. Nelle aree iperpigmentate il numero di melanociti è normale ma oltre a melanociti di normale morfologia vengono prodotti melanociti di forma sferica o granulare.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

La sindrome di Waardenburg viene classificata in quattro tipi e in alcuni sottotipi in base alla mutazione genetica coinvolta. I tipi più comuni sono il I e il II.[2][3]

Tipo OMIM Gene Locus Caratteristiche
Tipo I, WS1 Template:OMIM2 PAX3 2q36.1[4]
  • Piebaldismo
  • Occhi spaziati
  • Radice del naso larga
  • Sopracciglia confluenti (sinofri)
  • Perdita dell'udito congenita e più frequente rispetto al tipo II
Tipo IIa, WS2A Template:OMIM2 MITF 3p14.1-p12.3
  • La forma più comune[5]
  • Perdita permanente dell'udito[5]
  • Eterocromia dell'iride[5]
  • Dismorfismo facciale assente
Tipo IIb, WS2B Template:OMIM2 WS2B 1p21-p13.3
Tipo IIc, WS2C Template:OMIM2 WS2C 8p23
Tipo IId, WS2D Template:OMIM2 SNAI2 8q11
Tipo III, WS3 Template:OMIM2 PAX3 2q36.1[6]
  • Anomalie dello sviluppo degli arti superiori (sindattilia, fusione delle ossa carpali)
  • Progressiva perdita dell'udito[5]
  • Alterazioni nella pigmentazione cutanea
Tipo IVa, WS4A Template:OMIM2 EDNRB 13q22 Sindrome di Waardenburg associata a malattia di Hirschsprung. Il tipo IVc si associa a sintomi neurologici[5]
Tipo IVb, WS4B Template:OMIM2 EDN3 20q13
Tipo IVc, WS4C Template:OMIM2 SOX10 22q13

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

La sindrome di Waardenburg è caratterizzata da piebaldismo e sordità neurosensoriale di gravità variabile. A differenza del piebaldismo le chiazze ipopigmentata possono ridursi o scomparire nel tempo.

  • Il tipo I è la forma più comune dopo il tipo II, è caratterizzato da ciocca ipopigmentata (poliosi), canuzie precoce, alopecia, chiazze ipopigmentate, distopia dei canti o telecanto (aumento della distanza tra i canti interni ma distanza conservata delle pupille), eterocromia dell'iride completa o settoriale, occhi azzurri brillanti o pallidi, radice del naso allargata, sinofri, lievi anomalie scheletriche, labioschisi e nel 30-50% dei casi da sordità neurosensoriale non progressiva. La presenza di alcuni di questi segni è incostante.
  • Il tipo II (sindrome di Klein-Waardenburg) è la forma più comune, presenta caratteristiche sovrapponibili al tipo I, l'eterocromia e la sordità neurosensoriale sono più comuni mentre non si verificano distopia dei canti e radice del naso allargata.
  • Il tipo III, raro, presenta le stesse caratteristiche del tipo I associate a sindattilia, fusione delle ossa carpali, coste soprannumerarie e progressiva perdita dell'udito.

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi è clinica.

Entra in diagnosi differenziale con il piebaldismo che solo raramente presenta alterazioni extracutanee, con la vitiligine le cui chiazze non sono presenti alla nascita e con le rare sindrome di Alezzandrini, sindrome di Woolf e sindrome di Vogt-Koyanagi.

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste trattamento risolutivo per la sindrome di Waardenburg. È consigliata l'applicazione di filtri solari per evitare ustioni alle aree depigmentate. Sono possibili trapianti autologhi di pelle non depigmentata o di melanociti con finalità estetiche. Nelle forme a perdita progressiva dell'udito vanno effettuati audiogrammi periodici e possono beneficiare di un impianto cocleare. L'eventuale labioschisi può essere corretta chirurgicamente. Altre anomalie richiedono un trattamento sintomatico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nayak CS,Isaacson G., Worldwide distribution of Waardenburg Syndrome., in The Annals of Otology, Rhinology and Laryngology, vol. 112, 2003, pp. 817–20.
  2. ^ Orphanet: Sindrome di Waardenburg, tipo 1
  3. ^ Orphanet: Sindrome di Waardenburg, tipo 2
  4. ^ Tsukamoto K., Nakamura Y., Niikawa N., Isolation of two isoforms of the PAX3 gene transcripts and their tissue-specific alternative expression in human adult tissues, in Hum Genet, vol. 93, nº 3, 1994, pp. 270–274, DOI:10.1007/bf00212021, PMID 7545913.
  5. ^ a b c d e Baral Viviane et al., Screening of MITF and SOX10 Regulatory Regions In Waardenburg Syndrome Type 2, in PLOS ONE, vol. 7, nº 7, 2012, pp. 1–8, DOI:10.1371/journal.pone.0041927.
  6. ^ https://omim.org/entry/148820

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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