Silenzio stampa

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Il silenzio stampa è un'iniziativa per mezzo della quale non vengono diffuse notizie o concesse interviste agli organi di informazione su eventi di interesse pubblico.[1]

Cause e definizione[modifica | modifica wikitesto]

L'imposizione del silenzio stampa può essere dovuta a ragioni di tutela della privacy[2], mentre la violazione dello stesso è generalmente sanzionata.[3]

Nello sport[modifica | modifica wikitesto]

In ambito sportivo — dove il silenzio stampa può riguardare un'intera squadra oppure singoli atleti — la prima applicazione si è avuta nel calcio, a partire dagli anni '80.[1] Il ricorso ad esso è genericamente riconducibile ad una forma di protesta verso le critiche, ma può altresì rappresentare un espediente per mantenere la concentrazione in vista di eventi importanti.[1] La più nota circostanza in cui si è registrato un silenzio stampa avvenne nel 1982, quando la Nazionale italiana, reduce da una stentata prima fase ai campionato mondiale di calcio, poi vinto dagli azzurri, delegò al capitano Dino Zoff i rapporti con gli organi d'informazione.[4]

A livello continentale, l'UEFA punisce il silenzio stampa con ammende economiche.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Claudio Ferretti e Augusto Frasca, Enciclopedia dello Sport, in Le Garzantine, Garzanti Libri, 2008, p. 1670, ISBN 9788811505228.
  2. ^ Stefano Rodotà, La legge che ordina il silenzio stampa, su repubblica.it, 8 maggio 2010.
  3. ^ Ecco la legge che disciplina la campagna elettorale, su repubblica.it, 12 giugno 2004.
  4. ^ Francesco La Spina, 1982 e 1994, emozioni a confronto, in la Repubblica, 12 luglio 1994, p. 3.
  5. ^ Emanuele Patacca, Napoli – Pericolo multa dalla Uefa, su napolisport.net, 13 aprile 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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