Siciliani (popolo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Siciliani
Nomi alternativiSiculi
Sottogruppisiculoamericani
Luogo d'origineSicilia Sicilia
Popolazione6 208 834 (2020)
Lingualingua siciliana
lingua italiana
dialetti galloitalici di Sicilia
Religionecattolicesimo
ortodossa
altre religioni minoranze Come musulmani e gruppi ebraici
Distribuzione
Italia Italia 4 968 410 (2020)
Stati Uniti Stati Uniti 1 040 878
Uruguay Uruguay
Germania Germania 199 546 (2008)
Canada Canada 36.000 (2006)

I Siciliani (Siciliani in siciliano e italiano, o anche volgarmente siculi in italiano) sono un popolo, nonché abitanti dell'isola italiana, e regione autonoma di Sicilia, la più grande e popolosa del Mediterraneo.

Origini e influenze[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Preistoria della Sicilia.

Le prime popolazioni che abitarono la Sicilia furono i Sicani, i Siculi, gli Elimi e i Morgeti, che giunsero nell'Isola nella preistoria.

I primi nativi dell'Isola furono i Sicani, una tribù ancora tutt'oggi dalle origini incerte, che raggiunse l'isola nel neolitico, e che occupò l'intera area geografica siciliana prima del XV e XII secolo a.C, secolo in cui giunsero i Siculi, gli Elimi e i Morgeti giunsero in Sicilia.

Nel XV secolo a.C giunsero dalla Penisola italica i Siculi, una popolazione indoeuropea di stirpe italica, che importò nell'isola il culto dei morti, l'uso del cavallo e la lavorazione del ferro. Essi si insediarono nella parte orientale della Sicilia, e la occuparono fino all'arrivo dei greci nel VIII secolo a.C.

Nel XV secolo a.C giunsero insieme ai Siculi i Morgeti, una popolazione indoeuropea di stirpe italica, originaria della Calabria che giunse nell'Isola con i Siculi.

Nel XII secolo a.C circa si stabilirono nella Sicilia occidentale gli Elimi, una popolazione indoeuropea di probabile origine italica. Essi fondarono numerose città nell'attuale zona del trapanese, tra queste ricordiamo Entella, Halyaciae, Iaitas e Nacone.

Sicilia fenicia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia fenicia.

Nel VIII secolo a.C i Fenici raggiunsero le coste occidentali della Sicilia, fondando alcuni insediamenti nella regione occidentale, tra queste ricordiamo Mabbonath (l'odierna Palermo), Mtw (Mozia) e Kfra (Solunto).

Sicilia ellenica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia preellenica e Storia della Sicilia greca.

La prima colonizzazione della Sicilia da parte dei greci cominciò nel VIII secolo a.C, quando i greci giunsero nelle coste sud orientali dell'isola stabilendo alcune città come Syracusae (Siracusa), Katánē (Catania) e Zancle (Messina).

I rapporti con le popolazioni locali erano spesso pacifici, infatti i greci commerciavano e scambiavano merci con i popoli indigeni. I greci usavano mandare un loro nucleo nelle città sicule per l'acquisizione e la transizione di merci e prodotti. I rapporti con gli indigeni cominciarono a peggiorare quando i greci con la loro espansione confinarono i Sicani e i Siculi al centro dell'Isola, questo portò a numerose insurrezioni tra cui quella di Ducezio ai danni delle colonie greche nord-orientali.

Nel VI secolo a.C le colonie della Magna Grecia entrarono in un periodo di splendore demografico, culturale ed economico, ciò portò alla nascita della rivalità artistica tra la Grecia e i coloni di Sicilia, ma anche alla nascita delle prime tirannidi nell'isola che si sfidarono più volte per la dominazione dell'intero territorio siciliano.

Dal V secolo a.C la Magna Grecia comincia pian piano a decadere per via delle continue guerre e per le rivolte dei popoli indigeni, ma tutta via la fine della dominazione greca arriverà solo 200 anni dopo, nel 241 a.C con la conquista dell'isola da parte dei romani.

Sicilia punica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia punica.

La colonizzazione cartaginese della Sicilia comincia nel 550 a.C circa, con la spedizione del generale cartaginese Malco.

Già nel II secolo a.C le coste della Sicilia occidentale erano frequentate dai Fenici che fondarono alcuni avamposti nella terra degli Elimi, ma nel VI secolo a.C con l'espansione punica nel Mediterraneo, Cartagine riuscì ad annette buona parte del territorio occidentale siciliano.

Durante la sua espansione Cartagine dovette affrontare parecchi conflitti con i greci e con i popoli nativi, i quali cessarono nel III secolo a.C, con un'alleanza con Siracusa.

Il dominio cartaginese in Sicilia tramonta nel 241 a.C, con la vittoria romana nella battaglia delle Egadi, la quale mise fine alla Prima guerra punica.

Sicilia romana[modifica | modifica wikitesto]

La dominazione romana in Sicilia iniziò nel 241 a.C con la vittoria romana nella Prima guerra punica.

La conquista romana della Sicilia prese piede con la vittoria di Torquato Attico e Catulo sulle truppe cartaginesi di Annone nella battaglia delle Isole Egadi, che pose fine alla Prima guerra punica a favore dei romani.

L'Isola, pur dipendente da Roma, godette di grande autonomia. Ciononostante si verificarono nel corso della sua storia vari cambiamenti e ristrutturazioni al suo sistema governativo, come quello del 210 a.C. di Marco Valerio Levino e della "Lex Rupilia" del 217 a.C.

Durante il periodo romano la Sicilia godette di una grande prosperità agricola e commerciale.

La Sicilia romana tramontò nel 440 con l'insediamento dei Vandali nell'Isola.

Sicilia medievale[modifica | modifica wikitesto]

La storia della Sicilia medievale inizia nel 440 con l'insediamento dei Vandali nell'Isola.

Genserico, divenuto re dei Vandali nel 428, dopo aver conquistato il Nord Africa, si unì ai berberi e inviò una spedizione militare mediante una grande flotta con la quale riuscì a insediarsi in Sicilia. Una volta sbarcati i Vandali razziarono la Sicilia, distruggendo la città di Palermo. Si rivelarono vani tutti i tentativi di riconquista da parte dell'Impero d'Occidente e d'Oriente, tanto che costrinsero Roma a riconoscere la conquista vandala dell'Isola, infatti nel 442 fu proclamato uno stato vero e proprio. Nel 476 Odoacre, re degli eruli, cominciò un sanguinoso conflitto contro i vandali, riuscendo a conquistare quasi tutta la Sicilia. Successivamente, con Unnerico, l'unica roccaforte vandala nell'isola rimase Lilibeo.

Nel 493, con l'uccisione di Odoacre da parte di Teodorico, iniziò la dominazione ostrogota dell'Isola. Il dominio ostrogoto dell'Isola tramonterà nel 535 con la conquista della Sicilia da parte del basileo Giustiniano I, il quale riuscirà a sottrarre l'isola al dominio degli ostrogoti.

Con la fine della Guerra gotica nel 554, l'Impero Bizantino annesse la Sicilia, facendola entrare nei suoi domini. L'isola non entrò a far parte della Prefettura del pretorio d'Italia, essa costituì una provincia indipendente.

Durante il dominio nell'Isola, Costantinopoli riuscì a riorganizzare politicamente la situazione interna della provincia; vennero compiute varie riforme su piano politico e amministrativo. Verso la fine del VII secolo, sotto il basileo Giustiniano II, la Sekelia (nome dell'omonima provincia) divenne un thema. La Sicilia fu uno dei due thema presenti in Italia, l'altro fu quello di Longombardia.

La disgregazione dell'Impero iniziò a farsi sentire già nel VI secolo, infatti, per via della costante crescita de desiderio di secessione da parte dei thema, in Sicilia si alimentò un certo malcontento. Tra il 663 e il 668 l'imperatore Costante II nominò capitale Siracusa insieme a Costantinopoli, ma anziché portare benefici al thema e alla stabilità dell'Impero, questa mossa porterà alla disgregazione del Paese. Vi fu una guerra tra le due città, così il thema di Sekelia si dichiarò indipendente da Bisanzio. Quest'indipendenza durerà di fatto fino al tradimento di Eufemio di Messina, il quale fece invadere la Sicilia dagli arabi.

Sicilia Araba[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia islamica.

Nel 948 il centro dell’emirato fatimida venne spostato in Egitto e la conduzione dell'isola fu affidata, con la più ampia autonomia, ai kalbiti, fedeli emissari dei fatimidi. Inizialmente, Hasan I era un governatore della Sicilia per conto dei fatimidi con una semplice delega di fatto e, non esisteva alcuna concessione ereditaria dell'Emirato; fu solo grazie alla sua abilità e lungimiranza politica che nel giro di circa venti anni, Hasan I traformò ciò che era un governatorato in un Emirato indipendente, che rimase fedele al governo del Cairo solo per ciò che riguardava l'aspetto religioso. Il dominio della Dinastia Kalbita durato oltre cento anni corrisponde anche all’epoca d’oro della Sicilia islamica, un periodo ricco di arte e cultura.

Nel 953, dopo una fortunata spedizione che costrinse i Bizantini a pagare il tributo per la Calabria e dopo aver fondato nella città di Reggio una comunità di islamici dotata di moschea, Hasan I si recò nella nuova capitale Mahdiyya per rendere omaggio al quarto sceicco fatimida. Ottenuta l'autorizzazione ad investire come suo erede il figlio Aḥmad I, pressò affinché potesse completare la conquista delle ultime città della Sicilia ricadute sotto il controllo bizantino durante il periodo di anarchia protrattosi tra il 914 e il 920. L'investitura di Ahamad non era ancora ereditaria per diritto, ma di fatto il processo era avviato. Nel 956, i Bizantini ruppero la tregua, distrussero la moschea di Reggio e invasero Termini, due anni dopo, la controffensiva arabo-sicula riportò i confini sullo Stretto di Messina, intanto Al-Muìzz acconsentì alla rottura del precedente accordo con i bizantini e fornì le truppe necessarie per proseguire nella conquista. Nel 962 fu espugnata Taormina, dopo un lungo assedio finalmente cadde anche l'ultima roccaforte di Rometta nel maggio del 965

Nel 970 deposto il precedente Emiro giunse a Palermo Abu l-Qasim Ali (970-982) che riuscì a sedare le tensioni tra berberi e arabi. Nel 976 i Bizantini attaccarono la città di Messina, il tentativo di invasione fu fermato con successo e ciò consentì di saccheggiare diverse città bizantine del Sud Italia. Con Abu l-Qasim Ali ogni residua influenza dal Nordafrica, ancora presente con i due Emiri precedenti, cessa del tutto e l'Emirato siciliano si trova in uno stato di totale indipendenza giuridica e politica. Da questo momento in poi, il legame della Sicilia con Il Cairo, sia formalmente sia sostanzialmente, è esclusivamente di tipo religioso. Nel 982, imperatore tedesco Ottone II scese fino in Calabria con le sue armate, gli arabo-siculi stavolta si coalizzarono coi bizantini per fare fronte comune contro le mire espansionistiche dell'imperatore germanico, ottenendo un grande successo. La vittoria venne funestata dall'uccisione in battaglia dell'Emiro Qasim, ma le armate tedesche e i loro alleati italici furono costretti ad una frettolosa fuga verso nord e lo stesso imperatore Ottone II si salvò per puro caso fuggendo su un'imbarcazione mercantile bizantina.

Venne investito nuovo emiro di Sicilia Jābir, figlio del defunto Qasim; l'anno successivo Jābir venne deposto e seguirono i brevi regni di Giafar I (983-985) e ʿAbd Allāh (985-989) che videro una generale pacificazione dal punto di vista della politica interna, ma che videro in politica estera la ripresa delle ostilità navali contro contro l'Impero Bizantino, la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Pisa.

Nel 989 inizia il regno di Yūsuf e l'Emirato siciliano entra nella fase della sua massima potenza politica e militare, la flotta siciliana diventa una delle più potenti del Mediterraneo. L'organizzazione dello Stato viene riformata, il nuovo Emiro Yūsuf si dota di un Visir e di un Ciambellano di corte. Da questo momento e per tutti i tre decenni successivi, con l'Emiro Ysuf e poi col di lui figlio Giafar II, l'Emirato di Sicilia giunse all'apice della sua potenza politica e militare. Detta situazione si tradusse anche nel campo socio-economico, artistico e letterario ove si raggiunsero altissimi livelli di progresso e raffinatezza.

Nel 998, Ysuf, colpito da grave infermità, abdicò in favore del figlio Giafar II; costui, assumendo le redini dello Stato, rispolverò, dopo più di un millennio, il titolo di Re (in arabo Malik) di Sicilia, reputandolo più appropriato per l'Isola, memore del fatto che la Sicilia era stato un regno nell'antichità. Amante della pace, egli preferì la vita agiata ai disagi delle spedizioni militari, trascorrendo il suo tempo nell'ozio e nel benessere del suo Parco della Favara (fawwāra = "sorgente") in cui dispose l’edificazione di Maredolce a Palermo, noto ancora ai tempi di Ruggero II come Qaṣr Jaʿfar (il palazzo di Giafar), circondato da poeti e artisti di ogni sorta. Lui stesso fu un fine poeta, scrittore e filologo esperto.

Il periodo di regno di Giafar II rappresenta il momento di massima espansione e influenza per l'Emirato siciliano. La capitale Palermo (Balarm in siculo-arabo) raggiunse grandi splendori e si colmò di palazzi, moschee, opere d'arte e parchi reali coltivati a palma da dattero.[1] L'autorità di Giafar II fu contestata nel 1015 da suo fratello ʿAlī, che raccolse un esercito di schiavi berberi e africani di colore, cercando di rovesciarlo. Il tentativo fallì e ʿAlī fu catturato e giustiziato, per punizione tutti i berberi presenti in Sicilia furono cacciati.

Il suo Visir Hasan Ibn Muhammad inasprì enormemente la pressione fiscale, soprattutto a danno del ceto aristocratico e questo rese molto impopolare Giafar II.

Nel 1019, Palermo si rivoltò contro i Kalbiti; venne assaltato il loro palazzo e vennero uccisi il visir e il Ciambellano; Giafar II e il padre, il vecchio emiro Yūsuf, che aveva rinunciato nel 998 al trono in seguito a una patologia che lo aveva reso infermo, vennero risparmiati ma furono costretti a riparare in Egitto. Il governo dell'Emirato di Sicilia venne affidato ad Aḥmad ibn Yūsuf al-Akḥal, detto Ahmad II, fratello di Giafar II.

L'Emirato di Sicilia era nato fondandosi su un'economia di guerra e di rapina che poteva svilupparsi solo con continue spedizioni e scorrerie ai danni delle regioni vicine. Col passare dei decenni lo slancio verso la guerra santa, dei guerrieri appartenenti all'aristocrazia nordafricana giunta in Sicilia circa due secoli prima, si spense definitivamente e detti guerrieri si trasformarono in raffinati e gaudenti cortigiani, letterati e studiosi che rappresentavano pur sempre una minoritaria aristocrazia islamica (di origine nordafricana) contrapposta alla totalità della popolazione siciliana mal convertita all'Islam o ancora cristiana. Da questo momento in avanti, gli emiri che si succedettero non riuscirono più a porre in essere le lungimiranti e fortunate gesta che avevano caratterizzato i loro predecessori, alcuni regnarono male, altri non riuscirono più a estendere i territori come nel passato, ma anzi i vari tentativi vennero sempre più respinti da una convergenza di interessi da parte dei regni italiani di scacciare i musulmani. Si avviava così una fase di decadenza dell’emirato, anche perché le nuove generazioni di regnanti non avevano la stessa tempra dei genitori.

Nel 1037, gli Ziridi, dall'attuale Tunisia, si mossero in armi contro l'Emirato di Sicilia invadendone ampie porzioni, Ahmad II inizialmente, grazie all'aiuto dei Bizantini, riuscì a tenere testa all'invasione, ma ritiratisi questi nei loro territori oltre lo Stretto di Messina lasciarono solo Ahmad II che, rimasto indifeso, venne ucciso.

Questo disastroso scenario di guerra e grande instabilità, venutosi a creare a causa dell'invasione dei nordafricani ziridi guidati dall'emiro ʿAbd Allāh, indusse i Bizantini a ritornare in campo per tentare la riconquista della Sicilia. Nel 1038, sotto il comando di Stefano, fratello dell'imperatore Michele IV il Paflagone, le armate bizantine, rafforzate con alcune truppe, formate da normanni ed esuli lombardi, guidate dal generale Giorgio Maniace sbarcarono a Messina dilagando nel Val Demone. La spedizione, tuttavia, si concluse con un insuccesso da un punto di vista strategico, a causa della riscossa dei siculo-arabi, ma i risultati tattici conseguiti furono di grande importanza, perché veniva meno il mito dell'invincibilità degli arabi che dettero finalmente dei segni di cedimento interno su tutto il territorio siciliano.[2] Maniace poi fu richiamato in patria a causa delle invidie che le sue imprese avevano suscitato e non poté più riprendere in Sicilia le sue azioni militari. Nel suo corpo di spedizione aveva però militato il normanno Guglielmo Braccio di Ferro che, tornato tra i suoi parenti, riferì delle meraviglie dell'isola e della possibilità di farsene un dominio a scapito dei musulmani.

Cacciati gli ziridi e i bizantini, nel 1040, venne acclamato come nuovo Emiro di Sicilia Hasan II, fratello minore di Ahamad II, ucciso in battaglia tre anni prima. Il suo potere, però, risultò fortemente limitato e condizionato dall'aristocrazia (soprattutto quella palermitana) concentrata nella potente assemblea della Giamà’a. Nel 1052, il debole Ḥasan II venne deposto dai palermitani che proclamarono una sorta di "Repubblica islamica", durata vent'anni, sotto il dominio di un ristretto e potente gruppo di aristocratici.

Con la fine della Dinastia dei Kalbiti, l'Emirato di Sicilia entrò in una fase di insanabile anarchia, l'ultima della sua storia, che fu il preludio dell'avvento dei normanni Altavilla latori di una nuova gloriosa era per la Sicilia.

Contribuì alla disfatta dei siculo-arabi anche la Repubblica Marinara di Pisa, alleata degli Altavilla, che nel 1063 attaccò il porto di Palermo, nella cosiddetta impresa di Palermo, mettendo in grave difficoltà i musulmani e saccheggiando numerose navi, con un bottino che servirà anche per la costruzione della famosa cattedrale in Piazza dei Miracoli. Catania fu occupata nel 1071 nella seconda discesa normanna, e Palermo nel 1072, dopo un anno d'assedio.

L'inutile resistenza fu capeggiata da Ibn ʿAbbād conosciuto come Benavert, signore di Siracusa che resistette fino al 1086.

L'ultimo baluardo della presenza islamica in Sicilia fu Noto che, al termine di 30 anni di guerra, cadde nel 1091 nelle mani di Ruggero sovrano indiscusso della nuova Contea di Sicilia.[3]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua siciliana, Italiano regionale della Sicilia, Lingue e dialetti della Sicilia e Lingua siculo-araba.
Distribuzione delle varietà siciliane secondo la Carta dei Dialetti d'Italia di Pellegrini (1977): a) occidentale (non metafonetica); b) metafonetica centrale; c) metafonetica sud-orientale; d) orientale non metafonetica; e) messinese; f) varietà delle Isole Eolie; g) dialetto di Pantelleria.

La lingua ufficiale parlata in Sicilia è l'italiano, ma gran parte della popolazione locale parla anche il siciliano[4]. Quest'ultimo, nonostante sia riconosciuto come lingua dall'UNESCO, dall'Unione europea e da altre organizzazioni internazionali, non gode di tutela da parte dallo Stato Italiano; tale riconoscimento gli viene però dalla Regione Siciliana, che ne promuove il patrimonio linguistico nelle scuole[5]. Il siciliano è inoltre ritenuto lingua regionale ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, il cui l'articolo 1 afferma che per lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato. La Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000, ma non l'ha ancora ratificata.

Nell'isola sono presenti alcune minoranze etno-linguistiche e dialettali poco numerose, ma importanti dal punto di vista storico-linguistico: la minoranza gallo-italica della Lombardia siciliana[6][7]; la minoranza albanese, detta arbëreshe, della città metropolitana di Palermo; e quella più recente greca di Messina. La regione, inoltre, promuove la lingua dei segni italiana (LIS) con un'apposita legge regionale (n. 23/2011)[8].

Nel dominio delle tradizioni popolari rientrano le varianti della lingua siciliana, che tra l'altro furono l'unico complesso del gruppo italo-romanzo a precedere il toscano nell'elevarsi a dignità poetica e letteraria con la scuola siciliana di Federico II di Svevia, tanto da contendere al toscano, per un periodo abbastanza lungo, il primato quale lingua nazionale.

Iscrizione funebre quadrilingue (arabo, ebraico, greco e latino) del 1149 proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo di Palermo e conservata presso il museo della Zisa
Vicolo di Piana degli Albanesi, paese della città metropolitana di Palermo dove si parla l'arbëresh.

La poesia della Scuola siciliana era scritta in siciliano "illustre" perché arricchito da francesismi, provenzalismi e latinismi,[9] da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli o fino ad ora nella lingua poetica (e non) italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (es. saria per sarebbe) ai suffissi in uso in Sicilia derivati dal provenzale come -anza (es. alligranza per allegria, membranza, usanza, adunanza) o -ura (es. freddura, chiarura, verdura) e altri ancora[10][11][12] o vocaboli come il verbo sembrare per parere che per Dante era parola dotta (di origine provenzale, giunta anch'essa all'italiano attraverso la lirica siciliana).[13] La Scuola siciliana insegna una grande produttività dell'uso dei già menzionati suffissi e dei prefissi (questi ultimi per lo più derivanti dal latino) come dis-: disfidarsi, s-:spiacere, mis-: miscredere, misfare e tanti altri ancora. Erano già presenti abbreviazioni come dir (dire) o amor (amore) e altri latinismi; ad esempio la parola amuri (siciliano) si alternava con amore (latinismo).[9] Il contributo della scuola siciliana fu notevole:

«...Qualunque cosa gli italiani scrivano, viene chiamato siciliano...(tradotto)»

(Dante Alighieri, De vulgari eloquentia I, XII, 2)
Nicosia, tra i principali centri di lingua gallo-sicula

In pratica, nel siciliano possono distinguersi diverse stratificazioni: a livello fonetico si hanno incontri consonantici di orizzonte prelatino e altri che sembrano apparentarsi alle moderne lingue della zona balcanica. L'etimologia, invece, rimanda alla dominazione romana, quella bizantina e soprattutto quella araba. Per esempio, l'arabo gibel (montagna) è componente di molti toponimi: Gibilrossa, Gibilmanna, Mongibello, Gibellina. Si hanno inoltre diverse province idiomatiche in cui il siciliano s'infrange con caratteristiche locali, e isole etno-linguistiche autonome.

Per quanto concerne il patrimonio letterario popolare, va detto che l'ideazione spontanea isolana si muove nell'ambito letterario tanto su temi religiosi o moralistici quanto su soggetti profani, come nel caso dei testi epici del ciclo carolingio del famoso Teatro dei Pupi, degli strambotti in ottava siciliana, e della favolistica che, per quanto appaia ristretta nella tematica, presenta sempre uno sviluppo narrativo esemplare: avvio realistico, ingresso di elementi e fattori sovrumani ben graduato o comunque verosimile, cura attenta dei dettagli, anche nei momenti più fantastici, e una vivacità d'articolazione che non viene mai meno, sia nelle più struggenti vicende amorose o in quei racconti che s'imperniano su un umorismo talvolta sfiorante il grottesco o il surreale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Castello Maredolce alla Favara - Foto e Descrizione by Palermo Web, su www.palermoweb.com. URL consultato il 24 marzo 2021.
  2. ^ Pasquale Hamel, L'invenzione del regno: dalla conquista normanna alla fondazione del Regnum Siciliae (1061-1154), Nuova Ipsa, 2009, ISBN 978-88-7676-413-4. URL consultato il 24 marzo 2021.
  3. ^ La Sicilia araba, su www.ilportaledelsud.org. URL consultato il 24 marzo 2021.
  4. ^ La lingua italiana, i dialetti e le lingue straniere. Indagine Istat 2006 (PDF), su www3.istat.it. URL consultato il 22 febbraio 2013 (archiviato il 20 settembre 2017). (PDF)
  5. ^ Centro di studi filologici e linguistici siciliani  » Legge Regionale 31 maggio 2011, N. 9, su www.csfls.it. URL consultato il 28 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2016).
  6. ^ Aa.Vv., Enna e provincia: laghi, torri e castelli: Morgantina, Piazza Armerina, la villa romana del Casale, Touring Club Italiano, Milano 2001, p. 38., su books.google.it. URL consultato il 17 dicembre 2012 (archiviato il 5 marzo 2014).
  7. ^ Salvatore Claudio Sgroi, I galli della Lombardia siciliana, in «La Sicilia» 22 gennaio 1990, p. 3.
  8. ^ Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana (p. I) n. 47 dell'11 novembre 2011 (n. 45) (PDF), su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 18 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2017).
  9. ^ a b Zdeňka Zlinská, Scuola poetica siciliana e Iacopo da Lentini (PDF), su is.muni.cz, 2006.
  10. ^ Storia dell'italiano letterario, su docsity.com. URL consultato il 22 ottobre 2018 (archiviato il 22 giugno 2018).
  11. ^ Costanzo di Girolamo, Scuola poetica siciliana, metrica, Treccani. URL consultato il 22 ottobre 2018 (archiviato il 24 gennaio 2019).
  12. ^ La letteratura italiana prima di Dante (PDF), su istitutoprimolevi.gov.it (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2017).
  13. ^ Antonietta Bufano, parere in ""Enciclopedia Dantesca", Treccani. URL consultato il 22 ottobre 2018 (archiviato il 4 ottobre 2018).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Sicilia