Si parva licet componere magnis

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La locuzione latina si parva licet componere magnis significa «se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi»; è parte di un verso virgiliano (Georgiche, IV, 176). Il poeta scrive tali parole mettendo a confronto il lavorio delle api con quello dei Ciclopi. Nell'uso quotidiano si cita allo scopo di scusarsi preventivamente di eventuali paragoni che potrebbero apparire sproporzionati.

Già nelle Bucoliche, e precisamente nella prima Bucolica, che riporta il dialogo tra Titiro e Melibeo, Virgilio usa un'espressione simile "...Sic canibus catulos similes, sic matribus haedos noram; sic parvis componere magna solebam"[1], riferendosi in questo caso a Roma, città che ai suoi occhi "si innalza tanto sopra le altre città quanto i cipressi sul flessuoso viburno".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bucoliche, I, 22-23

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