Rudolf Rahn

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Ferdinando Mezzasoma inaugura l'anno culturale a Venezia, in mezzo ad Alfredo Cucco e Rudolf Rahn (1944)

Rudolf Rahn (Ulma, 16 marzo 1900Düsseldorf, 7 gennaio 1975) è stato un diplomatico tedesco. Ha prestato servizio durante la Repubblica di Weimar e il Regime nazista. È stato plenipotenziario del Reich e ambasciatore presso il governo della Repubblica Sociale Italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi in diplomazia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in scienze politiche e sociologia, dopo il conseguimento del dottorato fu nella Segreteria della Società delle Nazioni tra il 1925 e il 1928. Entrato al ministero degli Esteri nel 1928 fu impiegato all'Ambasciata ad Ankara.
All'avvento del nazismo aderì alla NSDAP nel 1933. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale ottenne incarichi via via di maggior responsabilità: fu inviato nella Francia di Vichy (1940-1942) divenendo un esperto nel trattare con governi collaborazionisti. Nel 1941 fu in Siria (allora Protettorato francese) per facilitare i progetti di ribellione antibritannica in Irak, successivamente fu inviato a Tunisi nel 1942 per favorire i buoni rapporti tra le truppe italiane, quelle tedesche e l'amministrazione coloniale francese e nell'agosto del 1943 a Roma[1].

Il suo ruolo nella Repubblica Sociale Italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'incarico di maggior responsabilità lo ricevette il 10 settembre 1943 quando fu nominato da Hitler Plenipotenziario civile del Reich presso il governo nazionale fascista (RSI dopo il 1º dicembre 1943). Questo ruolo gli assegnava, nel territorio occupato italiano, "una posizione predominante, mentre il comandante militare del medesimo territorio aveva competenze limitate, vale a dire 'meramente militari'"[2].

Rahn riceveva direttive dal Ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop. L'11 settembre dello stesso anno, in occasione dell'anniversario della firma del Patto Tripartito, Rudolf Rahn venne nominato anche ambasciatore del Reich presso la RSI.

In questo modo venne modificato, ma soltanto sul piano formale, il suo "status" nei confronti della Repubblica Sociale Italiana cessando il ruolo di plenipotenziario in un Paese occupato per diventare il rappresentante diplomatico in un paese alleato. Rahn ebbe un ruolo fondamentale anche nella costituzione del governo della RSI, fu lui infatti il 22 settembre 1943 a convincere il maresciallo Graziani ad accettare di diventare ministro della Guerra paventandogli il rischio che l'Italia, in assenza di un governo fascista, facesse la fine della Polonia[3].

Nella Repubblica Sociale l'ambasciatore Rahn "divenne di fatto il vero e proprio detentore del potere, contro il quale il governo italiano non era in grado di imporsi"[4] anche grazie alla stretta collaborazione con il Comandante supremo delle SS e della Polizia in Italia Karl Wolff[5].
Nel 1944 venne brevemente inviato in Ungheria dove obbligò l'ammiraglio Horthy a dare le dimissioni spianando la strada alle Croci Frecciate filonaziste[6].
Nei primi giorni di maggio del 1945 fu catturato dagli Alleati in Alto Adige come conseguenza dell'operazione Greenup.[7]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Rahn comparve come testimone al processo di Norimberga e nell'immediato dopoguerra subì un processo di denazificazione. Tornato alla vita civile fu anche direttore della Coca Cola tedesca[8].
Morì nel 1975. È autore del libro di memorie Ambasciatore di Hitler a Vichy e a Salò, pubblicato nel 1950.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, p. 103, 489 nota 9.
  2. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, p. 55.
  3. ^ Frederick William Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963, p. 559-560.
  4. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, p. 102.
  5. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, p.84-88.
  6. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, p.103.
  7. ^ (EN) O' Donnell, Patrick K. (2009). They Dared Return: The True Story of Jewish Spies Behind the Lines in Nazi Germany. Da Capo Press. ISBN 978-0-306-81800-4.
  8. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, p.489 nota 9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945,Torino, Bollati-Boringhieri, 1993, ISBN 978-88-339-2828-9
  • Rudolf Rahn, Ambasciatore di Hitler a Vichy e a Saló, Milano, Garzanti, 1950
  • Maria Keipert, cur., Biographisches Handbuch des deutschen Auswärtigen Dienstes 1871–1945, vol. 3 L–R (in tedesco), Auswärtigen Amt, Historischer Dienst, 2008, ISBN 978-3-506-71842-6, pp. 557–559
  • Frederick William Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ambasciatore tedesco in Italia
Presso la Repubblica Sociale Italiana
Successore Flag of the NSDAP (1920–1945).svg
Otto Christian Archibald von Bismarck
Incaricato d'affari
1943 - 1945 ambasciata vacante
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