Romani d'Africa

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Romani d'Africa
Afri
Afariqa
Portrait of Terence from Vaticana, Vat. lat.jpg
Ritratto del poeta romano d'Africa Terenzio
 
Luogo d'origineNordafrica (odierna Tunisia, Algeria e Libia)
LinguaLatino (Comunemente parlato nella sua variante regionale)
Berbero e Punico
Arabo maghrebino (quale risultato di una deriva linguistica)
ReligioneReligione romana, Cattolicesimo

I Romani d'Africa erano la popolazione nordafricana di cultura romanizzata e contraddistinta da specifiche varianti del latino[1], entro un periodo che va all'incirca dalla conquista romana nell'antichità a quella araba nell'Alto Medioevo.

I Romani d'Africa vivevano in tutte le città costiere dell'odierna Tunisia, Libia occidentale e Algeria orientale. Quest'area fu in seguito ribattezzata dagli Arabi col nome di Ifriqiya, direttamente mutuato da quello della provincia romana.

I Romani d'Africa erano generalmente berberi o punici romanizzati, ma comprendevano anche persone, come legionari e senatori, provenienti dalla stessa Roma o dalle diverse regioni dell'impero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Romani d'Africa adottarono all'inizio il pantheon romano durante il periodo repubblicano, ma in seguito furono fra i primi abitanti provinciali a convertirsi al Cristianesimo: fra le sue figure più note si possono citare santa Perpetua e Felicita, san Cipriano e sant'Agostino. A differenza dei cosiddetti Mauri, che abitavano perlopiù l'estremità occidentale del Nordafrica ed erano scarsamente romanizzati, Romani d'Africa quali Septimius Severus e il già menzionato Aurelius Agustinus riportavano nomi latini oltre a parlare latino.

La provincia africana era una delle più ricche, rivaleggiata solo dall'Egitto, dalla Siria e dalla stessa Italia; in conseguenza di ciò, genti provenienti da tutto l'impero vi si trasferivano. Un consistente numero di veterani dell'esercito viveva nell'Africa nordoccidentale presso lotti di terra promessi per il loro servizio.

Ciononostante, la presenza militare romana in Africa è stata relativamente esigua, consistendo di circa 28.000 truppe e ausiliari in Numidia. A partire dal secondo secolo d.C., queste postazioni furono gestite dai nativi del luogo. Una rilevante comunità di parlata latina si sviluppò da tale contesto multietnico, convivendo con le popolazioni di lingua berbera e punica.[2][3] Le forze imperiali cominciarono così ad attingere dalla popolazione locale.

Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, quasi tutta la provincia africana era stata completamente romanizzata, a detta di Mommsen nel suo The Provinces of the Roman Empire, e raggiunse elevati livelli di prosperità, che lambì parzialmente anche territori in cui risiedevano popolazioni al di fuori del limes, quali i Garamanti e i Getuli.

La popolazione romana d'Africa preservò la lingua latina e la religione cattolica fino alla conquista islamica, a partire dalla quale essa si convertì gradualmente alla religione politicamente dominante fino alla totale estinzione del cristianesimo nel Maghreb sotto la dinastia almohade, nel dodicesimo secolo. Nonostante il processo di assimilazione, il latino locale costituì una significativa parte di substrato nelle moderne varianti berbere e arabe maghrebine[4][5].

I conquistatori musulmani nel settimo secolo usarono in effetti distinguere tre distinte categorie di popolazioni nell'Africa nordoccidentale: quella straniera di Rūm (Bisanzio) e residente a Byzacena, nella quale si concentravano le elite amministrative e militari di parlata greca; i Rūm Afāriqah, cioè i Romani d'Africa, rappresentanti l'autoctona comunità di lingua latina nelle aree urbane; e infine i Barbar ( بربر ), gli agricoltori Berberi che popolavano gran parte dell'entroterra rurale[6].

«L'accettazione volontaria della cittadinanza romana da parte dei membri della classe dirigente nelle città africane ha prodotto figure quali il poeta comico Terenzio, l'oratore Frontone di Cirta, il giurista Salvio Giuliano di Hadrumetum, lo scrittore Apuleio di Madauro, l'imperatore Settimio Severo di Leptis Magna, i cristiani Tertulliano e Cipriano di Cartagine, e Arnobio di Sicca e il suo allievo Lattanzio; il dottore della Chiesa Agostino di Tagaste, l'epigrammista Lussorio della Cartagine vandala, e forse il biografo Svetonio, e il poeta Draconzio

(Paul MacKendrick, The North African Stones Speak (1969), UNC Press, 2000, p.326)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gilbert Meynier, l'Algérie des origines : de la préhistoire à l'avènement de l'islam éditions La Découverte, 2007, à partir de la page 65, chapitre : sous la domination romaine : les Romano-Africains
  2. ^ Abun-Nasr, A History of the Maghrib (1970, 1977) at 35-37.
  3. ^ Laroui mette in discussione l'opinione prevalente sulla prevalenza della lingua latina nel suo The History of the Maghrib (1970, 1977), pg. 45-46.
  4. ^ (FR) Tilmatine Mohand, Substrat et convergences: Le berbére et l'arabe nord-africain (1999), in Estudios de dialectologia norteafricana y andalusi 4, pp 99–119
  5. ^ Corriente, F. (1992). Árabe andalusí y lenguas romances. Fundación MAPFRE.
  6. ^ The muslim conquest and settlement of North Africa and Spain, Abdulwahid Thanun Taha, Routledge Library Edition: Muslim Spain p21

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]