Rifugio ai Caduti dell'Adamello

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Rifugio Ai Caduti dell'Adamello
Rifugio ai Caduti dell'Adamello.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
Altitudine3 040 m s.l.m.
LocalitàVal Rendena (TN)
CatenaAlpi Retiche meridionali - Gruppo dell'Adamello
Coordinate46°10′08″N 10°33′54″E / 46.168889°N 10.565°E46.168889; 10.565Coordinate: 46°10′08″N 10°33′54″E / 46.168889°N 10.565°E46.168889; 10.565
Dati generali
ProprietàFondazione ai Caduti dell'Adamello
Gestionecustodito
Capienza120 posti letto
Mappa di localizzazione
Sito internet

Il rifugio "Ai Caduti dell'Adamello" si trova a 3040 m s.l.m a breve distanza dal passo della Lobbia Alta, sul versante sudovest della Lobbia Alta, nel gruppo dell'Adamello, nel territorio del comune di Spiazzo (TN), in val Rendena.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il rifugio è stato inaugurato nel 2005[1][2][3][4] dopo una profonda ristrutturazione del vecchio edificio, il quale - inaugurato nel 1929 riadattando la casermetta "Giordana" - era ormai pericolante a causa dell'abbassamento del ghiacciaio.

La ricostruzione è avvenuta grazie alla Fondazione ai Caduti dell'Adamello - ONLUS, che è anche proprietario del rifugio, di cui fanno parte la Provincia autonoma di Trento, la Provincia di Brescia il comprensorio della Valcamonica, i comuni della Val Rendena, il CAI di Brescia, l'ANA ed il Parco naturale Adamello Brenta.[5]

Caratteristiche ed informazioni[modifica | modifica wikitesto]

Può ospitare 120 persone. È normalmente aperto e custodito dal 20 giugno al 20 settembre e nel periodo primaverile, per lo scialpinismo. Dispone di locale invernale sempre aperto.

È base ideale per l'accesso alle cime che circondano la "vedretta del Mandrone" e quella della Lobbia.

Presso il rifugio è attivo (2011) un innovativo impianto che sfrutta l'energia solare per produrre idrogeno, che viene immagazzinato allo stato gassoso e che poi "restituisce" l'energia al rifugio a seconda dei suoi bisogni.[6]

Accessi[modifica | modifica wikitesto]

La conca del Matarot
  • Dal rifugio Mandrone (2449 m): si raggiunge per sentiero il ghiacciaio del Mandrone, lo si attraversa e si sale con una ripida e ampia svolta a sinistra al passo della Lobbia Alta (ore 3; percorso alpinistico su ghiacciaio; F).
  • Direttamente dalla val Genova per la conca del Matarot: dalla piana di Bedole (1584 m) si prosegue verso la testata della valle; si risale la conca del Matarot seguendo il percorso segnalato (attrezzato nella parte più ripida) a destra (sinistra orografica) della cascata e della lingua terminale della vedretta della Lobbia; piegando a destra si raggiunge il passo e quindi il rifugio (ore 4,30; percorso alpinistico; F+).

Ascensioni principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Monte Adamello (3539 m): per la vedretta del Mandrone e il Pian di Neve (ore 3,15; percorso alpinistico su ghiacciaio; F).
  • Monte Fumo (3409 m): per la vedretta del Mandrone e il Pian di Neve (ore 2,15; percorso alpinistico su ghiacciaio; F).
  • Cresta Croce (3315 m): per la vedretta del Mandrone. Circa 200 m a sud della cima, a 3276 m, si trova il cannone dell'Adamello. (ore 1,30; percorso alpinistico su ghiacciaio; F).
  • Crozzon di Lares (3315 m): per la vedretta della Lobbia (ore 2,30; percorso alpinistico su ghiacciaio; F+).
  • Corno di Cavento (3315 m): per la vedretta della Lobbia, il passo di Cavento (3191 m) e la vedretta di Lares (ore 3,30; percorso alpinistico su ghiacciaio; F+).

Traversate[modifica | modifica wikitesto]

  • Al rifugio Garibaldi (2550 m) al lago del Venercolo, per la vedretta del Mandrone e il passo Brizio (3149 m); subito a nord del passo si trova il bivacco Zanon-Morelli (ore 4; percorso alpinistico su ghiacciaio, nella discesa dal passo Brizio un tratto attrezzato e pericolo di caduta sassi; F+).
  • Al rifugio Carè Alto (2459 m): attraverso la vedretta della Lobbia e il passo di Cavento (3191 m); sul passo si trova il bivacco Laeng (ore 6; percorso alpinistico su ghiacciaio, tratti attrezzati nell'attraversamento del passo di Cavento; F+).
  • Al rifugio val di Fumo (1997 m): attraverso la vedretta della Lobbia e il grande pianoro del passo della val di Fumo (3020 m circa) (ore 4,30; percorso alpinistico su ghiacciaio, poco frequentato e poco segnalato F, EE).
  • Al rifugio Prudenzini (2235 m): per la vedretta del Mandrone, il Pian di Neve e il passo di Salarno (3168 m); sul lato occidentale del passo si trova il bivacco Giannantonj (ore 4,30; percorso alpinistico su ghiacciaio; F).

Scialpinismo[modifica | modifica wikitesto]

  • Monte Adamello: per l'itinerario estivo (ore 3,15; PD).
  • Monte Fumo (3409 m): per l'itinerario estivo (ore 2,30; piccozza e ramponi; PD+).
  • Discesa del Pisgana: attraverso il passo della Valletta (3191 m) o il passo Venezia (3226 m) con discesa lungo la vedretta di Pisgana a Sozzine, Ponte di Legno (ore 1,30; PD S3).
  • Crozzon di Lares (3315 m): per la vedretta della Lobbia e il versante ovest (ore 2,30; piccozza e ramponi; AD+).
  • Corno di Cavento (3315 m): per la vedretta della Lobbia, il passo di Cavento (3191 m) e la vedretta di Lares (ore 3,30; PD).

La Grande Guerra e il cannone dell'Adamello[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima guerra mondiale il gruppo dell'Adamello fu terreno di importanti operazioni belliche. Il confine tra Regno d'Italia (a ovest, Valcamonica, Lombardia) e l'Impero austro-ungarico (a est, valli Giudicarie e Rendena, Trentino), attraversava il gruppo passando da monte Fumo, cresta Croce, monte Mandrone, punta del Castellaccio, fino al passo del Tonale.

Nella primavera del 1916 gli italiani erano attestati al rifugio Garibaldi e gli austriaci presidiavano la dorsale monte Fumo - Lobbia Alta e la dorsale Corno di Cavento - Crozzon di Folgorida, con importanti basi logistiche al rifugio Mandrone e al rifugio Carè Alto.

Il 12 aprile 1916, al comando del colonnello Giordana[7], con il capitano Nino Calvi e il tenente Attilio Calvi, gli alpini conquistarono tutta la cresta monte Fumo - Lobbia Alta, tranne il monte Fumo stesso e il passo della Lobbia Alta, che furono occupati il 17 aprile. Nelle settimane seguenti, appoggiati anche dal cannone di artiglieria che nel frattempo era stato installato al passo del Venerocolo, gli alpini presero anche la dorsale Crozzon di Folgorida - passo di Cavento.

Il trasporto del cannone 149G(149 mm è il calibro, G significa ghisa) fu un'impresa poderosa, che iniziò il 9 febbraio 1916 dalla stazione ferroviaria di Edolo (BS), in Valcamonica. Il primo giorno il cannone fu trainato da cavalli; in seguito, smontato e trasferito su appositi slittoni, fu trascinato dagli alpini che lo soprannominarono "ippopotamo". Il peso in assetto di tiro era di 6 tonnellate, la canna pesava più di 3 tonnellate. Per evitare il ribaltamento del carico, il traino doveva avvenire lungo la linea di massima pendenza. Inoltre avveniva solo di notte o quando condizioni meteorologiche cattive impedivano la visibilità al nemico; di giorno le slitte venivano coperte di neve e le loro tracce venivano cancellate. Il trasporto fu anche arrestato dalle valanghe, che causarono vittime tra i soldati. Il 17 aprile il cannone raggiunse il rifugio Garibaldi e il 27 aprile il passo del Venerocolo (3236 m), dopo aver superato 1500 metri di dislivello in 78 giorni. Dal passo entrò subito in funzione appoggiando gli attacchi alla dorsale Folgorida - passo di Cavento. L'anno successivo contribuì alla conquista del Corno di Cavento.

Papa Giovanni Paolo II e Sandro Pertini sulla vedretta del Mandrone(1984)

Il 6 giugno 1917, in una sola notte, duecento uomini lo trascinarono attraverso la vedretta del Mandrone e lo issarono sulla selletta di cresta Croce, dove ancora si trova.

Il cannone dell'Adamello è monumento nazionale.

Le visite del Papa[modifica | modifica wikitesto]

Il rifugio ospitò due volte papa Giovanni Paolo II, appassionato di montagna e di sci: nel 1984 e nel 1988. La prima volta il papa si incontrò qui con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nuova vita per il rifugio di Giovanni Paolo II, "Trentino", 11 settembre 2005, pag. 14
  2. ^ Opere per 5 milioni di euro, "Trentino", 11 settembre 2005, pag. 14
  3. ^ Era meglio spostarlo da lì, "Trentino", 11 settembre 2005, pag. 14
  4. ^ Il nuovo rifugio del Papa, "Alto Adige", 11 settembre 2005, pag. 9
  5. ^ Fondazione ai Caduti, su ana.tn.it. URL consultato il 17 gennaio 2018.
  6. ^ Provincia Autonoma di Trento, Ufficio Stampa, Comunicato n. 2050, 21 giugno 2010
  7. ^ Carlo Giordana (Moncalieri, 30 agosto 1865 - Monte Cucco, 23 giugno 1916) nel 1916 era comandante del 4' Reggimento Alpini in Adamello, col grado di colonnello. Promosso generale e trasferito all'altopiano di Asiago, morì durante una ricognizione volontaria tra le linee italiane e quelle austriache. È decorato di medaglia d'Oro al Valor Militare.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pericle Sacchi, Adamello, Vol. I, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1984
  • Pericle Sacchi, Adamello, Vol. II, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1986
  • Marcello Andreolli, R. Bazzi, Jacques Casiraghi, Sci-alpinismo in Adamello e Presanella, Bologna, Tamari Editori, 1978. ISBN 8880439987, ISBN 9788880439981
  • Carlo Meregalli, Grande Guerra sull'Adamello - Tra i ghiacciai, alla quota delle aquile, Bassano del Grappa, Tassotti Editore, 1998. ISBN 8876911499
  • Angelo Ravenni, Emilio Battisti, La guerra sul ghiacciaio, Tione, Editrice Rendena, 2009 (ristampa di testi conformi all'originale del 1933). ISBN 9788887153668

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