Rebbachisauridae

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Rebbachisauridae
Limaysaurus.jpg
Scheletro di Limaysaurus tessonei
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine † Sauropodomorpha
Infraordine † Sauropoda
Superfamiglia † Diplodocoidea
Famiglia Rebbachisauridae
Bonaparte, 1997
Generi

Rebbachisauridae è una famiglia estinta di dinosauri sauropodi diplodocoidi, vissuti dal Giurassico superiore al Cretaceo superiore, circa 150-93 milioni di anni fa (Titoniano-Turoniano), e conosciuti da resti fossili piuttosto frammentari dal Sud America, Nord America, Africa ed Europa.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

I rebbachisauridi sono dinosauri sauropodi e, come tutti gli appartenenti a questo gruppo di animali, possedevano corpi voluminosi sostenuti da arti colonnari, colli allungati e code ancor più lunghe. La descrizione appena fatta, però, deve tener conto dell'estrema frammentarietà dei resti attribuiti alle specie di questa famiglia, conosciuta principalmente per scheletri largamente incompleti rinvenuti in Africa, Sudamerica, Nordamerica e forse Europa.

Lo specialista di sauropodi Jack McIntosh, nel 1990, incluse il primo genere conosciuto, il sauropode gigante nordafricano Rebbachisaurus all'interno della famiglia Diplodocidae, sottofamiglia Dicraeosaurinae, sulla base di alcune caratteristiche scheletriche. Con la scoperta negli anni successivi di una serie di forme aggiuntive, divenne chiaro che i rebbachisauri costituivano un gruppo distinto di dinosauri, e nel 1997 il paleontologo argentino José Bonaparte nominò la famiglia Rebbachisauridae. Whitlock, nel 2011 definì due nuove sottofamiglie, Nigersaurinae e Limaysaurinae, all'interno di Rebbachisauridae.

Di seguito è riportato un cladogramma dello studio di Fanti et al. (2013), che si basa sul precedente studio di Carballido et al. (2012):[2]

Rebbachisauridae
 

Amazonsaurus


 
 

Histriasaurus


 

Zapalasaurus


 
 

Comahuesaurus


 
Limaysaurinae
 

Rayososaurus


 

Rebbachisaurus


 
 

Cathartesaura


 

Limaysaurus




Nigersaurinae
 

Nigersaurus


 
 

Demandasaurus


 

Tataouinea








Cladogramma successivo agli studi di Fanti et al. (2015):[3]

Rebbachisauridae
 

Amazonsaurus


 
 

Zapalasaurus


 

Histriasaurus


 

Comahuesaurus


Khebbashia
Limaysaurinae
 

Cathartesaura


 

Limaysaurus



Rebbachisaurinae
 

Katepensaurus


 
 

Nigersaurus


 
 

Rebbachisaurus


 

Demandasaurus


 

Tataouinea








Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la maggior parte delle autorità del settore sia d'accordo nel ritenerli diplodocoidi, i rebbachisauridi non possiedono le vertebre cervicali biforcute che caratterizzano i diplodocidi e i dicreosauridi (le altre famiglie che compongono il clade) e per di più mancano i caratteristici chevron "doppi" (da qui il nome diplodocidi). Per queste ragioni i rebbachisauridi sono considerati più primitivi delle altre due famiglie. Non è noto, inoltre, se anche i rebbachisauridi possedessero le particolari "code a frusta" degli altri due taxa.

I rebbachisauridi si distinguono dagli altri sauropodi per le alte vertebre (molto simili a quelle dei dicreosauridi, ma più primitive) e per la caratteristica dentatura, che presenta un'angolo basso, sfaccettature interne e smalto asimmetrico.

Inoltre, almeno alcune forme, come Nigersaurus, possedevano batterie di denti, caso unico tra i sauropodi. Questo adattamento si sviluppò tre volte, del tutto indipendentemente, tra i dinosauri: oltre ai rebbachisauri, anche negli adrosauri e nei ceratopsi.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Al momento, i rebbachisauri sono noti fino all'inizio del Cretaceo superiore; a meno che i nemegtosauridi siano diplodocoidi (anziché titanosauri), i rebbachisauridi rappresentano gli ultimi rappresentanti di questo clade, e vissero contemporaneamente ai sauropodi titanosauri per un certo tempo nel corso del Cretaceo superiore. Comunque, i rebbachisauri non sono noti negli ultimi strati del Cretaceo, a meno che la ben nota mascella attribuita al titanosauro Antarctosaurus non risulti appartenere a un rebbachisauride sopravvissuto. Grazie alla recente descrizione di Limaysaurus e Cathartesaura, sembra che i rebbachisauri fossero piuttosto comuni verso l'inizio del Cretaceo superiore in Sudamerica. In Croazia, una vertebra denominata Histriasaurus boscarollii e rinvenuta in strati del Cretaceo inferiore, potrebbe rappresentare un insolito rebbachisauride spintosi verso i continenti settentrionali. Un altro rebbachisauride, Demandasaurus, è stato ritrovato in Spagna: queste due forme europee dimostrano una migrazione dei rebbachisauridi verso l'Europa, attraverso un meccanismo che è stato denominato "arca di Noè"[4]: parte di ciò che oggi è nota come Italia (la Placca Apuliana) era un frammento di Gondwana che si separò e alla fine collise con l'Europa meridionale, diventando a tutti gli effetti parte del Laurasia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paul C. Sereno, Jeffrey A. Wilson, Lawrence M. Witmer, John A. Whitlock, Abdoulaye Maga, Oumarou Ide, Timothy A. Rowe, Structural Extremes in a Cretaceous Dinosaur, in Tom Kemp (a cura di), PLoS ONE, vol. 2, nº 11, 2007, pp. e1230, DOI:10.1371/journal.pone.0001230, PMC 2077925, PMID 18030355.
  2. ^ José Luis Carballido, Leonardo Salgado, Diego Pol, José Ignacio Canudo e Alberto Garrido, A new basal rebbachisaurid (Sauropoda, Diplodocoidea) from the Early Cretaceous of the Neuquén Basin; evolution and biogeography of the group, in Historical Biology, vol. 24, nº 6, 2012, pp. 631–654, DOI:10.1080/08912963.2012.672416.
  3. ^ F. Fanti, A. Cau, L. Cantelli, M. Hassine e M. Auditore, New Information on Tataouinea hannibalis from the Early Cretaceous of Tunisia and Implications for the Tempo and Mode of Rebbachisaurid Sauropod Evolution, in PLOS ONE, vol. 10, nº 4, 2015, pp. e123475, DOI:10.1371/journal.pone.0123475, PMC 4414570, PMID 25923211.
  4. ^ McKenna M.C., Sweepstakes, filters, corridors, Noah's arks, and beached Viking funeral ships in paleogeography, in D.H. Tarling e S.K. Runcorn (a cura di), Implications of Continental Drift to the Earth Sciences, Londra e New York, Academic Press, 1973, pp. 295–308.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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