Praetexta

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La Praetexta (o per esteso fabula praetexta) è il nome usato nella letteratura latina per la tragedia di argomento romano, in opposizione a fabula crepidata o fabula cothurnata e anche alla fabula palliata[1], cioè la tragedia di argomento greco, spesso una traduzione delle opere di Eschilo, Sofocle, Euripide. Deriva il suo nome dalla toga praetexta, cioè listata di porpora, che veniva indossata da adolescenti, magistrati e sacerdoti. Si trattava quindi di un capo di vestiario precipuamente romano.

Contesto storico

Il primitivo teatro latino fu caratterizzato dall'improvvisazione, come nei fescennini o nell'atellana, forme di teatro popolare più libere e licenziose del dramma costruito nella fabula praetexta. Solo con Livio Andronico si passò a una forma di teatro di tipo professionale, con sceneggiature scritte e attori professionisti.

Ben presto, però, si tentò di creare un teatro proprio, che non dipendesse esclusivamente da quello greco e così si pensò ad argomenti tragici tratti dalla storia nazionale.

A causa del contesto di Roma e della sua morale, gli scrittori avevano seri limiti a ciò che potevano scrivere. Ciò portò a un maggiore successo delle tragedie (e commedie) ambientate in Grecia, dove la mancanza dei costumi rigidi del Mos Maiorum lasciava spazio a eventi immorali.

Origini

La praetexta, dramma storico nazionale, è stata inventata da Gneo Nevio (269? - 204 a.C.), il secondo drammaturgo romano, peraltro di origini italiche, autore anche del primo poema epico romano Bellum poenicum. Delle sue opere restano solo frammenti e il ricordo del suo litigio con la famiglia dei Metelli e poi addirittura con Scipione l'Africano, per cui dovette lasciare Roma e stabilirsi ad Utica dove morì probabilmente nel 204 a.C. Clastidium e Romulus o Alimonium Romuli et Remi sono i titoli superstiti delle sue Pretextae, conservateci in frammenti. La prima di queste due opere era dedicata alla omonima battaglia del 222 a.C.: questo fatto implicava un elemento di grande novità, ossia la messa in scena di argomenti di attualità storica e politica; Il secondo titolo allude invece alla fondazione di Roma ed era un'opera verosimilmente incentrata sulle vicende dei suoi due mitici fondatori, Romolo e Remo, allattati dalla lupa. Già in questi due soli titoli si coglie la caratteristica eterogeneità della praetexta rispetto alla palliata: le tragedie greche, infatti, trattavano quasi tutte argomenti mitologici e sappiamo che il tragediografo Frinico fu severamente multato per aver rappresentato sulla scena una vicenda contemporanea.

L'unica Praetexta giunta intatta sino a noi è Octavia, tradizionalmente attribuita a Seneca, ma probabilmente opera di un tardo imitatore. Inoltre abbiamo frammenti di opere composte da Quinto Ennio (Ambracia, Sabinae), Marco Pacuvio (Paulus), Lucio Accio (Brutus e Decius vel Aeneadae) e Pomponio Secundo, cui qualcuno attribuisce l'Octavia.

Note

  1. ^ Tale tipo di commedia di argomento greco viene chiamata fabula palliata perché il pallium era un mantello corto tipico dell'abbigliamento greco.

Collegamenti esterni