Pittaco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Busto di Pittaco, Parigi, Louvre

Pittaco (Mitilene, 650 a.C. circa – 570 a.C. circa) è stato un filosofo greco antico, considerato uno dei Sette Sapienti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie sulla sua vita ci sono note soprattutto dalla biografia di Diogene Laerzio, che lo dice figlio di Irradio, un tracio.[1]

Partecipò alle lotte civili per il controllo del governo di Mitilene: insieme con i fratelli del poeta Alceo, Antimenide e Cici, guidò la congiura che rovesciò la tirannia di Melancro, intorno al 612 a.C.[2]

Guidò subito dopo le guerre contro gli Ateniesi: la leggenda sostiene che avrebbe ucciso a singolar tenzone il generale ateniese Frinone, avvolgendolo in una rete.[3] A capo di Mitilene subentrò Mirsilo, alleato di Pittaco, secondo quanto riferisce un frammento di un carme di Alceo.[4] Alla morte di Mirsilo, nel 590, Pittaco gli succedette come esimneta, assumendo il potere in città e detenendolo per dieci anni prima di ritirarsi a vita privata.

Sua moglie era sorella di Dracone, aristocratica, che lo trattava con alterigia, perché di condizione superiore alla sua.[5] A questo proposito, un epigramma di Callimaco riporta che a un giovane che gli domandava quale donna si dovesse sposare, se di condizione simile o superiore alla propria per nascita e ricchezze, Pittaco indicasse un gruppo di ragazzi invitandolo a seguire i loro consigli. Il giovane vide che i ragazzi, nei loro giochi con le trottole, dicevano: "Avanza dietro le loro orme!" e "Prendi quella alla tua portata!" e così capì chi scegliere.[6]

Si dice che abbia perdonato l'assassino di suo figlio Tirreo, dicendo che "Il perdono è migliore del pentimento"[7] e abbia fatto rilasciare il poeta Alceo, suo avversario politico,[8] dicendo che "Il perdono è migliore della vendetta".[9] Dimostrò disinteresse per le ricchezze: quando Creso, re di Lidia, gli offrì dei beni, rifiutò dicendo che aveva già il doppio di quanto gli bisognasse, avendo ereditato dal fratello, morto senza figli.[10] Analogamente, quando i suoi concittadini gli offrirono molte migliaia di acri di terreno, Pittaco ne accettò solo un centinaio.[11]

Emanò una legge che aumentava le pene per i reati commessi in stato di ubriachezza;[12] compose un'opera, In difesa delle leggi e circa seicento versi elegiaci; si ricorda un carme:[13]

« Con l'arco e la faretra colma di frecce

Bisogna avanzare contro il vizioso
Nulla di vero dice la sua lingua
Se ha doppiezza di pensiero nel cuore. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Suida, Π 1659 Adler, riporta due possibili nomi per il padre di Pittaco: Caico o Irradio.
  2. ^ Suida, Π 1659 Adler; Diogene Laerzio, I, 74.
  3. ^ Suida, Π 1659 Adler; Diogene Laerzio, I, 74; Plutarco, Sulla malignità di Erodoto, 15 (Moralia 858 a-b); Strabone, Geografia, XIII, 1, 38.
  4. ^ Alceo fr. 70 Lobel-Page.
  5. ^ Diogene Laerzio, I, 81.
  6. ^ Callimaco fr. 1 Pfeiffer = Antologia palatina, VII, 89.
  7. ^ Diogene Laerzio, I, 76, che cita la notizia dai Memorabilia di Panfila.
  8. ^ Pittaco è attaccato in vari frammenti di Alceo: ad esempio 129 Lobel-Page, 348 Lobel-Page. Si veda anche la notizia riportata in Diogene Laerzio, I, 81 (= Alceo fr. 429 Lobel-Page) e in Plutarco, Questioni conviviali VIII, 6, 3 (Moralia 726 b).
  9. ^ Diogene Laerzio, I, 76.
  10. ^ Diogene Laerzio, I, 75.
  11. ^ Cornelio Nepote, Trasibulo, 4.
  12. ^ Aristotele, Politica, II, 9, 1274b 18.
  13. ^ Diogene Laerzio, I, 78.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN22528281 · LCCN: (ENnr91022040 · GND: (DE102403503 · CERL: cnp00285571