Pelle d'asino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pelle d'Asino che fugge dal castello paterno. Incisione di Gustave Doré

Peau d'âne ("Pelle d'asino") è il titolo di una fiaba popolare francese, resa celebre dalla versione che ne fu fatta da Charles Perrault. Essa venne pubblicata per la prima volta nel 1694, e venne in seguito integrata nei I racconti di mamma l'oca (Contes de ma mère l'Oye) nel 1697[1].

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Una regina si ammala, muore e il re suo marito per risposarsi sceglie la sorella della moglie. Per sfuggire a questa unione la fanciulla, su consiglio della sua madrina, chiede al re come dote degli abiti irrealizzabili (uno color della luna, uno color del sole, uno color del cielo), ma il re riesce sempre a procurarglieli. Allora la principessa chiede al re la pelle dell'asino magico la cui lettiera, anziché essere coperta di sterco, è coperta ogni giorno di nuove monete d'oro, sicura che egli non acconsentirà mai. Invece la pelle dell'asino magico le viene recapitata senza indugio. La fanciulla fugge dal castello, rivestita solo della pelle d'asino, mentre un baule con i suoi tre vestiti la segue viaggiando sottoterra, grazie a un incantesimo della fata madrina.

Dopo aver viaggiato a lungo, la ragazza viene presa a servizio come guardiana di pecore e polli in una fattoria in un altro reame. È così sporca e ripugnante che tutti i servi si prendono gioco di lei chiamandola Pelle d'Asino, ma è altrettanto brava e diligente, così la padrona le si affeziona e la protegge. La principessa continua a rimanere nascosta, ma decide di lavarsi e di indossare i suoi magnifici vestiti per ogni occasione di festa. Un giorno il principe ereditario, venendo da una battuta di caccia, si ferma alla fattoria per pranzare. Mentre passeggia nei dintorni, sbircia nel tugurio isolato dove vive Pelle d'Asino e vede la principessa bellissima e magnificamente abbigliata. Intimidito, si ritira, ma non riesce a non pensare alla visione, tanto che cade ammalato. Davanti alle suppliche della madre e del padre perché dica la causa della sua malattia, il principe chiede una focaccia fatta da Pelle d'Asino. Perplessi, ma desiderosi di far guarire il figlio, i sovrani ordinano a Pelle d'Asino di cucinare una focaccia e lei - per caso, o forse perché anche lei ha visto il principe e si è innamorata? - lascia cadere un anello nell'impasto. Il principe mangia voracemente e trova l'anello, che rinsalda il suo amore facendolo cadere più ammalato di prima.

Timoroso di rivelare ai propri genitori l'amore per Pelle d'Asino, chiede che venga indetto un bando (analogo a quello di Cenerentola), in base al quale egli sposerà solo la fanciulla alla quale calzerà l'anello. Dopo aver passato in rassegna tutte le ragazze del regno, viene chiamata anche Pelle d'Asino. La comparsa della sua mano bianca e affusolata al di sotto della sudicia pelle lascia tutti di stucco, e ancora di più la rivelazione di una splendida fanciulla abbigliata regalmente. Immediatamente, il principe la chiede in moglie e re e regina sono ansiosi di favorire le nozze, ma la principessa pone come condizione il consenso del padre. Questi, ormai guarito dalla sua folle ossessione e risposato, viene invitato alle nozze e acconsente di buon grado.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

I temi centrali del racconto sono la sporcizia che la fanciulla sente su di sé, e qui viene materializzata dalla pelle d'asino, l'abito ripugnante che ella decide di indossare, divenendo di conseguenza essa stessa un essere sudicio.

In alcune versioni del racconto, l'asino la cui pelle è indossata dalla principessa era un asino fatato che defecava monete d'oro e procurava al re la ricchezza. L'ultimo abito richiesto al re dalla principessa per la sua dote è proprio la pelle di quest'asino, il che costituisce un grosso sacrificio per il padre, che comunque accontenta ugualmente il desiderio della figlia.

Come nella Bella addormentata, il percorso che condurrà il principe azzurro fino alla principessa ed alla sua liberazione sarà lungo e tormentato. Come in Cenerentola, l'identità della principessa sarà rivelata provando qualcosa su di lei: un anello che si adatterà solo al dito più fine (così come la scarpetta di Cenerentola), segno di giovinezza, bellezza e purezza.

La prova conclusiva permetterà al principe di eliminare ogni relazione "impropria" rispetto alla "normalità":

  • donne troppo anziane (dito troppo grosso);
  • ragazzine (dito troppo piccolo);
  • donne di condizione inferiore ("mésalliance").

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Fortuna in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto di Pelle d'asino viene ricordato anche nelle fiabe di La Fontaine con un distico che in Francia è tuttora molto noto:

(FR)

« Si Peau d’âne m’était conté
J’y prendrais un plaisir extrême
 »

(IT)

« Se mi raccontassero Pelle d'asino
ne trarrei estremo piacere »

(La Fontaine, "Le Pouvoir des Fables" (Fables, libro VIII, 4))

Da questi versi è stata tratta una locuzione "si ... m'était conté" ("se mi raccontassero..."), che è oggi diffusissima in Francia come titolo di qualunque scritto o documentario che illustra qualcosa, un po' come "tutto quello che avreste voluto sapere su...", o simili. Si vedano ad esempio i due film di Sacha Guitry Si Versailles m'était conté (1954) e Si Paris nous était conté (1955) o la canzone Et Si Vieillir M'était Conté di Mylène Farmer (1999), fino all'album Sibérie m'était contéee di Manu Chao (2004).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Charles Perrault, Donkeyskin, University of Pittsburgh. URL consultato il 7 giugno 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]