Pazzi

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Stemma dei Pazzi
Lo stemma dei Pazzi con due delfini simmetrici girati verso l'esterno e le croci d'oro in campo azzurro; questo di Palazzo Pazzi è attribuito a Donatello

Quella dei Pazzi fu una nobile famiglia di centrale importanza nella storia di Firenze.

Storia familiare

L'ascesa sociale

Ranieri de' Pazzi viene generalmente indicato come l'antenato che da Fiesole si trasferì a Firenze verso l'XI secolo. Il primo personaggio di rilievo è il leggendario Pazzino de' Pazzi, cavaliere crociato che, grazie alla sua prodezza nell'assedio di Gerusalemme durante la prima crociata ottenne le tre schegge del Santo Sepolcro che ancora oggi sono usate per far scaturire la scintilla che accende la fiamma usata per la festa dello Scoppio del Carro.

I Pazzi crebbero in fortuna e prestigio come altre famiglie fiorentine, dedicandosi al commercio e alla finanza, con una notevole bravura che permise loro di arricchirsi notevolmente. Politicamente guelfi, tra i loro componenti si distinse anticamente Jacopo detto del Vecco o del Neca che partecipò alla Battaglia di Montaperti venendo ucciso negli scontri. La generazione successiva abbracciò la causa dei guelfi neri, allenadosi ai Donati. Il figlio di Jacopo, Pazzino, fu pure un uomo d'armi e andò al seguito di Carlo di Valois dopo che questi lasciò Firenze. Esisteva anche una famiglia omonima nel Valdarno, ma ghibellina, dei quali i Pazzi di Firenze non vollero mai stabilire (o ricercare) legami di parentela.

Molti anni prima della Congiura dei Pazzi si era contato un traditore in famiglia: è Carlino de' Pazzi citato da Dante nel nono cerchio dell'Inferno, quello dei traditori della patria. Nello stesso canto è citato anche Camicione de' Pazzi, ma egli appartenne alla famiglia del Valdarno (come anche il "ladrone" Rinieri de' Pazzi, in Inf XII 137).

Nel 1429 Andrea de' Pazzi commissionò a Filippo Brunelleschi un cappella nel complesso di Santa Croce: completata verso il 1450 è una delle più armoniose e celebri realizzazioni del primo Rinascimento, la Cappella dei Pazzi.

Il crollo: la Congiura dei Pazzi

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Congiura dei Pazzi.
Nelle decorazioni di Palazzo Pazzi si vedono le tre lune, antico simbolo della famiglia, assieme ai piccoli vasi contenenti il "fuoco sacro"

In questo periodo la famiglia dei Pazzi raggiunse l'apogeo del prestigio. Erano imparentati con le più nobili e ricche famiglie fiorentine (compresi i Medici, dal matrimonio del 1469 tra Guglielmo de' Pazzi e Bianca de' Medici, sorella di Lorenzo); possedevano un lussuoso palazzo in città, progettato da Giuliano da Maiano, e la Villa La Loggia sulla via Bolognese, comprata dalla famiglia Latini; avevano un banco tra i più floridi della città, che dopo l'elezione di Papa Sisto IV (1471) aveva ottenuto il governo delle finanze pontificie esautorando i Medici, che avevano tenuto questo incarico per quasi un secolo.

Sebbene i Pazzi sostenessero che questo cambio di preferenza era dovuto solo ai loro meriti commerciali, non a scorrettezze, questo fu il primo degli attriti tra le due famiglie.

In seguito ci fu la questione dell'eredità del suocero di Giovanni de' Pazzi: Lorenzo de' Medici, tramite la magistratura che, come signore di fatto della città, controllava con giudici fidati, fece promulgare una legge che impedì che l'eredità andasse a Giovanni, facendo sì che quella grande somma di denaro non andasse a incrementare le risorse dei Pazzi, che ormai temeva come suoi maggiori rivali. Inoltre li teneva lontani dalle cariche politiche, non ritenedoli uomini di sua fiducia.

I Pazzi, soprattutto alcune teste calde come Jacopo e Francesco de' Pazzi si sentirono sempre più minacciati dal Magnifico e dalla sua famiglia, tanto da maturare l'idea di eliminare fisicamente quello che vedevano come un tiranno.

Ai Pazzi, che desideravano elminare anche il fratello di lorenzo, Giuliano, per non lasciare possibili successori, si unirono presto altri congiurati, tra i quali lo stesso Papa Sisto IV, che vedeva in Firenze una terra dove far mettere le mani ai suoi nipoti, e Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, in lotta contro i Medici per non aver ottento la più prestigiosa cattedra fiorentina. In realtà non si sa bene dove e da chi nacque l'idea della congiura vera e propria... forse a Roma piuttosto che a Firenze, essendoci implicato un personaggio tanto importante come il papa stesso.

In ogni caso l'errore più grave dei congiurati fu quello di aver completamente frainteso il ruolo che il popolo fiorentino avrebbe avuto: all'atto della congiura, il 26 aprile 1478, quando Giuliano moriva in una pozza di sangue in Santa Maria del Fiore e Lorenzo era vivo ma ferito, quando gli uomini guidati da Jacopo de' Pazzi arrivarono in piazza della Signoria gridando "Libertà!" i fiorentini invece di esultare si accaniscono contro di lui e i suoi uomini, in un'incontenibile movimento popolare che dal Duomo a tutta la città si accanisce contro i congiuranti, che nel giro di una giornata pendono impiccati alle finestre di Palazzo Vecchio.

Tutti i fratelli Pazzi vennero imprigionati a vita a Volterra, mentre il più sfortunato fu Renato de' Pazzi, che sebbene contrario alla congiura, tentò di mettersi in salvo dalla folla inferocita, ma fu catturato e impiccato.

Lorenzo fu molto severo: proibì a chiunque di sposarsi con un familiare dei Pazzi (norma che comunque venne abolita dopo pochi anni) e fece cancellare da tutta la città il nome e i simboli dei Pazzi.

La rinascita

La risposta di Lorenzo fu dura: non fece niente per fermare il popolo che faceva giustizia sommaria dei responsabili, mentre poco tempo dopo tutta la famiglia dei Pazzi veniva imprigionata o esiliata. Solo dopo la morte di Lorenzo, a partire dal 1494 si permise a coloro che erano stai estranei alla congiura di rientrare in città, riprendere le loro antiche proprietà, compreso il Palazzo Pazzi e riaccedere alle cariche politiche. Si distinsero in quel periodo il genero di Lorenzo, Guglielmo dei Pazzi, valido uomo politico e ambasciatore, e suo figlio Cosimo, arcivescovo di Firenze dal 1508 al 1513, mentre Raffaele de' Pazzi fu un famoso capitano di ventura al servizio di Papa Giulio II.

In seguito la famiglia non arrivò mai alla ricchezza e al prestigio di prima della congiura, ma si allineò comunque alle altre grandi famiglie patrizie cittadine: rispettose del potere mediceo e impegnate nei propri affari, ormai sempre più mirati ai possedimenti terrieri dopo la generale crisi dei commerci e delle manifatture dalla fine del Cinquecento. Numerosi furono i cavalieri dell'Ordine di Santo Stefano, gli uomini politici, gli uomini d'arme e di chiesa (soprattutto monaci e monache, due vescovi di Sarno, nessun cardinale).

Sul finire del XVI secolo un nuovo motivo di grande vanto fu la vita di Maria Maddalena de' Pazzi, suora carmelitana famosa per le sue visioni estatiche, santificata poco dopo la morte: una delle sante che più profondamente influenzò la sensibilità religiosa della Firenze del Seicento, annoverata tra i più importanti santi cittadini.

Albero genealogico

La famiglia fu molto numerosa. Sono riportate solo le personalità principali.

Ranieri de' Pazzi
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Pazzino de' Pazzi
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Ildebrando de Pazzo (fine XI-inizi XI secolo), notaio imperiale a Firenze
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└─Pazzo de' Pazzi (vivente nel 1178)
  │
  ├─Ranieri de' Pazzi (1178 circa - post 1206)
  │ │
  │ └─Uguccione de' Pazzi (nato prima del 1203)
  │   │
  │   ├─Giacchinotto de' Pazzi (m. post 1315)
  │   │
  │   ├─Cherico de' Pazzi detto “il Vecchio”
  │   │
  │   └─Pazzo de' Pazzi
  │     │
  │     └─Carlone de' Pazzi
  │       │
  │       ├─Uguccione de' Pazzi  -> ramo estinto nel 1700
  │       │
  │       └─Carlino de' Pazzi (m. 1348), cavaliere, citato da Dante nell'Inferno
  │
  ├─Uguccione de' Pazzi (m. prima del 1178)
  │ │
  │ └─Aldobrandino de' Pazzi (vivente nel 1209)
  │    │
  │    └─Jacopo de' Pazzi il vecchio (m. 1260)
  │       │
  │       └─Pazzino de' Pazzi (m. 1312)
  │          │
  │          └─[6 generazioni...] ->altri rami estinti nel 1766
  │             │
  │             └─Camillo de' Pazzi (1535-1597)
  │                │
  │                └─Santa Maria Maddalena de' Pazzi (1566-1607)
  │
  └─Schiatta de' Pazzi (m. prima del 1188)
     │
     └─Gerardo de' Pazzi
        │
        └─Ubertino de' Pazzi (vivente tra il 1227 e il 1250)
           │
           └─Giano de' Pazzi (vivente tra il 1289 e il 1310)
              │
              └─Guidotto de' Pazzi (m. 1348 durante la peste)
                 │
                 └─Guglielmo de' Pazzi
                    │
                    └─Andrea de' Pazzi (1372-1445), committente di Brunelleschi
                       │
                       ├─Antonio de' Pazzi (1410-1458)
                       │ │
                       │ ├─Guglielmo de' Pazzi (1437-1516) sposò Bianca de' Medici
                       │ │ │
                       │ │ ├─Cosimo de' Pazzi (1514-1595) Arcivescovo di Firenze
                       │ │ │
                       │ │ └─Alessandro de' Pazzi (1483-1530)
                       │ │    │
                       │ │    └─Cosimo de' Pazzi (1514-1595)
                       │ │       │
                       │ │       └─Francesco de' Pazzi (1559-1619)
                       │ │          │
                       │ │          └─>Unico ramo tutt'ora esistente
                       │ │
                       │ ├─Giovanni de' Pazzi (1439-1481)
                       │ │ │
                       │ │ └─Raffaele de' Pazzi (1471-1512) condottiero
                       │ │
                       │ └─Francesco de' Pazzi (1444-1478) implicato nella Congiura dei Pazzi
                       │ 
                       ├─Jacopo de' Pazzi (m. 1478) implicato nella Congiura dei Pazzi
                       │
                       └─Piero de' Pazzi (1416-1464)
                          │
                          └─Renato de' Pazzi (1442-1478)  implicato nella Congiura dei Pazzi

Curiosità

La follia del gesto della Congiura ha fatto pensare a taluni che l'aggettivo pazzo derivasse proprio da questo episodio. In realtà la parola è più antica e di etimo incerto: alcuni la fanno risalire al latino patiens, insofferente, altri al greco pathos inteso come infermità d'animo, altri ancora all'antico alto tedesco, dove esiste la parola parjan con il senso di infuriarsi.

Voci correlate

Bibliografia

  • Le grandi famiglia di Firenze, Marcello Vannucci, Newton Compton Editori, 2006.

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