Paul Donald MacLean

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Paul Donald MacLean

Paul Donald MacLean (Phelps, 1º maggio 1913Potomac, 26 dicembre 2007) è stato un medico e neuroscienziato statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Terminate le scuole superiori aveva progettato di studiare filosofia, ma in seguito decise di dedicarsi alla medicina, in modo da potere aiutare chi aveva bisogno e contemporaneamente approfondire i suoi studi riguardo alle funzioni psicologiche del cervello. Si iscrisse, quindi, all'Università di Yale. Iniziò a occuparsi del sistema nervoso, ma rimase così insoddisfatto che decise di preparare la sua tesi di laurea, discussa a Yale nel 1940, sulle malattie cardiovascolari.

Paul MacLean è stato sposato con Alison Stokes, morta all'età di sessantaquattro anni. I due coniugi hanno vissuto insieme a Mitchellville e sull'isola di Grindstone, vicino a Clayton (N.Y). P. D. MacLean ha avuto cinque figli, di cui Alison Cassidy, Alexander, David, un endocrinologo, James e Paul Jr. Ha avuto un fratello, Burton MacLean, e tredici nipoti.[1]

Durante la seconda guerra mondiale P. MacLean decise di garantire il proprio contributo al General Hospital (negli Stati Uniti). L'ospedale ospitava mille posti letto.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il neuroscienziato ha ottenuto riconoscimenti e gratificazioni per le sue attività. Nel 1964 ha ricevuto il riconoscimento per la Ricerca sulle Malattie Mentali e Nervose e nel 1986 un premio da parte dell'Accademia delle Scienze Mediche.[1]

Ricerche[modifica | modifica wikitesto]

Paul D. MacLean è noto per aver introdotto nel campo della scienza la teoria del triune brain, "cervello trino", per studiare lo sviluppo dell'encefalo e scoprire come la parte razionale di questo potesse relazionarsi con la parte più aggressiva, brutale. Il medico inizia ad interessarsi anche al funzionamento vero e proprio del cervello e del controllo che esso ha riguardo alle emozioni. Ha messo in pratica i suoi studi su alcuni pazienti affetti da epilessia e su alcuni animali, quali gatti e scimmie; riuscì così a conoscere, attraverso i risultati registrati, alcuni comportamenti soggettivi, come l'aggressività.[1]

Altro concetto per cui P. D. MacLean è molto conosciuto è quello di sistema limbico: proposto nel 1952, con l'intento di far luce sulla funzione di autoconservazione. Il sistema limbico permette la ricerca e l'acquisizione del cibo e l'abilità di rimanere a distanza da situazioni funeste e pericolose per l'uomo stesso. Il cervello limbico rappresenta una parte flessibile del cervello umano, in quanto permette all'uomo di adattarsi a qualsiasi situazione e a qualsiasi ambiente; esso è impegnato a mantenere sotto controllo i comportamenti affettivo-emotivi. In questo modo tutte le informazioni e gli stimoli che provengono dall'ambiente circostante e anche da tutto ciò che proviene dall'ambiente interno, somatico, vengono regolati dalle emozioni[2].

L'ipotesi del cervello trino[modifica | modifica wikitesto]

La teoria del "cervello trino" (trium brain o cervello tripartito) è stata ideata dal neuroscienziato, nel 1962, con lo scopo di descrivere le funzioni evolutive dell'encefalo. Queste tre zone, secondo Paul D. MacLean rispecchiano le fasi di evoluzione dei vertebrati; infatti esse corrispondono al cervello dei rettili o complesso R (tronco encefalico), quello dei mammiferi antichi o primitivi(paleo-encefalo) e quello dei mammiferi recenti o evoluti (neocorteccia).
Paul Donald MacLean ha suddiviso il cervello in tre sezioni:

  • cervello rettiliano, chiamato così perché simile per anatomia e funzioni al cervello dei rettili: rappresenta la parte più antica del cervello, infatti risale a 500 milioni di anni fa,[3] e oltre alla regolazione delle attività riflesse, contiene funzioni istintive necessarie per la sopravvivenza, come la scelta e la difesa del territorio, ma anche altre forme quali la lotta, la fuga, l'appagamento dei bisogni fisiologici e il comportamento sessuale. Questa parte è costituita dal midollo spinale,il tronco encefalico,il talamo,i nuclei ipotalamici e ipofisari,parte del mesencefalo con il nucleo caudato, il putamen, il globus pallidus.
  • cervello limbico o cervello paleo-mammaliano: è più recente rispetto al cervello rettiliano, in quanto si forma tra i 300 e 200 milioni di anni fa[3]. Questa zona è considerata più flessibile del cervello rettiliano ed è riservata principalmente alle emozioni, come rabbia e paura e al comportamento di autoconservazione, cioè l'istinto di nutrirsi e di proteggersi dai pericoli dell'ambiente esterno: questo è stato dimostrato attraverso osservazioni di pazienti affetti da epilessia, in quanto durante una scarica epilettica essi provavano sensazioni come fame, sete, nausea, senso di soffocamento e accelerazione cardiaca.Il sistema limbico è formato dai bulbi olfattivi, il fornice, l'ippocampo, l'amigdala, il giro cingolato.
  • cervello neocorticale o cervello neo-mammaliano: la neocorteccia è la parte più recente, infatti appare 200 milioni di anni fa nei primati umani[3]. Il cervello neocorticale è la sede dove sviluppa il pensiero critico ed il linguaggio, la capacità di adattamento, di apprendimento e di pianificazione a lungo termine,qui risiedono la riflessione, il ragionamento logico, il pensiero astratto del sapere, delle invenzioni, delle idee e della fantasia.

Tutte queste porzioni del cervello influiscono sul comportamento dell'uomo, anche se la parte che domina la maggior parte dei comportamenti è il cervello rettiliano. Queste tre sezioni del cervello presentano molte differenze strutturali e chimiche, ma nonostante ciò esse devono collaborare tra di loro e funzionare tutte e tre insieme, comportandosi proprio come un cervello unico: cervello "uno e trino"[3][2].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Théorie du cerveau triunique, 1969[4]
  • A Triune Concept of the Brain and Behaviour, 1973[5]
  • The Triune Brain in Evolution: Role in Paleocerebral Functions, 1990
  • Evoluzione del cervello e comportamento umano,Einaudi,Torino,1984

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Paul Donald MacLean, su nytimes.com. URL consultato il 21 maggio 2017.
  2. ^ a b Francesca Romana, Tramonti, e Riccardo Maria Cersosimo, Appunti di antropologia cognitiva, Milano, Edizioni Altravista, 2010, pp. 27-31, pp. 37-39.
  3. ^ a b c d Cervello trino, su neuroscienze.net. URL consultato il 2 giugno 2017.
  4. ^ Théorie du cerveau triunique, su intelligencecollectiveconsciente.wordpress.com. URL consultato il 21 maggio 2017.
  5. ^ A Triune Concept of the Brain and Behaviour, su jamanetwork.com. URL consultato il 21 maggio 2017.
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