Paolo Porta

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Paolo Porta (Como, 26 gennaio 1901Dongo, 28 aprile 1945) è stato un avvocato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver frequentato il Liceo classico si laureò in giurisprudenza alla Regia Università degli Studi di Pavia[1]. Avvocato, durante il Ventennio si iscrisse al Partito Nazionale Fascista di cui fu acceso militante. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana ed il 14 settembre 1943 riaprì la sede del Fascio di Como, diventando federale del nuovo Partito Fascista Repubblicano per poi arruolarsi subito dopo nella ricostituita 16ª Legione CC.NN. "Alpina" della MVSN[2]. Porta era infatti fautore di una completa fusione tra il PFR e la neo costituita MVSN in modo da costituire un esercito politicizzato e opponendosi quindi alla creazione per la Repubblica Sociale Italiana di un esercito apolitico[3].

Divenne poi Comandante dell'11ª Brigata Nera “Cesare Rodini”: in questa veste fu uno dei sostenitori dell'ipotesi della “ridotta della Valtellina”, ossia un piccolo esercito formato da fedelissimi del regime che avrebbe dovuto combattere fino allo stremo contro le forze angloamericane in una sorta di battaglia delle Termopili.

Partecipa al Congresso di Verona del 14 novembre 1943 e fu uno dei firmatari del "manifesto" programmatico della RSI. Nel marzo del 1944 avvicenda Fulvio Balisti come delegato regionale per la Lombardia nel Direttorio del PFR insediato a Maderno il 22 febbraio di quell'anno. Il 27 aprile viene preso prigioniero dai partigiani a Musso e 24 ore dopo verrà condotto al muretto del porticciolo di Dongo, in cui troverà la morte per fucilazione. Il 29 aprile la sua salma arriva a Piazzale Loreto ma il suo corpo senza vita non verrà esposto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Cappellari, La guardia della rivoluzione, La Milizia fascista nel 1943: crisi militare-25 luglio-8 settembre-Repubblica Sociale, Herald editore, 2013, Roma