Panleucopenia felina

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Virioni di parvovirus canino, strettamente correlato alla panleucopenia felina.

La panleucopenia felina (FPV), anche denominata gastroenterite felina o tifo felino è una malattia infettiva virale che colpisce il gatto e specie feline selvatiche[1][2].

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

È causata dal parvovirus felino (FPV), patogeno appartenente alla famiglia dei Parvoviridae a DNA monocatenario, privo di envelope, virus citolitico strettamente correlato al parvovirus canino di tipo 2 (CPV2). Questi possiedono un'identità aminoacidica pari al 95%, si differenziano per 8 sostituzioni aminoacidiche a livello della VP2 (proteina capsidica coinvolta in fenomeni immunitari, di virulenza e assorbimento).FPV è un precursore di CPV2; le quattro sostituzioni aminoacidiche avvenute a livello della porzione aminoterminale della VP2, coinvolta nel legame con la cellula ospite a livello di transferrina, hanno portato ad una variazione del tropismo con salto di specie (rendendo il virus in grado di infettare il cane); le altre quattro mutazioni sono avvenute a livello degli epitopi immunodominanti, con la creazione di un altro virus in grado di infettare il cane ma non il gatto (i due virus in minima parte cross-reagiscono). Queste mutazioni sono avvenute in carnivori selvatici (volpe, lupo) in maniera costante, portando alla formazione di sequenze FPV-like e CPV2-like. L'incidenza del CPV2 si è ridotta, in quanto sostituito da 3 varianti: 2a, 2b e 2c dalle quali si differenzia per 6 sostituzioni aminoacidiche. Queste invece, si differenziano tra loro per una sostituzione aminoacidica in posizione 426: 2a, asparagina 2b, acido aspartico 2c, acido glutammico Distinguibili mediante Ac monoclonali, sono in grado di infettare il gatto (a differenza del CPV-2 originale). FPV, è privo di enzimi di replicazione, (così come CPV2), motivo per cui replica nel nucleo delle cellule infette, sfruttandone gli enzimi di replicazione.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Il virus della panleucopenia felina è principalmente trasmesso attraverso il contatto con fluidi corporei di altri felini, ma anche grazie a vettori quali le pulci.[2] Non è trasmissibile all'uomo. Come tutti i parvovirus, è estremamente resistente nell'ambiente e può sopravvivere anche un anno in un ambiente adatto.

Patogenesi[modifica | modifica wikitesto]

L'enterite da parvovirus del gatto - analogamente al cane - è una malattia grave, spesso letale. Il principale bersaglio del virus sono le cellule in attiva replicazione: le cripte epiteliali del tratto gastroenterico ed il midollo osseo.[3]

Le lesioni precoci della malattia comprendono una deplezione linfoide e l'involuzione del timo. Le lesioni gastroenteriche sono generalmente limitate all'intestino tenue, con ulcerazione, necrosi ed esfoliazione. Ne consegue una diarrea profusa e solitamente emorragica, con grave disidratazione, malnutrizione, anemia, e spesso morte. L'infiltrato infiammatorio cronico è presente nella lamina propria della mucosa intestinale.[3] Gran parte dei decessi da panleucopenia felina sono causati da una concomitanza di infezioni batteriche secondarie con endotossiemia.

L'infezione intrauterina provoca ipoplasia cerebellare nei gattini.[3]

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

I sintomi primari sono: vomito, febbre, anoressia, disidratazione, congestione e secchezza mucosa orale e faringea, dolore addominale, ingrossamento linfonodale, per poi seguitare con la leucopenia e la diarrea, portando rapidamente alla morte nella maggioranza dei casi[1]. Se la patologia colpisce una femmina gravida si possono, in alcuni casi, avere dei danni cerebrali al feto o anche l'aborto.

Prevenzione[modifica | modifica wikitesto]

Esiste un vaccino per la prevenzione dell'infezione, che ha tuttavia dimostrato un'efficacia limitata nei cuccioli e non deve essere dato a una gatta gravida perché può dare problemi al feto.

Usi in ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Il virus della panleucopenia felina, a causa della sua specificità, morbosità e letalità è stato ed è talvolta impiegato per le operazioni di eradicazione felina dalle isole. In questi ambienti ecologici unici, sovente ricchi di endemismi e specie introvabili altrove, i gatti sono oramai da tempo riconosciuti come una delle principali cause d'estinzione delle specie autoctone, nonché come principale minaccia alla biodiversità e all'equilibrio biosistemico. Un esempio riuscito di tale approccio eradicativo è quello delle isole del principe Edoardo. Il virus, in soli cinque anni, ha ridotto a circa un sesto la popolazione felina alloctona. I restanti animali sono stati abbattuti dagli ecologisti, nel corso dei successivi dieci anni, mediante battute di caccia notturne fino al 1991 quando, almeno parzialmente, l'equilibrio naturale dell'isola fu finalmente ripristinato e la popolazione di gatti fu dichiarata ufficialmente azzerata.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Feline Panleukopenia: Introduction, Whitehouse Station, NJ USA, Merck Sharp & Dohme Corp., a subsidiary of Merck & Co., Inc.. URL consultato il 7 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2006).
  2. ^ a b Feline Panleukopenia (feline enteritis, feline distemper) in Cats- Causes, Symptoms & Treatment, su cat-world.com.au. URL consultato il 7 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).
  3. ^ a b c M. Donald McGavin e James F. Zachary, Patologia veterinaria sistematica, Elsevier, 2010.
  4. ^ K Berthier, M Langlais, P Auger e D Pontier, Dynamics of a feline virus with two transmission modes within exponentially growing host populations, BioInfoBank Library, 22 ottobre 2000 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2012).