Palazzo Valguarnera-Gangi
| Palazzo Valguarnera-Gangi | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Sicilia |
| Località | Palermo |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Realizzazione | |
| Committente | Principe Pietro di Valguarnera |

Il Palazzo Valguarnera-Gangi è un palazzo settecentesco di Palermo.
Situato nei pressi della Galleria d'Arte Moderna "Sant'Anna", in un quartiere ricco di maestose residenze nobiliari, assume l'aspetto attuale a seguito dei lavori intrapresi nel XVIII secolo dalla famiglia Valguarnera, per volontà del principe Pietro Valguarnera.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La vicenda del palazzo va letta congiuntamente all'edificazione della monumentale villa Valguarnera di Bagheria ad opera di Tommaso Maria Napoli, come celebrazione della casata all'apice della sua ascesa economica, politica e sociale: infatti con il matrimonio avvenuto a metà Settecento tra Pietro di Valguarnera con la nipote Marianna, erede dei titoli e del patrimonio paterno, si ebbe l'unione dei patrimoni familiari.
Il progetto fu quello di far confluire diverse dimore della città di Palermo in un unico palazzo di ben otto mila metri quadri.
Per la vastità dell’impianto, la qualità architettonica e la ricchezza degli apparati decorativi, il Palazzo Valguarnera rappresenta un unicum nel panorama siciliano e uno degli esempi più alti del rococò italiano, giunto alle soglie del XXI secolo pressoché integro. Di particolare rilievo sono i due interventi settecenteschi dell’architetto trapanese Andrea Gigante: lo scalone monumentale con le statue marmoree di Ignazio Marabitti e la galleria traforata d’ispirazione bibienesca, che inserisce l’opera in un contesto culturale di respiro internazionale pur mantenendo una forte identità siciliana.
La conservazione e l’integrità del complesso si devono non solo all’elevato livello artistico e architettonico degli interventi originari, ma anche alla continuità della proprietà familiare: il palazzo appartiene tuttora ai discendenti di Pietro e Marianna Valguarnera, che ne promossero la costruzione nel XVIII secolo e hanno curato un accurato restauro dell’intero edificio.
Nel 1820 la principessa Giovanna Valguarnera, ultima erede della famiglia, sposò Giuseppe Mantegna, principe di Gangi, portando in dote il palazzo di famiglia. In quegli anni l’edificio aveva subito danni dovuti a eventi ambientali e a difficoltà economiche, risolte grazie al matrimonio. Giuseppe Mantegna avviò una profonda ristrutturazione del palazzo, conferendogli lo stile neoclassico ispirato al gusto Luigi XVI che ancora oggi lo caratterizza.[1]
La principessa Giulia Mantegna di Gangi, nata Alliata e Notarbartolo dei Principi di Montereale, fu una delle figure più eminenti della Palermo di fine Ottocento, insieme alla sorella Annina, prima moglie di Vincenzo Florio jr. Di lei restano numerosi ritratti e fotografie che ne testimoniano l’eleganza e la personalità aristocratica. Nata poco dopo l’unità d’Italia, visse fino al secondo dopoguerra, attraversando la fine dell’età aristocratica e l’inizio del cosiddetto “Sacco di Palermo”, periodo di profondo degrado urbanistico e sociale. Anche Palazzo Gangi conobbe un lento declino, recuperando solo negli anni 2000 il suo splendore grazie a un accurato restauro.Tra gli eventi più celebri ospitati in questo periodo si ricorda il pranzo in onore di re Edoardo VII d’Inghilterra e della regina Alessandra durante la loro visita a Palermo nel 1907.[2]
Attualmente la proprietà del palazzo è dei principi Vanni Mantegna di San Vincenzo, subentrati nel 1995 per eredità.[3]
La costruzione del palazzo e la struttura
[modifica | modifica wikitesto]I lavori grazie ai quali Palazzo Valguarnera è diventato ciò che è oggi si protrassero per oltre tre decadi (dal 1757 al 1792), e oltre al Gigante coinvolsero diversi architetti, decoratori e figure di spicco dell'arte di quel periodo. Gli apparati decorativi dei saloni si devono alle numerose collaborazioni con gli artisti più in voga dell'epoca, tra cui: l'Interguglielmi, il Serenario, il Fumagalli, il Velasco e il Marabitti, affiancati dai migliori pittori ornatisti, stuccatori, intagliatori, indoratori, e mobilieri. Ciò nonostante è al genio di Andrea Gigante che si devono le opere di maggior importanza, come ad esempio la maestosa sala da ballo, detto anche Salone Giallo, per la seta gialla di Lampasso che riveste le pareti ed il mobilio. Qui la caratteristica è una struttura architettonica unica e squisitamente barocca, detta 'volta traforata', pensata per creare effetti straordinari quando venivano accesi i grandi lampadari a candele in vetro di Murano (quello centrale ha ben 102 bracci).[4] Il Salone Giallo,[5] è stato decorato da Gaspare Serenario nel 1754 con l'opera “Trionfo delle virtù necessarie al principe”.[6] Il gusto con cui è decorata specialmente questa sala ricorda molto lo stile di Versailles e della Reggia di Caserta. Tra i capolavori di rococò presenti nel palazzo vi è la Galleria degli Specchi, ovvero quattro grandi specchiere in oro zecchino che accentuano il doppio soffitto ligneo traforato.[7] Sul fronte del palazzo che dà su piazza Sant’Anna, si trova un suggestivo giardino pensile e sulla parte inferiore di questo fronte vi era il piccolissimo teatro Sant’Anna. Tra le sale più apprezzate e di maggior valore artistico troviamo il Salone d’onore, il cui soffitto riporta un affresco di Elia Interguglielmi, ultimato nel 1792, che rappresenta la “Gloria del principe virtuoso”.
Il palazzo nella letteratura e nel cinema
[modifica | modifica wikitesto]Nel romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa
[modifica | modifica wikitesto]Il costruttore del palazzo sposò intorno al 1748 la nipote Marianna, figlia ed erede di Francesco Saverio principe di Valguarnera, protagonista del romanzo di Dacia Maraini La lunga vita di Marianna Ucrìa del 1990.
Il palazzo set del film Il Gattopardo
[modifica | modifica wikitesto]Dalla magnificenza di Palazzo Valguarnera-Gangi trasse ispirazione Luchino Visconti per l'ambientazione del ballo nel film, tratto dall'omonimo romanzo, Il Gattopardo del 1963.[8]
Anche se il regista non operò qui le profonde trasformazioni della Villa Boscogrande, interamente ristrutturata e stravolta per le esigenze del film, molti furono i mutamenti ed i ritocchi atti a rendere storicamente accettabile l'augusta dimora. Per prima cosa vennero rimossi gli oggetti ritenuti anacronistici, per esempio il termosifone nei pressi della camera da bagno degli uomini; in un secondo momento vennero aggiunti molti oggetti per il gusto ossessivo di Visconti d'utilizzare il Palazzo non soltanto per lo spazio scenico, ma anche come “miniera” scenografica. In tal senso, tra la nobiltà e l'alta borghesia palermitane, s'aprì una caccia all'oggetto antico riferibile all'epoca d'ambientazione del film, e cioè l'età risorgimentale.
Altri ornamenti e statue vennero portati dal piano superiore a quello della sala e, addirittura, fu selezionata una statuetta appartenente ad un trittico collocato al secondo piano e separata dal gruppo originario.
Palazzo Valguarnera-Gangi è stato la location di una delle scene più celebri del film di Visconti: quella del ballo. Per creare la scena cult, considerata una pietra miliare della storia del cinema italiano, il regista decide di usare oltre 10 mila candele.[9]
Il palazzo copre una superficie di 8000 m².
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ PALAZZO VALGUARNERA GANGI A PALERMO, su Storia dell'Arte, 31 marzo 2021. URL consultato il 15 agosto 2021.
- ↑ Nicola Stanzione, Palazzo Valguarnera Gangi, su palermoviva.it, Palermoviva.
- ↑ Culturalword Abco, Palazzo Valguarnera-Gangi, su beniculturalionline.it. URL consultato il 15 agosto 2021.
- ↑ Nicola Stanzione, Palazzo Valguarnera Gangi | www.palermoviva.it, su palermoviva.it. URL consultato il 15 agosto 2021.
- ↑ Palazzo Valguarnera-Gangi, su Dimore storiche di Sicilia, 6 dicembre 2019. URL consultato il 15 agosto 2021.
- ↑ Palazzo Gangi Valguarnera, su Portale del Turismo - Comune di Palermo. URL consultato il 15 agosto 2021.
- ↑ Redazione, Palazzo Valguarnera-Gangi, su museionline.info. URL consultato il 15 agosto 2021.
- ↑ Sicilia Informazioni - Palermo senza memoria: cinquant'anni de "Il Gattopardo" di Visconti. A Santa Margherita un ciclo di eventi per ricordare il film cult, su siciliainformazioni.com. URL consultato il 10 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2009)..
- ↑ Le ville che hanno fatto la storia d'Italia, in Vanity Fair, 29 settembre 2017.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Stefano Piazza, Palazzo Valguarnera Gangi a Palermo, Edizioni Caracol, Palermo 2023
Altri progetti
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