Palazzo Gualino

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Palazzo Gualino
Palazzo Novecento
PalazzoGualino.jpg
Una veduta di Palazzo Gualino
dopo il restauro completato nel 2019
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegionePiemonte
LocalitàTorino
IndirizzoCorso Vittorio Emanuele II, 8
Coordinate45°03′33.6″N 7°41′20.89″E / 45.059332°N 7.689137°E45.059332; 7.689137Coordinate: 45°03′33.6″N 7°41′20.89″E / 45.059332°N 7.689137°E45.059332; 7.689137
Informazioni generali
Condizioniriqualificato
Costruzione1928-1930
Inaugurazione1930
Stilerazionalista
Usoresidenziale
Piani7
Realizzazione
ArchitettoGino Levi-Montalcini, Giuseppe Pagano
ProprietarioIPI
CommittenteRiccardo Gualino

Palazzo Gualino, o Palazzo Novecento[1], è un edificio storico di Torino, ubicato al numero 8 di corso Vittorio Emanuele II e rappresenta uno dei più evidenti esempi di edifici razionalisti in Italia.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sorto sul terreno occupato precedentemente da Villa Gallenga compreso tra corso Vittorio Emanuele II e via della Rocca, l'edificio fu progettato nel 1927 dagli architetti Gino Levi-Montalcini e Giuseppe Pagano, su commissione del noto finanziere e mecenate biellese Riccardo Gualino per farne la nuova sede delle sue imprese. Fu realizzato tra il 1928 e il 1930 e secondo quanto riportato dalla stampa di settore dell'epoca, l'edificio fu il primo d'Italia a essere concepito appositamente per ospitare esclusivamente uffici.[3] Al suo completamento, fu acclamato dalla stampa di settore[4] come simbolo della nascente corrente del Razionalismo italiano.[5] Fu sede delle molteplici aziende di Gualino tra cui la SNIA fino al 1932, quando Gualino venne arrestato, costretto al confino e le sue aziende sequestrate e messe all'asta. Dapprima l'intero immobile fu acquisito dalla Fiat e divenne sede dell'ufficio personale del Sen. Agnelli e in seguito fu sede degli uffici dei nipoti Giovanni Agnelli e Umberto Agnelli.

Negli anni novanta del Novecento venne acquisito dal Comune di Torino che vi dislocò la sede di alcuni uffici pubblici.

A partire dagli anni Duemila divenne parte del Fondo Città di Torino che eseguì un primo, necessario restauro variandone anche la destinazione d'uso da commerciale a misto residenziale.

Nel marzo 2012 il Comune di Torino decise di alienare l'edificio, permettendo ai nuovi proprietari di convertirlo, non senza polemiche, [6] a uso esclusivamente abitativo, suddividendolo in unità immobiliari residenziali di prestigio.

Nell'estate del 2012 la nuova proprietà aveva svelato l'intento di ristrutturare l'intero edificio, destinandolo prevalentemente a uso residenziale. Questa decisione non tardò a far insorgere polemiche anche tra gli eredi stessi dell'architetto Levi-Montalcini, poiché l'originale natura dell'edificio fu celebre per essere appositamente concepita per ospitare uffici.[7] Tuttavia, l'ambizioso progetto firmato dall'architetto torinese Armando Baietto, prevedeva la suddivisione delle superfici in unità immobiliari di indiscusso prestigio, nonché la complessa realizzazione una grande autorimessa sotterranea mediante una complessa tecnica edilizia.[8] Nonostante l'avvio dei lavori in pompa magna, il cantiere si interruppe nel 2013 per il fallimento della società che operò la ristrutturazione. L'interruzione dei lavori perdurò fino all'ottobre 2016[9] quando l'IPI ha rilevato la proprietà dell'edificio. Nel marzo del 2017 sono proseguiti i lavori di recupero che sono stati completati nel 2019, ribattezzando l'edificio Palazzo Novecento.[10]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Configurazione originale[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio coniuga l'avanguardia tecnica e funzionale alla volontà di realizzare un'opera austera ma "antimonumentale". La struttura è caratterizzata dalla simmetria della facciata nettamente suddivisa nei diversi ordini: sette piani sul corso e cinque affacciati sulla via laterale. A scandire ulteriormente questa suddivisione contribuiva la cromìa originale delle facciate che prevedeva un accostamento di giallo chiaro e verde acqua ma la vera innovazione, oltre all'impiego di materiali d'avanguardia, era nella rivoluzionaria disposizione degli spazi. Gli uffici dirigenziali concentrati agli ultimi piani anziché al consueto "piano nobile", furono infatti l'evidente elemento di novità nel contesto architettonico torinese dell'epoca. Nella veranda dell'ultimo piano caratterizzata dall'ampia vetrata con affaccio sull'antistante Parco del Valentino, aveva sede l'ufficio presidenziale di Riccardo Gualino; inoltre le ampie finestre, il largo uso del cemento armato, la copertura con un tetto pensile e la progettazione contestuale di tutti gli arredi completavano l'opera nella sua interezza.

Nuova configurazione a uso residenziale[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente il primo progetto di ristrutturazione dell'architetto torinese Armando Baietto, prevedeva la suddivisione delle superfici in 30 unità immobiliari, nonché la complessa realizzazione di un'ampia autorimessa sotterranea da 75 posti auto mediante la complessa tecnica "top-down", che avrebbe consentito di effettuare i necessari lavori di scavo per la realizzazione di nuove fondazioni.[11]

La variante al progetto dell'ultima ristrutturazione portò Palazzo Novecento a ospitare un totale di 47 unità abitative di varia metratura, accessibili da tre diverse scale indipendenti e la nuova autorimessa di tre piani interrati accessibile da un'ampia rampa d’accesso coperta che contiene oltre 40 box, tutti serviti da presa elettrica per l'eventuale ricarica di un’automobile elettrica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Ipi acquista il Palazzo Novecento voluto da Gualino in corso Vittorio Emanuele
  2. ^ Casabella, 1930, n. 8; "Domus", 1930, n. 6; AA.VV., Guida, 1982, pp. 95-96. Tavola: 49
  3. ^ Casabella, 1930, n. 8; "Domus", 1930, n. 6; AA.VV., Guida, 1982, pp. 95-96. Tavola: 49
  4. ^ Casabella, 1930, n. 8; "Domus", 1930, n. 6; AA.VV., Guida, 1982, pp. 95-96. Tavola: 49
  5. ^ La seconda vita di Palazzo Gualino è finita con un crac
  6. ^ Salva palazzo Gualino
  7. ^ Casabella, 1930, n. 8; "Domus", 1930, n. 6; AA.VV., Guida, 1982, pp. 95-96. Tavola: 49
  8. ^ Fonte: articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica, del 21 giugno 2012.
  9. ^ Il traffico di corso Vittorio ostaggio del cantiere fermo
  10. ^ Corso Vittorio, via ai lavori a Palazzo Novecento dopo anni di abbandono
  11. ^ Fonte: articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica, del 21 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città (a cura di), Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino, 1984.
  • Giuseppe Pagano, Architettura e città durante il fascismo, (a cura di Cesare De Seta), Laterza, Bari, 1976.
  • Luigi Ferrario, Andrea Mazzoli (a cura di), Riccardo Gualino. Architetture da collezione, Istituto Mides/Trau, Roma, 1984.
  • Antonino Saggio, L'opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura, Edizioni Dedalo, Bari, 1984.
  • Giorgio Ciucci, Gli architetti e il fascismo. Architettura e città 1922-1944, Einaudi, Torino, 1989 , pp. 42–43
  • Alberto Bassi, Laura Castagno, Giuseppe Pagano, Laterza, Roma, 1994.
  • Palazzo Gualino, in Agostino Magnaghi, Mariolina Monge, Luciano Re, Guida all'architettura moderna di Torino, Lindau, Torino, 1995, pp. 118-119.
  • Alessandro Martini, Riccardo Gualino. Cultura, industria e architetture a Torino negli anni Venti, tesi di laurea, Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, a.a. 1998-1999, relatore Vera Comoli.
  • Michela Rosso, Palazzo Gualino, in Vera Comoli Mandracci, Carlo Olmo (a cura di), Guida di Torino. Architettura, Allemandi, Torino, 1999, p. 184.
  • Emanuele Levi-Montalcini, Anna Maritano, Levi Montalcini e Torino, in «Domus», n. 824, marzo, 2000, pp. 113-120.
  • Fulvio Irace, voce Giuseppe Pagano, in Carlo Olmo (a cura di), Dizionario dell'architettura del XX secolo, Vol. III, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2003.
  • Gino Levi-Montalcini. Architetture, disegni e scritti, numero monografico di «Atti e Rassegna tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino», n. 2, 2003.
  • Patrizia Bonifazio, voce Gino Levi Montalcini, in Carlo Olmo (a cura di), Dizionario dell'architettura del XX secolo, Vol. II, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2003.
  • Alessandro Martini, Architetture per Gualino, in Vera Comoli, Giuseppe Bracco (a cura di), Torino da capitale politica a capitale dell'industria, Tomo I, Il disegno della città (1850-1940), Archivio Storico della Città di Torino, Torino, 2004, pp. 337-344.
  • Palazzo Gualino (ora uffici pubblici), in Maria Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all'Architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Umberto Allemandi & C., Torino, 2008, pp. 250–251.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]