NGC 3293

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NGC 3293
Ammasso aperto
NGC 3293.jpg
NGC 3293
Scoperta
ScopritoreNicolas Louis de Lacaille
Data1752
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneCarena
Ascensione retta10h 35m 49s[1]
Declinazione-58° 13′ 00″[1]
Distanza7590[2] a.l.
(2327[2] pc)
Magnitudine apparente (V)4,7[1]
Dimensione apparente (V)6'
Caratteristiche fisiche
TipoAmmasso aperto
ClasseI 3 r
Galassia di appartenenzaVia Lattea
Età stimata10 milioni di anni[2]
Caratteristiche rilevantiNebulosa diffusa associata
Altre designazioni
Cr 224; Mel 100; OCl 816; ESO 128-SC5[1]
Mappa di localizzazione
NGC 3293
Carina IAU.svg
Categoria di ammassi aperti

Coordinate: Carta celeste 10h 35m 49s, -58° 13′ 00″

NGC 3293 è un brillante ammasso aperto situato nella costellazione australe della Carena; è visibile con facilità poco a nord-ovest della grande Nebulosa della Carena.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare NGC 3293.

NGC 3293 è visibile anche ad occhio nudo come una stellina sfocata, meno di due gradi a nord-ovest della famosa stella η Carinae, in un campo stellare che appare ricco e con la scia brillante della Via Lattea sullo sfondo; un binocolo 10x50 rivela le stelle principali, che appaiono molto concentrate. Con un Telescopio amatoriale l'oggetto appare completamente risolto in decine di stelle, ma è solo nelle foto a lunga posa che risulta visibile la tenue nebulosa presente a nord dell'ammasso. Nonostante la sua luminosità e facilità di risoluzione, spesso passa in secondo piano nelle osservazioni amatoriali a causa della presenza della grande Nebulosa della Carena, visibile meno di 1° a sud-est, e altri oggetti, come le Pleiadi del Sud e NGC 3532.[3]

La sua declinazione è fortemente australe e fa sì che quest'ammasso non sia osservabile da molte delle regioni abitate dell'emisfero boreale, come l'Europa e quasi tutto il Nordamerica; da alcune regioni abitate dell'emisfero australe, al contrario, si presenza circumpolare.[4] Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra gennaio e giugno.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nicolas Louis de Lacaille è accreditato come lo scopritore dell'ammasso; è inserito infatti all'ottavo posto nel suo catalogo edito nel 1755, frutto delle sue osservazioni dei cieli del sud condotte durante la sua permanenza a Città del Capo. Nel 1826 l'oggetto fu riosservato da James Dunlop, che lo descrisse come un ammasso molto piccolo ma composto da molte stelle piccole e brillanti; entrambi comunque indicarono l'ammasso come nebuloso, stranamente, dato che la nebulosità realmente si trova solo nel bordo settentrionale dell'oggetto. Sidney van den Bergh e i suoi collaboratori indicarono nel 1975 due nebulose a riflessione in questa regione, mentre in precedenza Colin Stanley Gum ne aveva indicata una soltanto.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Quest'ammasso è formato da una novantina di stelle dalla magnitudine molto simile fra loro e particolarmente compatte; le più brillanti sono di ottava e nona grandezza, mentre diverse decine sono di decima e undicesima magnitudine. La sua distanza è stimata sugli 2327 parsec (7590 anni luce) dal Sole, all'interno del Braccio del Sagittario e in posizione dunque non lontana dal grande complesso di nubi formanti la Nebulosa di Eta Carinae; infatti parte delle nubi di questo complesso lambiscono l'ammasso, che le illumina e le eccita diventando così nebulose a emissione. Inoltre l'ammasso stesso sarebbe legato fisicamente agli altri oggetti visibili nell'area, tutti correlati con la grande associazione OB Carina OB1.[3]

Ulteriore indizio della sua appartenenza al complesso nebuloso è la sua età, stimata sui 10 milioni di anni appena;[2] NGC 3293 contiene infatti un gran numero di supergiganti blu, più una supergigante rossa. Secondo alcuni studi sembrerebbe che la formazione stellare nella regione della Nebulosa della Carena sia iniziata proprio nel suo settore nord-occidentale, pertanto quest'ammasso potrebbe essere l'esito dei primi fenomeni di formazione che hanno interessato la regione nebulosa; in seguito alla formazione di questo e del vicino ammasso IC 2581, gli episodi di formazione stellare si sarebbero spostati progressivamente verso sud-est, fino a raggiungere l'attuale posizione, a sud-est della Nebulosa della Carena.[5] Secondo un altro studio datato 2003, la formazione stellare sarebbe comunque ancora attiva nella regione circostante l'ammasso, come testimoniato dalla presenza di alcune stelle di pre-sequenza principale qui scoperte.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d SIMBAD Astronomical Database, su Results for NGC 3293. URL consultato il 23 agosto 2013.
  2. ^ a b c d WEBDA page for open cluster NGC 3293, su univie.ac.at. URL consultato il 23 agosto 2013.
  3. ^ a b c Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: Hidden Treasures, Cambridge University Press, 2007, ISBN 0-521-83704-9.
  4. ^ Una declinazione di 58°S equivale ad una distanza angolare dal polo sud celeste di 32°; il che equivale a dire che a sud del 32°S l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a nord del 32°N l'oggetto non sorge mai.
  5. ^ Turner, D. G.; Grieve, G. R.; Herbst, W.; Harris, W. E., The young open cluster NGC 3293 and its relation to CAR OB1 and the Carina Nebula complex, in Astronomical Journal, vol. 85, settembre 1980, pp. 1193-1206, DOI:10.1086/112783. URL consultato il 2 aprile 2009.
  6. ^ Baume, G.; Vazquez, R. A.; Carraro, G.; Feinstein, A., UBVRIHα photometry of NGC 3293 (Baume+, 2003), in Astronomy and Astrophysics, vol. 19, settembre 2003. URL consultato il 2 aprile 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere generali[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: Hidden Treasures, Cambridge University Press, 2007, ISBN 0-521-83704-9.
  • A. De Blasi, Le stelle: nascita, evoluzione e morte, Bologna, CLUEB, 2002, ISBN 88-491-1832-5.

Carte celesti[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0, 2ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

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