Mura di Udine

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Mura di Udine
Old udine.jpg
Pianta prospettica del 1652
StatoPatriarcato di Aquileia
Stato attualeItalia Italia
CittàUdine
Informazioni generali
CostruzioneAlto Medioevo-1463
DemolizioneXIX secolo
Condizione attualequasi totalmente demolite
Informazioni militari
Termine funzione strategica1420 (conquista veneziana)
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Nella città di Udine restano tracce o notizie di cinque cerchie di mura che l’hanno protetta nel corso della sua storia a partire dal Medioevo, dopo il terrapieno del grande castelliere dell'età del bronzo. Esse erano dotate di porte e portoni, con muraglie merlate, turriti contrafforti, fossati, ponti e ballatoi[1].

Prima cerchia[modifica | modifica wikitesto]

La prima cerchia nelle vetrate dell'abside della Chiesa di S.Maria di Castello (Musei civici, sec. XV)

La prima cerchia, completata attorno all'anno 1000, misurava 520 metri e si trattava in realtà di un doppio giro di mura merlate. Il superiore correva sulla sommità del colle a protezione del castello, costituito da una robusta palizzata con tratti di muro costruiti in ciottoli. Quello inferiore invece scendeva dal colle su due ali incurvate, una all'altezza dell'attuale Biblioteca Civica, l'altra (ancora visibile) adiacente alla Loggia del Lippomano, e proteggeva il lato sud-ovest alla base del colle su cui si era sviluppato un primo insediamento urbano lungo la via Sottomonte. A ovest l'abitato era protetto da un fossato derivato dal lago che allora occupava l'odierna piazza I maggio (a sua volta alimentato dalle due rogge cittadine, di cui abbiamo notizia solo dal 1171), e che aggirava il colle scorrendo sul sito delle attuali via Portanuova - via Mercatovecchio - via Manin.

Lungo le mura si aprivano la due porte di accesso al castello, ipotizzate presso l’attuale arco Bollani (sulla cinta inferiore) e presso la chiesa di Santa Maria (su quella superiore, all'altezza dell'attuale Arco Grimani, a suddividere ancora oggi le due aree).

Vi era anche un sistema di torri, di cui resta oggi ben poco. Sul colle vi era una torre quadrata nell'angolo nord-ovest del piazzale del castello (demolita dagli Austriaci nel 1854), e lo stesso campanile della chiesa era in origine probabilmente una torre della cinta superiore. In basso, invece, sul sito dell'attuale torre dell'orologio in piazza Libertà (del XVI sec) sorgeva probabilmente una torre angolare della prima cerchia, danneggiata dal terremoto del 1511, e dotata di orologio e campana almeno dal 1370.

Arco Bollani (I cerchia)
Porta sulla recinzione sommitale del Castello (I cerchia)
Prima cerchia, tratto visibile sul retro della Loggia di San Giovanni
Prima cerchia, tratto visibile sopra la Loggia del Lippomano

Seconda cerchia[modifica | modifica wikitesto]

La seconda cerchia in un disegno conservato presso i Musei civici

La seconda cerchia, completata nel 1171, misurava 1182 metri e includeva l'originaria villa di Udine: rispetto alla prima cerchia, l'abitato si era infatti espanso verso ovest, probabilmente in due fasi successive. Nella prima, il fossato fu deviato lungo le attuali via Sarpi-via Pelliccerie, per liberare via Mercatovecchio. Nella seconda, il fossato fu ulteriormente spostato a ovest (lungo il percorso attuale della roggia di Udine, che da riva Bartolini piega verso via Zanon), liberando così tutta la zona del Mercato Nuovo (San Giacomo), fino all'altezza dell'attuale via Cavour attraverso la quale la roggia, costeggiando le mura, tornava verso l'alveo dell'attuale via Manin. In piazzetta Antonini in anni recenti è stato scoperto un tratto del muro originale, inglobato in vecchi edifici parzialmente demoliti; nel recupero è stata aggiunta una porta rievocativa di fantasia.

Sulla seconda cerchia si aprivano una porta a nord (in riva Bartolini, prima di piazza San Cristoforo), una porta a ovest verso borgo Poscolle (porta Poscolle "antica", alla fine di via Rialto, ancora visibile e recentemente restaurata), una porta sul vertice sud-est delle mura (la "porta Rotta", all'incirca allo sbocco di via Canciani in via Cavour), e infine una porta a sud verso Aquileia (in piazza Libertà, imbocco di via Vittorio Veneto).

Porta Poscolle "antica" (II cerchia) prima della ristrutturazione.
Porta Poscolle "antica" (II cerchia) dopo la ristrutturazione.
Porta Poscolle "antica" (II cerchia) dopo la ristrutturazione.
Tratto di mura in piazzetta Antonini (II cerchia).

Terza cerchia[modifica | modifica wikitesto]

La terza cerchia, completata nel 1291 sotto il patriarcato di Raimondo della Torre, misurava 2128 metri e si estendeva alle zone dell'attuale Duomo (inglobando via Cavour fino all'attuale via Calzolai-via Beato Odorico) e di San Cristoforo (fino all'attuale piazza Antonini).

Su questa cinta, merlata e munita di contrafforti e battifreddi, si aprivano:

- la porta Nuova (detta anche Arco Grimani), originariamente in fondo alla via omonima, trasportata nel 1902 in castello dove si trova tuttora;

- la porta Gemona "interna", alla fine di via Bartolini, demolita nel 1557;

- la porta di Santa Lucia, all'altezza di via Mazzini, demolita nel 1790;

- la porta Poscolle "interna", detta anch'essa porta Nuova, che aveva rimpiazzato poco più a est quella antica della II cerchia alla fine di via Cavour, inizio via Poscolle, demolita nel 1838;

- la porta Grazzano "interna" in via Battisti, demolita a fine 1800, di cui restano sul selciato le impronte di quattro pilastri;

- una nuova porta più a sud verso Aquileia lungo via Vittorio Veneto, all'altezza di via Calzolai;

- la porta di San Bartolomeo (o porta Manin), edificata nel 1171 e ancora in piedi alla fine di via Manin, allo sbocco su piazza I Maggio.

Il percorso del fossato che correva lungo l'attuale via Cavour fu quindi spostato più a Sud, facendolo in sostanza coincidere con quello dell'attuale roggia di Palma, fino a unirsi all'altra roggia sul lato sud ovest; nel suo alveo si aprivano profonde fosse ove si originavano i gorghi da cui prende nome l'omonima via odierna. La terza cerchia era quindi interamente circondata da un circuito di fossati, che in buona sostanza coincide con l'odierno percorso delle due rogge: sul lato sud-ovest la roggia di Udine, e sul lato nord-est la roggia di Palma.

Nello stesso periodo (siamo alla fine del Duecento) il lago che si trovava nell'odierna piazza I maggio fu in gran parte interrato lasciando spazio a quello che oggi è noto come Giardin Grande. Forse proprio da questo evento trasse ispirazione Giovanni Boccaccio, che nella novella di Madonna Dianora racconta di un bellissimo prato vicino alla città ..., che la mattina apparve, secondo che color che 'l vedevan testimoniavano, un de' più be' giardini che mai per alcun fosse stato veduto, con erbe e con alberi e con frutti d'ogni maniera (Decameron, novella V della X giornata).

Porta Manin o di San Bartolomeo (III cerchia)
Porta Nuova o Arco Grimani (III cerchia), nella collocazione originaria in via Portanuova
Porta Nuova o Arco Grimani (III cerchia), nella collocazione attuale alla sommità del colle del Castello
Porta Grazzano "interna" (III cerchia) in via Battisti
Impronta delle fondazioni della porta Grazzano "interna" (III cerchia)
Tratto della III cerchia visibile sul sito della porta Grazzano "interna"

Quarta cerchia[modifica | modifica wikitesto]

La quarta cerchia, completata nel 1383, misurava 3814 metri e includeva terreni a sud del Duomo fino al corso dell'attuale roggia di Palma (via Gorghi-via Piave-via Crispi) e le zone di Borgo Grazzano e Borgo Poscolle.

Su di essa si aprivano:

- la porta Torriani o torre di Santa Maria, edificata nel 1295, ancora in piedi all'imbocco della via omonima in largo dei Pecile;

- la porta Poscolle "esterna", alla fine di via Poscolle, in piazza XXVI Luglio, la cui torre fu demolita nel 1857, e sostituita da una cancellata detta "porta Venezia" demolita a metà del XX secolo;

- la porta Grazzano "esterna", alla fine di via Grazzano in piazzale Cella, la cui torre fu demolita nel 1882 perché ritenuta pericolante;

- la porta Cisis, alla fine della via omonima, chiusa intorno al 1500;

- la porta Cussignacco, alla fine di via Cussignacco, la cui torre fu demolita nel 1878 e sostituita con una struttura in ferro, definitivamente eliminata nel XX secolo;

- la porta Santo Spirito, all'altezza della chiesa omonima in via Crispi;

- la nuova porta Aquileia "interna", alla fine di via Vittorio Veneto, inizio via Aquileia, demolita nel 1834.

Negli anni 70 del XX secolo il percorso della quarta cerchia era anche detto circonvallazione interna, per distinguerla da quella esterna e ancora attuale lungo la quinta cerchia.

Porta Torriani (IV cerchia)
Porta Cussignacco (IV cerchia)
Barriera daziaria di Porta Poscolle "esterna", detta anche Porta Venezia (IV cerchia)
Barriera daziaria di Porta Poscolle "esterna", detta anche Porta Venezia (IV cerchia)

Quinta cerchia[modifica | modifica wikitesto]

La quinta cerchia, completata nel 1463 dopo varie interruzioni, misurava 7119 metri, racchiudeva 205 ettari di terreno e, come riporta Francesco Tentori, citando lo Joppi, in essa furono aperte 13 porte[2], ovvero in senso orario da nord: porta Gemona "esterna", porta San Lazzaro, porta Villalta, porta Castellana, porta Poscolle "esterna" o Porta Venezia, porta Grazzano "esterna", porta Cisis, porta Cussignacco, porta Aquileia, porta Ronchi, porta del Bon, porta Pracchiuso, porta Sant'Agostino.

Essa coincide con l'attuale circonvallazione, e includeva oltre alle precedenti anche:

- la zone di borgo Aquileia lungo la via omonima, fino all'attuale porta Aquileia "esterna";

- l'ampia zona cinta da viale XXIII Marzo e viale Trieste a sud-est, con porta Ronchi, alla fine della via omonima, demolita nel 1910, e porta del Bon, alla fine di via Alfieri, chiusa nel 1438;

- la zona di borgo Pracchiuso a nord-est, con porta Pracchiuso, alla fine della via omonima in piazza Oberdan, demolita perché pericolante tra 1846 (torre) e 1899 (archi), e porta di Cassina (così detta perché conduceva a una cascina presso Planis), alla fine di via Sant'Agostino, da cui entrava in città la roggia di Palma, chiusa già nel 1412 perché ritenuta poco sicura;

- la zona di borgo Gemona a nord, con la porta Gemona "esterna", al termine della via omonima in piazzale Osoppo, demolita nel 1831 perché ritenuta pericolante;

- la zona di borgo San Lazzaro, con porta San Lazzaro, al termine di via Anton Lazzaro Moro in piazzale Diacono, demolita nel 1955 per esigenze di viabilità;

- la zona di borgo Villalta, con porta Villalta, ancora esistente al termine della via omonima in piazzale Cavedalis, e porta Castellana, chiusa nel 1500 circa.

Porta Aquileia (V cerchia)
Barriera daziaria di Porta Gemona "esterna" (V cerchia)
Porta San Lazzaro (V cerchia)
Porta San Lazzaro (V cerchia)
Porta Pracchiuso (V cerchia)
Porta Pracchiuso (V cerchia)
Porta Pracchiuso (V cerchia)
Barriera daziaria di Porta Pracchiuso (V cerchia) - dopo la demolizione della porta
Porta Villalta (V cerchia)
Porta Villalta (V cerchia)
Porta Ronchi (V cerchia)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gino di Caporiacco, Udine, appunti per la storia, Arti Grafiche Friulane, Udine 1976
  • Francesco Tentori, Udine, mille anni di sviluppo urbano, Casamassima, Udine 1982
  • G.B. Della Porta, Toponomastica storica della città e del comune di Udine, Annuario S.F.F., Udine 1928
  • Giuseppe Bergamini, Maurizio Buora, Il castello di Udine, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco 1990
  • Elena Commessatti, Le cinque cerchia di fortificazioni porte e portoni, Messaggero Veneto del 20 novembre 2011
  • Paolo Medeossi, Sette chilometri di mura e porte, Messaggero Veneto del 7 giugno 2011
  • Francesca Sartogo, Udine e Venzone. Lettura critica per una storia operante del territorio friulano, Allinea, 2008
  • Ivonne Zenarola Pastore, Lucia Stefanelli, Silvia Colle, Storia d'acque. Le rogge di Udine, patrimonio nascosto, Kappa Vu, Udine
  • Società Friulana di Archeologia onlus, Carta archeologica online del Friuli Venezia Giulia, www.archeocarta.fvg

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elena Commessatti, Le cinque cerchia di fortificazioni porte e portoni, su messaggeroveneto.gelocal.it.
  2. ^ Francesco Tentori, Udine, mille anni di sviluppo urbano,, Casamassima, Udine 1982.