Morgete

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Morgete (Μόργητος) fu successore di Re Italo/Italos, il quale governò l'antica Italia,[1] sino a quando il suo regno non fu invaso dai Bruzi.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del regno dei Morgetes di Abraham Ortelius del 1595.[3]

La prima menzione di Morgete/Morgetes si trova nei frammenti di Antioco di Siracusa. In seguito ne parla Tucidide descrivendolo come figlio di re Italo[4]. Dopo la morte del padre, Morgete ne ereditò dunque il potere. E così come Italo aveva chiamato il suo regno "Italia", a sua volta Morgete chiamò il proprio "Morgetia". Un'ulteriore partizione avrebbe originato i Siculi, che si sarebbero spostati in Sicilia sotto la guida del re omonimo,[5] con Siculo/Sikelòs indicato sia come parente di Italo (che ne sarebbe stato fratello o padre), sia come proveniente da Roma (dalla quale venne esiliato) e giunto nella Morgetia, terra degli Enotri.[6]

Antioco, in Dionigi di Alicarnasso e in Strabone, riferisce dell'esistenza di un re chiamato Italo che governava l'Enotria (la quale si estendeva dallo Stretto di Messina al Golfo di Napoli nel Tirreno e quasi fino al Golfo di Taranto nello Ionio[7]). Ma quando Italo invecchiò, il suo regno passò a Morgete. In questo territorio giunse Siculo, esiliato da Roma, e alla corte del nuovo sovrano ricevette ospitalità.

Lo storico siracusano a questo punto informa che Siculo divenne potente, poiché divise il popolo del regno di Morgete e prese il comando di una parte dello stesso. Come conseguenza delle azioni di Siculo, le genti che abitavano in principio il regno di Italo vennero separate in tre differenti popolazioni: Siculi, Morgeti e Itali.[8]

(GRC)

«Οὕτω δὲ Σικελοὶ καὶ Μόργητες ἐγένοντο καὶ Ἰταλίητες ἐόντες Οἴνωτροι’.»

(IT)

«ebbero così origine Siculi, Morgeti ed Itali, che sono Enotri.»

(Antioco FGrHist 555 F 9 in Dion. Hal., Antichità romane, I, 12, 3.)

Dionigi di Alicarnasso basandosi sullo scritto di Antioco, afferma l'esistenza di una terza Roma antecedente alla fondazione del discentente di Enea, Romolo, e anche alla presenza di Evandro sul Palatino. Una terza Roma — che per antichità sarebbe quindi la prima — dalla quale discenderebbe l'eroe Sikelo.

(GRC)

«Εἰ δέ τις ἀπιδεῖν βουλήσεται τὰ προσωτέρω καὶ τρίτη τις ἀρχαιοτέρα τούτων εὑρεθήσεται Ῥώμη γενομένη πρὶν Αἰνείαν καὶ Τρῶας ἐλθεῖν εἰς Ἰταλίαν. Ταῦτα δὲ οὐ τῶν ἐπιτυχόντων τις οὐδὲ νέων συγγραφεὺς ἱστόρηκεν, ἀλλ´ Ἀντίοχος ὁ Συρακούσιος, οὗ καὶ πρότερον ἐμνήσθην. φησὶ δὲ Μόργητος ἐν Ἰταλίᾳ βασιλεύοντος (ἦν δὲ τότε Ἰταλία ἡ ἀπὸ Τάραντος ἄχρι Ποσειδωνίας παράλιος) ἐλθεῖν ὡς αὐτὸν ἄνδρα φυγάδα ἐκ Ῥώμης. Λέγει δὲ ὧδε· “Ἐπεὶ δὲ Ἰταλὸς κατεγήρα, Μόργης ἐβασίλευσεν. ἐπὶ τούτου δὲ ἀνὴρ ἀφίκετο ἐκ Ῥώμης φυγάς· Σικελὸς ὄνομα αὐτῷ.”»

(IT)

«Che se qualcuno vuole investigare cose ancor più remote, troverà una terza Roma, più antica, innalzata prima che Enea giungesse in Italia con i Troiani. E questo non viene raccontato da uno storico moderno, ma da Antioco di Siracusa, di cui ho già fatto menzione prima. Egli dice che quando Morgete regnava sull'Italia (che a quel tempo comprendeva tutta la costa tra Taranto e Poseidonia) vi giunse un uomo esiliato da Roma. Ecco cosa dice Antioco: “Dopo che Italo invecchiò, Morgete prese il comando, e durante il suo regno giunse un fuggitivo da Roma: Sikelo era il suo nome.”»

(Dion. Hal., Ant. Rom., 1, 73, 4. FGrHist 555 F 6.)

In Calabria, si sarebbe stanziato nell'entroterra, le opere di Proclo, Plinio, Strabone, narrano dell'antico popolo dei Morgeti, e di re Morgete, che secondo le leggende locali avrebbe fondato il castello di San Giorgio Morgeto (edificato nel IX - X secolo).[9][10][11][12][13]

In Sicilia, si sarebbe stanziato nell'entroterra, allontanando i Sicani, fondando la città di Morgantina (Morganthion).[14]

Queste informazioni sono state dedotte analizzando le fonte antiche, in particolare quanto riferito da Antioco di Siracusa:

«La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri»

(in Dionigi di Alicarnasso, 1,12)

Secondo Antioco di Siracusa, Morgete succedette ad Italo nel governo della Calabria (allora detta Italia) sino a quando essa fu invasa dai Bruzi, un popolo dalle ignote origini che si stabili nella parte centro-settentrionale della regione ed elesse come capitale Cosenza.

Informazione ripresa poi da Dionigi di Alicarnasso:

«[…] la terra che ora si chiama Italia la occuparono anticamente gli Enotri. Venuto poi a trattare la forma di governo e narrando come in quel tempo Italo fosse divenuto loro Re e da lui gli abitanti presero il nome di Itali, spiega che successivamente si chiamarono Morgeti, in quanto Morgete era succeduto sul trono di Italo. Quando poi Sicelo (Siculo) si trovò come ospite presso Morgete, fatto proprio il regno, divise la nazione; Antioco conclude dicendo che per questa ragione gli Enotri si chiamarono successivamente Itali, Morgeti e Siculi.»

Il Brancaccio vede nei confini fisici di Antioco una rivendicazione anti-ellenica.[15] Questa si adatterebbe sia con una politica ermocratea, volta a proteggere l'identità della Sicilia e dell'Italia dalle mire egemoni di Atene, e sia alla politica filo-dionisiana, la quale avversava la grecità italiota e mirava a sottometterla. Quella dionisiana, alla quale Antioco sarebbe relazionato, è una politica strettamente filo-barbarica, che viene intesa dallo storico Piganiol — nella figura di Dionisio I — in questi termini:

«Lo stato di Dionisio non è una lega di città greche autonome, ma si apre alle tribù barbare: Dionisio è l'erede dei re leggendari dell'Enotria, di Italo e di Morges.»

(André Piganiol, Le conquiste dei romani. Fondazione e ascesa di una grande civiltà, 2010, p. 136.)


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rivista storica dell'antichità, vol. 32, Pàtron Editore, 2002, p. 48.
  2. ^ Girolamo Marafioti, Ad instanza de gl'Uniti, Padova, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981, p. 21.
  3. ^ Storia, Università degli Studi di Polistena.- Riscoperta una mappa del 1595 sul popolo dei Morgetes-Brutii.
  4. ^ Tucidide, Storie, libro IV, cap. 2.
  5. ^ Rivista storica dell'antichità, vol. 32, Pàtron Editore, 2002, pp. 53 e 57.
  6. ^ Dionigi di Alicarnasso riporta la testimonianza di Ellanico di Mitilene.
  7. ^ Antioco, pur conoscendo la versione di Ecateo di Mileto, non la condivideva: per il siracusano Taranto faceva già parte non dell'Italia ma della Iapigia. Così anche Tucidide che sottolinea come Taranto fosse una città italiota e non italica. Vd. Storia della regione lucano-bruzzia nell'antichità, 1997, p. 40-41.
  8. ^ Antioco FGrHist 555 F 5 = Dion. Alic. ant. Rom. 1, 73, 4.
  9. ^ Girolamo Marafioti, Ad instanza de gl'Uniti, Padova, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981, p. 114.
  10. ^ Storia - Università degli Studi di Polistena, su universitadipolistena.it.
  11. ^ Giovanni Fiore da Cropani ne “La Calabria Illustrata” (I tomo, 1691: l’opera integrale, in tre tomi, e stata pubblicata presso Rubbettino a cura di Ulderico Nisticò).
  12. ^ “La notte Morgezia” (pubblicato a Napoli nel 1842) del canonico Nicolino Amendolia, in cui il prete racconta, con un sentimento di angoscia e di terrore l’incontro fatto al castello con il re guerriero Morgete.
  13. ^ Domenico Cangemi, autore di una “Monografia di San Giorgio Morgeto” (1886).
  14. ^ Strabone VI, 257 e 270.
  15. ^ Vd. G. Brancaccio, Geografia, cartografia e storia del Mezzogiorno, 1991, p. 20.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria. Conforme all'ordine de' testi greco, & latino, raccolte da' più famosi scrittori antichi, & moderni ..., Padova, Ad instanza de gl'Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981. Consultabile on line in Google Libri.
  • Ettore M. De Juliis, Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Santo Spirito (Bari), Edipuglia, 1996, ISBN 88-7228-158-X.
  • Pasquale Scaglione (1808-1880), Storie di Locri e Gerace.
  • Nicolino Amendolia, La notte Morgezia (pubblicato a Napoli nel 1842).
  • Domenico Valensise Monografia di Polistena (1863).
  • Domenico Cangemi, Monografia di San Giorgio Morgeto (1886).
  • Marcello Amendolea, "San Giorgio Morgeto", in Calabria Letteraria, luglio-agosto-settembre 1961 (anno IX n. 7-8-9), pp. 27–28.
  • Sebastiano Tusa, La Sicilia nella preistoria, Palermo, Sellerio, 1999, ISBN 88-389-1440-0.
  • Storia di Tropea a fumetti, di Bruno Cimino.
  • Antonio Floccari, Storia di Cinquefrondi.
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