Moretta di Vignola

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La moretta di Vignola è il frutto che caratterizzava la coltura cerasicola di Vignola, in provincia di Modena, ed è una coltivazione autoctona di grandissimo valore organolettico. La produzione nazionale specializzata di ciliegie dolci è localizzata in quattro regioni: Puglia, con il 30%, Campania (23%), Emilia-Romagna (18%) e Veneto (15%). Questa concentrazione territoriale ha permesso la specializzazione degli agricoltori, in grado di produrre ciliegie di elevata qualità. Ciò nonostante la coltivazione della Moretta, è in “pericolo”. Infatti, come altre varietà, storicamente presenti, sta pian piano scomparendo.

Moretta di Vignola

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Non si conosce con precisione l'origine della Moretta di Vignola, ma la sua presenza sul territorio modenese risale alla fine dell'Ottocento e la sua diffusione su scala commerciale si ritiene sia avvenuta a partire dai primi anni del Novecento. A seconda delle località dove viene coltivata, viene anche chiamata Ciliegia Mora, Mora di Vignola, Ciliegia Nera o semplicemente Ciliegia per distinguerla dalle altre varietà a polpa soda conosciute come Duroni. Questa varietà occupa il primo posto tra le ciliegie a polpa tenera coltivate non solo nelle zone del modenese, ma anche in altre come quelle della provincia di Bologna, di Ferrara, Reggio Emilia e Parma. Nel ventennio quaranta-cinquanta del XX secolo la coltivazione della Moretta di Vignola rappresentava oltre il 25% del totale della produzione cerasicola della provincia di Modena, concentrata per lo più nei territori del vignolese.

Pianta[modifica | modifica wikitesto]

L'albero ha un fusto eretto che può superare 15 metri di altezza. La produzione dei frutti è lenta e non avviene prima del 6-8º anno dall'impianto, ma una volta entrato in produzione, la quantità di frutti è notevole. (punto 1 bibliografia) C'è chi racconta che, negli anni cinquanta, una sola pianta di Moretta di Vignola avesse prodotto ben 120 quintali di ciliegie.[senza fonte] Il tronco ha una corteccia liscia, brillante, di colore tendente al grigio che in età matura tende a screpolare. La circonferenza del tronco può superare il metro, in piante di 25-30 anni di età. Le gemme del fiore sono raggruppate in mazzetti in media di 3 o 4.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono grandi e ovali, il lembo è di media grossezza, di colore verde intenso nella pagina superiore, più chiaro in quella inferiore, il margine è di norma seghettato.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono riuniti in numero da 3 a 4 e di solito sono raccolti a mazzetto. Il calice è piuttosto grande, campanulaceo, a corolla grande e costituita da ampi petali arrotondati, di colore bianco. Gli stami hanno filamenti bianchi e antere giallo citrino, raramente ricche di polline. Il pistillo è bianco verdastro.

Frutto[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è di media grandezza, a forma tonda e simmetrica. La buccia è di grossezza media o sottile, lucida e nei frutti maturi quasi nera. La buccia si stacca facilmente dalla polpa che è tenera, molto succosa, di colore rosso cupo quasi nero. Il sapore è dolce, un po' acidulo e profumato.

Nocciolo[modifica | modifica wikitesto]

Il nocciolo è di media grandezza, a forma sferica e un poco schiacciato.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Sotto i ciliegi, sono disposte delle arnie per l'impollinazione

La fioritura avviene tra la fine di marzo e i primi di aprile e di norma avviene quasi contemporaneamente alla foliazione. Il periodo della fioritura precede di qualche giorno quella di altre varietà coltivate nel territorio di Vignola come:

  • il Durone dell'Anela,
  • il Durone nero I,
  • il Bigarreau Burlat
  • il Moreau,

mentre risulta sfasata di alcuni giorni rispetto al

  • Durone della Marca,
  • Durone dell'Anela tardivo
  • Anellone
  • Ciliegione.

La Moretta di Vignola è autoincompatibile e pertanto necessita di impollinatori appropriati. In base ai risultati di prove effettuate, la varietà risulta compatibile con quelle sopra elencate per cui, le varietà autofertili a fioritura contemporanea a Moretta di Vignola, possono essere utilizzate come impollinatori idonei di Moretta. I frutti, secondo l'ambiente e la stagione, giungono a maturazione tra la fine di maggio e la prima decade di giugno e la raccolta deve essere effettuata rapidamente per evitare spaccature dovute a eventuali piogge o rugiade eccessive

Fioritura[modifica | modifica wikitesto]

Moretta di Vignola-bosco di ciliegi
Carro allegorico della Metà degli anni cinquanta

Cade, generalmente, nei primi giorni di aprile di ogni anno e la valle del Panaro offre al turista la visione di un mare di fiori bianchi Anche se può avvenire come nel 1995 un'abbondante nevicata fuori stagione con i ciliegi già in fiore. L'immagine allora, del bianco su bianco, non è secondaria e quella del bianco su verde del bosco di ciliegi in fiore A Vignola il momento della fioritura viene vissuto come una ricorrenza importante e come tale si festeggia, anche con carri allegorici, manifestazioni folcroristiche e culturali. In particolare l'associazione culturale "Centro Studi Vignola" cura una pubblicazione che conta ormai numerose edizioni. Sulla portantina della foto, “Duroun capozz”, con in mano la ciliegia e il cavolfiore, i due prodotti che hanno dato celebrità e ricchezza a questo territorio

Gli anni trenta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni trenta segnarono il definitivo incoronamento di Vignola come Capitale della Ciliegia. Dalla cerasicoltura tradizionale si passò a quella moderna, con un'attenzione particolare sia alla quantità che alla qualità. Aumentarono il numero delle piante coltivate al punto che si giunse a ottenere frutteti, altamente produttivi. Addirittura, sotto gli alberi si coltivavano piante ortive e foraggere, aumentando così il reddito prodotto da questa terra. Questo stato di fatto venne favorito anche dalle speciali condizioni dell'ambiente.

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Cartina delle zone di coltivazione
Pompa anni trenta per il trattamento antiparassitario con la “pompa a carriola
Trattamento antiparassitario con motopompa
Trattamento antiparassitario con elicottero nel 1965

La qualità del prodotto è infatti favorita dai fertili terreni delle Basse, che permettono un ottimo drenaggio grazie al profondo strato di ghiaia. Per "basse", in Dialetto modenese al Bas de Vgnòla, s'intende la fascia coltivata in riva sinistra del Panaro, la valle dei ciliegi; un tempo era il letto del fiume che si è progressivamente spostato (anche per l'intervento dell'uomo) verso la sponda destra. Nel corso dei secoli, ripetute esondazioni, anche in parte controllate, hanno depositato uno strato di terra particolarmente fertile che, insieme al drenaggio garantito dal sottostante strato di ghiaia, ha prodotto una situazione particolarmente favorevole alla coltivazione di ortaggi fino all'Ottocento e di piante da frutto dal Novecento in poi. Più in generale si parla anche delle basse del Panaro comprendenti i comuni di Vignola, Marano, Savignano, Spilamberto e San Cesario. I contadini cercavano di salvaguardare la loro produzione e si attivavano contro le infestazioni delle coltivazioni fin dalla fioritura per favorire l'attecchimento del fiore fino ad alcune settimane prima della raccolta. I trattamenti venivano fatti in origine con macchine rudimentali, poi via via più tecnologiche.

Consorzio della ciliegia tipica di Vignola[modifica | modifica wikitesto]

Per promuovere, tutelare valorizzare ed estendere la produzione e il commercio della ciliegia di Vignola e delle zone aggregate, il 16 dicembre 1965, su basi volontarie, nasce il “Consorzio della Ciliegia Tipica di Vignola”. Si è arrivati a creare il consorzio perché in un territorio piccolissimo, erano più di cento le ditte che commercializzavano la frutta, vendendola sui mercati nazionali o esteri, anzi ognuno aveva già ideato un proprio marchio. Ci si preoccupa di promuovere l'attività di ricerca e sviluppo per migliorare la produzione e il commercio della frutta tipica e organizzare i servizi d'indagine e consulenza tecnica, economica e commerciale necessari per un adeguato monitoraggio della qualità e della commercializzazione. Il marchio, caratterizzato da nove ciliegine è diventato nel mondo, sinonimo di frutta con spiccate caratteristiche di qualità. È il Consorzio, infatti, che si preoccupa di tenere monitorato il delicato lavoro del confezionamento e della raccolta, punti delicati della cerasi coltura vignolese, in quanto si vengono a sommare i costi della lavorazione, ancora a forte grado di manualità, con i disagi che un frutto tanto delicato subisce a volte con il trasporto. Il Consorzio a partire dal 1983, preso atto della situazione, favorì la commercializzazione con l'uso di un imballaggio standardizzato recante il marchio di Vignola nei colori nazionali impresso sulle fiancate. Venne variata anche la capacità dei contenitori per soddisfare sempre più il desiderio dei consumatori. Nel 1990 è stato creato il marchio “Vignola OK”, commercializzato con lo slogan “la ciliegia firmata dal produttore”. Nel 1981 viene istituito il Premio Ciliegia d'Oro, patrocinato dalle Distillerie Toschi, che viene assegnato ogni anno nell'ambito della “Festa dei Ciliegi in Fiore" ad un personaggio di origini emiliano-modenesi, che si sia distinto in campo nazionale nel settore sociale, culturale, industriale, sportivo e umanitario. Nel 1982 la Ciliegia d'Oro fu assegnata al cantante Luciano Pavarotti. Nel 2011 il Premio Ciliegia d'Oro fu assegnata al giornalista Massimo Tedeschini

Raccolta[modifica | modifica wikitesto]

La raccolta delle ciliegie, inizia, solitamente ai primi di giugno. L'abilità del raccoglitore (cuidòr) consisteva nel posizionare e legare in modo corretto le alte scale e nel modo di raccogliere la ciliegia senza danneggiare il frutto e privarlo del gambo. Il raccoglitore si avvale del cavàgn. (dialetto modenese: cavàgn, cavagnin) che è un contenitore in vimini che si appende con un gancio ai rami dell'albero o alla scala.

Scala[modifica | modifica wikitesto]

Dialetto modenese: schèla Costruita artigianalmente con legno stagionato e formata da due lunghi, robusti ed esili staggi a cui vengono infissi i pioli, può raggiungere i 10-12 metri di altezza. L'artigiano Stradi Giuseppe, scomparso ultra novantenne resta lo scalaro vignolese per antonomasia. Primi Novecento, raccolta. I ciliegi sono talmente alti che è necessario aggiungere una scala sull'altra! Le lunghissime scale sono legate agli alberi, ma per farlo bisogna salire fin lassù…

Il raccoglitore lega le scale all'albero. Comunque il pericolo è sempre in agguato, per “raccogliere” è necessario stare aggrappati alla scala con le gambe e spesso sporgersi fuori di essa per raggiungere anche i rami più lontani. Quasi tutti gli anni, purtroppo, succedono degli incidenti.

Caduta[modifica | modifica wikitesto]

ex voto conservato nella Pieve di Vignola

Tra i pericoli del raccoglitore di ciliegie, c'è quello di una caduta dalle alte scale che può avere gravissime conseguenze. Nelle tavolette di ex-voto compaiono raffigurazioni ingenue di paurosi capitomboli che la Madonna col Bambino, ha trasformato in incidenti rimediabili L'origine storica dell'ex-voto è il desiderio del fedele di “ringraziare” la divinità per un aiuto concesso; è infatti una reazione sincera, spontanea che trova naturale identificazione in un piccolo oggetto amorosamente donato. Particolare attenzione è stata da sempre riservata alla raccolta e al confezionamento, punti particolarmente delicati: il primo per i costi, infatti necessita di una lavorazione prevalentemente manuale che va ad incidere sui prezzi, il secondo per i disagi che un frutto tanto delicato subisce in viaggi molto lunghi.

Imballaggio[modifica | modifica wikitesto]

Operazione mercantile di confezionamento delle merci destinate a viaggiare. Per le ciliegie, negli anni venti, si utilizzavano:

  • La gabbietta tronco-conica, formata da asticelle di legno capace di contenere fino a 10 kg di prodotto;
  • Il cestino rotondo di vimini, con coperchio rialzato e manico, da 4 kg;
  • Il cestino quadrato di legno, usato in special modo per le esportazioni in Svizzera e fatto costruire esclusivamente dalla ditta Bruno e Carlo Soli.
  • Il fusto di legno, da 136 kg per contenere le “ciliegie in salamoia”.

Cesta-cesto[modifica | modifica wikitesto]

Moretta di Vignola

Dialetto modenese: zasta, zistò un contenitore a forma di parallelepipedo, cubo o cilindro, generalmente di vimini o scaglie, sottili ed intrecciate, di legno.Cesta e cestone vanno annoverati tra i primi e tradizionali contenitori per l'imballaggio delle ciliegie. La loro capienza poteva superare i 10 kg di ciliegie.

Balestrina[modifica | modifica wikitesto]

Imballaggio della moretta

In gergo commerciale, cassettina di pioppo, per imballaggio di ciliegie e altra frutta. Le balestrine, una volta, venivano marchiate con il nome del mediatore che le commercializzava nel proprio box all'interno del mercato ortofrutticolo. Per confezionare le ciliegie nella balestrina, già in uso dai primi anni sessanta, esisteva un'apposita tecnica: sulla casettina, priva del fondo si posizionava un coperchio temporaneo di lamiera o di masonite, poi si cavolgeva e si disponevano le morette una accanto all'altra in modo ordinatissimo con il picciolo verso l'interno. Creata la base, si riempiva la balestrina con le altre ciliegie alla rinfusa fino a riempirla. Poi si inchiodava il fondo, si capovolgeva la balestrina e si toglieva il coperchio temporaneo e il risultato era quello riportato nella foto. Era una presentazione di prodotto forse unica nel settore alimentare, di una bellezza rara, che esaltava il rosso turgore dei frutti, ma non più sostenibile finanziariamente per l'aumentare della mano d'opera. Si deve al consorzio il merito di aver cercato altri tipi di imballaggi corrispondenti alle diverse esigenze commerciali, soprattutto a partire dagli anni ottanta, Oggi le ciliegie vengono vendute soprattutto in contenitori di plastica, del peso di circa 1 kg, contenuti in plateau di cartone. Altri imballaggi devono essere autorizzati dal Consorzio, il quale richiede e controlla che:

  • La commercializzazione avvenga entro 24 ore dalla raccolta;
  • Le ciliegie siano mature, sane e raccolte asciutte;
  • Il prodotto inadatto alla vendita sia assente;
  • I trattamenti antiparassitari siano più naturali e controllati possibile.

La coltivazione, la raccolta e la commercializzazione della ciliegia nel territorio vignolese hanno creato anche particolari figure professionali, in particolare la cernita ed il confezionamento avevano in passato dato luogo ad una figura tipicamente femminile: la Cernitrice

Cernitrice[modifica | modifica wikitesto]

Operaia impegnata, stagionalmente, nei "magazzini" ortofrutticoli del Vignolese (in dialetto modenese: magazèin da frùta) a selezionare la frutta da commercializzare. Alcuni magazzini, di ampie dimensioni, con celle per la refrigerazione e maturazione del prodotto, soprattutto pere e mele, potevano dare lavoro anche a circa 150-200 cernitrici. In anni passati “al dani cal van a fer sô” (donne che scelgono la frutta) superavano le duemila unità lavorative. Nel solo magazzino Bettelli-Ferrari, nel 1960, operavano circa 150 cernitrici più 15 uomini addetti ai vari servizi.

Magazzino[modifica | modifica wikitesto]

Dialetto modenese: magazèin da frùta. Luogo dove veniva fatta la cernita e l'imballaggio delle ciliegie, innumerevoli e particolarmente attrezzati nella zona di Vignola. Alcuni di ampie dimensioni, con celle per la refrigerazione e maturazione del prodotto, potevano dare lavoro a circa 200 cernitrici.

La refrigerazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo della cerasicoltura e della commercializzazione della frutta rossa a Vignola è dovuto sicuramente alle condizioni ottimali del suolo e climatiche, ma anche alle innovazioni portate da alcuni abitanti del luogo che poi divennero di uso comune. Una tecnica innovativa, che venne introdotto negli anni venti dal Dott. Giovanni Garagnani, è l'applicazione della conservazione della frutta con il metodo della refrigerazione. Inizialmente costruì un grande frigorifero in cui conservava la frutta, in attesa di un rialzo dei prezzi riuscendo così ad ottenere degli introiti maggiori. Questo aprì nuove frontiere verso l'export del prodotto nostrano. Dopo aver perfezionato le tecniche di conservazione le applicò anche ai trasporti, riuscì perciò a spedire la frutta rossa, facilmente deteriorabile, sui mercati dell'Europa Centrale tramite dei vagoni ferroviari che lo stesso Garagnani aveva trasformato in frigoriferi, tappezzando le pareti con cartoni e stuoie per trattenere il più possibile il freddo prodotto dal ghiaccio stivato all'interno.

Frigorifero[modifica | modifica wikitesto]

Nastro trasportatore d'epoca

Le prime celle-frigo risalgono agli anni venti per perfezionarsi ed ingrandirsi negli anni trenta. Come esempio di “archeologia industriale” citiamo proprio una sorta di scivolo insaponato, della ditta suddetta, su cui far scendere le cassette nelle celle dall'apposito pertugio, prima che venissero raccolte dai facchini e impilate. Venne poi sostituito con quella che poteva apparire una innovazione tecnologica: una sorta di nastro trasportatore, residuato bellico di nave con cuscinetti su cui l'imballaggio correva meglio e con minori intoppi.

Commercializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Treno[modifica | modifica wikitesto]

I vagoni trainati sulla via ferrata Vignola - Modena da uno sbuffante locomotore hanno segnato la prima storia della ciliegia vignolese in Europa. Fino al 1927 circa, i treni celeri di derrate provenienti dal meridione e dalla zona adriatica, passavano per la stazione ferroviaria di Modena. Essi raccoglievano, senza aumenti di tariffa per l'acceleramento, i vagoni che qui si formavano per trasportarli direttamente al Brennero. Poi il treno venne abbandonato e la ciliegia viaggiò soprattutto in T.I.R. A Vignola l'esportazione della ciliegia prende avvio negli ultimi decenni dell'Ottocento. Al riguardo si può ricordare la ditta Domenico Soli che, fondata nel 1884, intorno al 1885 spedisce le sue prime ciliegie al Nord e in particolare in Germania. Domenico Soli si ricorda come un pioniere dell'ortofrutta vignolese e uno dei primi commercianti di Vignola a utilizzare il telefono per accelerare le sue compravendite (aveva un telefono a due cifre). Come curiosità si racconta che nel 1947/48, la ditta Soli avesse stivato circa 70 q di ciliegie e fragole a Verona, sopra aeroplani B 17, della guerra appena conclusa, affinché potessero raggiungere velocemente e in buone condizioni di freschezza Londra. Le città in cui “il rubino” di Vignola è più apprezzato sono: Monaco di Baviera, Berlino, Lipsia, Amburgo. Accanto a questa Ditta si possono annoverare quelle di moltissimi altri Commercianti locali che hanno dato lustro a Vignola con la propria attività.

Vagone[modifica | modifica wikitesto]

Dialetto modenese: vagòun. Unità costituiva di un convoglio per il trasporto, su strada ferrata, di persone, cose o animali. Fer un vagòun (predisporre un carico di frutta su un vagone in partenza dalla stazione ferroviaria di Vignola), era l'attività dei commercianti di frutta vignolesi. Le implicazione tecniche e burocratiche erano diverse: effettuazione del carico, che avveniva presso il magazzino ove parecchi esportatori avevano collocate le indispensabili rotaie o alla stazione ferroviaria; il ghiaccio che occorreva, e non ultimo la ricerca dei facchini con le indispensabili certificazioni ufficiali rilasciate dai dottori dell'ICE (Istituto per il Commercio Estero).

Trasporto[modifica | modifica wikitesto]

Tale situazione durò pressoché immutata fino agli anni settanta. Due ditte, “Bettelli Loris” e “Garagnani” disponevano addirittura di raccordi ferroviari veri e propri con le stazioni di Savignano Comune e di Savignano Mulino. Accanto al treno naturalmente non erano mai mancati all'inizio, i carri di diversa foggia e, soprattutto dal dopoguerra, gli autocarri, destinati prevalentemente ai percorsi più brevi e alle fasi meno “nobili” del viaggio della ciliegia.

In questo caso il trasporto delle ciliegie è eseguito con un grosso carro agricolo trainato da buoi aggiogati. 1945, camion di fronte ad un magazzino in attesa di essere caricati

Ma negli anni settanta per vari motivi, si assistette, anche nella nostra zona, al trionfo del trasporto su strada. Si cerca di minimizzare i costi, infatti anche per quanto riguarda l'esportazione verso la Germania e l'Olanda vengono prevalentemente utilizzati autoveicoli dato che viaggiano carichi sia all'andata che al ritorno. Così per esempio. Si ha spesso un viaggio di andata (Vignola–Germania) con un carico di frutta, e un viaggio di ritorno (Germania–Italia) con un carico di carne.

Nascita del mercato[modifica | modifica wikitesto]

Il mercato

Cent'anni fa il mercato era rappresentato dalla piazza del paese. Solo nel 1928 nasce lo spazio fisico del mercato e dagli anni trenta il mercato ortofrutticolo diventò il fulcro della vita industriale commerciale di Vignola. Il nuovo mercato permetteva ai produttori della zona di accedere a locali comodi e sicuri vicini al luogo di produzione. Contrattata e venduta la partita, essa viene pesata, caricata sull'autocarro del commerciante e avviata direttamente ai mercati nazionali. Se invece la frutta è destinata all'estero, viene portata in un magazzino ortofrutticolo, dove viene di nuovo selezionata, imballata e caricata su vagoni che partono dalla stazione di Vignola Le ditte più importanti hanno un pezzo di binario davanti al proprio capannone e si fanno portare i vagoni direttamente in azienda con degli autocarri speciali Nel 1992 è stato aperto un nuovo mercato ortofrutticolo, che utilizza più moderni sistemi di vendita (a base d'asta), di pesatura e di trasporto Il numero delle aziende di commercializzazione, trasporto e trasformazione si è drasticamente ridotto, ma la frutta è ancora una risorsa importante. Oggi molti coltivatori vendono direttamente il loro prodotto.

L'evoluzione tecnica e tecnologica[modifica | modifica wikitesto]

Impianto a spalliera

Negli anni settanta si è verificato un invecchiamento degli impianti produttivi del ciliegio. Le cause di tutto questo sono state:

  • Ritardi nella ricerca e sperimentazione delle varietà rispetto alle altre colture frutticole;
  • Ritardi da parte dei produttori a recepire le innovazioni tecnologiche;
  • Impossibilità di reimpiantare il ceraseto sullo stesso terreno. È possibile individuare in tale ragione una delle cause più rilevanti per la diminuzione delle piante nel fondo valle nella zona tipica del ciliegio;
  • Elevati costi di produzione, in particolare la raccolta;
  • Calo della qualità del prodotto essendo ormai predominante la coltura eseguita nella collina con impianti obsoleti, dove i coltivatori, più che in pianura sono poco attenti alla qualità.
  • Problemi di mercato: la concorrenza si sta facendo molto agguerrita, in particolare nelle aree emergenti.
  • La concorrenza esercitata da altre produzioni fattibili all'interno delle aziende (pero, melo, seminativi) in particolare nel fondo valle.

È stato redatto il "Progetto ciliegio" per cercare di ovviare alle cause suddette. Il particolare si erano posti l'obiettivo di impiantare in 5 anni, partendo dal 1987, 500 ettari di ceraseto specializzato. Naturalmente hanno cercato di sensibilizzare i produttori ad apportare le necessarie innovazioni strutturali, organizzative, nelle proprie aziende.

In particolare questi nuovi impianti sono stati organizzati adottando delle cultivar meno vigorose, porta innesti semi-nanizzanti, forme di allevamento basso e l'utilizzo di tecniche culturali che stimolano una più precoce entrata in produzione e permettono di mantenere bassa la pianta riducendo i costi di raccolta. La ricerca continua e oggi non è infrequente incontrare nelle Basse di Vignola degli impianti produttivi di ciliegio "a spalliera" per permettere l'impiego di macchine che servono per facilitare il lavoro sia di raccolta che di potatura contenendo così i costi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pubblicazione "Il frutto del Paradiso" - Edizioni Vaccari - Autori Pierluigi Albertini, Miria Burani, Maria Giovanna Trenti
  • Pubblicazione "La ciliegia Moretta di Vignola" - Grandi Autori Editori - Testi di: Stefano Lugli (Dipartimento coltivazioni arboree Università Bologna), Stefano Zocca (Responsabile servizio verde urbano e agricoltura e Direttore Mercato Ortofrutticolo all'ingrosso di Vignola), Prof.ssa Maria Plessi (Università di Modena e Reggio Dipartimento di Scienze Farmaceutiche - Gruppo di Chimica degli alimenti)