Domenico Pinto

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Domenico Pinto

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VII, VIII
Gruppo
parlamentare
Democrazia Proletaria - Partito radicale
Collegio Napoli e Milano
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Lotta Continua - PDUP - Partito radicale
Titolo di studio Licenza Media superiore
Professione dirigente

Domenico Pinto detto Mimmo (Portici, 31 ottobre 1948) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione dei disoccupati organizzati a Napoli nel luglio 1976

Domenico Pinto, attivo nell'organizzazione di lotta dei "Disoccupati organizzati" napoletani e dirigente di Lotta Continua, alle politiche del 1976 è candidato alla Camera di Lotta Continua nella lista Democrazia Proletaria, e venne eletto a seguito delle dimissioni di Vittorio Foa. Dopo lo scioglimento di Lotta Continua aderisce al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo.

Nel marzo del 1977, Pinto intervenne in aula nel dibattito concernente il cosiddetto scandalo Lockheed, sostenendo che il coinvolgimento in tale vicenda provasse la corruzione della DC; per questo i democristiani sarebbero stati processati nelle piazze: «Nel Paese vi sono molte opposizioni (...); e quell'opposizione, colleghi della Democrazia Cristiana, sarà molto più intransigente, sarà molto più radicale quando i processi non si faranno più in un'aula come questa, ma si faranno nelle piazze, e nelle piazze vi saranno le condanne»[1]. A Pinto replicò Aldo Moro: «Onorevoli colleghi che ci avete preannunciato il processo nelle piazze, vi diciamo che noi non ci faremo processare»[2].

Alle elezioni politiche italiane del 1979, Pinto fu rieletto alla Camera con il Partito Radicale nel collegio di Milano. Siede a Montecitorio sino al 1983. È stato vice capogruppo dal gennaio 1982 al gennaio 1983[3].

Nel 1996 fu candidato alle politiche nelle liste del Polo per le Libertà a seguito dell'accordo tra la lista Pannella Sgarbi e Forza Italia, ma non fu eletto.

Negli anni 2000 si avvicina ai DS ed è stato presidente consorzio rifiuti Napoli 3. Nel 2008 è processato a Orvieto per reati ambientali[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mino Martinazzoli, Uno strano democristiano, Rizzoli, 2009, pp. 61-66.
  2. ^ Atti parlamentari, VII legislatura, Parlamento in seduta comune, Resoconto stenografico della seduta dal 3 all'11 marzo 1977, p. 455
  3. ^ la Camera
  4. ^ la Repubblica