Maurizio Baldasseroni

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Maurizio Baldasseroni nel 1978

Maurizio Antonio Baldasseroni (Milano, 31 ottobre 1950) è un terrorista e criminale italiano tuttora latitante in Sud America.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'adesione al terrorismo e i primi azioni terroristiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima Linea (organizzazione).

Ex operaio della Soilax si avvicina a Prima Linea grazie a Oscar Tagliaferri del Collettivo comunista metropolitano e il 7 novembre 1978 partecipano all'omicidio di Giampiero Grandi che era stato pregiudicato e presunto spacciatore di eroina assieme alle "Squadre Proletarie di Combattimento per l'Esercito", un'azione fatta per punire gli spacciatori[1][2][3]. Sono stati accusati di aver partecipato anche al ferimento dell'industriale proprietario di una tipografia Armando Girotto il 31 gennaio 1978 in via Sibari[4].

La strage di via Adige[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º dicembre 1978 trascorre la serata con Tagliaferri in un bar in via Adige vicino a Porta Romana, Tagliaferri del Collettivo Politico Metropolitano (CPM). Entrambi bevono parecchio e poi sono allontanati dopo una discussione in seguito le proteste dei clienti, poi ritornano armati di un fucile Smith & Wesson e di un revolver Astra 357 magnum alle 3:40 ma trovano il bar chiuso e vedono una Ford Escort 1100 con tre clienti che sono il tappezziere Pier Antonio Magri, il detective privato Domenico Bornazzini e il macellaio Carlo Lombardi, i primi due ricevono una scarica di proiettili appena scendono dalla macchina mentre il terzo è freddato nell'auto mentre gli altri muoiono prima di raggiungere l'ospedale, per questo crimine sono stati entrambi condannati nel 1988 dalla Terza Corte d'Assise d'Appello per triplice omicidio "commesso per finalità ideologiche, ma senza concrete motivazioni che lo scatenassero"[1]. Il 25 maggio 2014 il comune di Milano ha intitolato i giardini di Piazza Buozzi nei pressi di Porta Romana alle tre vittime della strage in presenza dei figli delle vittime[5].

La fuga in Sud America[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la stage di via Adige Baldasseroni e Tagliaferri incontrano i vertici di Prima Linea per far rivendicare l'atto all'organizzazione dato che entrambi erano entrambi fiancheggiatori ma non erano ancora all'interno dell'organizzazione terroristica[6], ma vengono espulsi ma in cambio viene aiutata la loro fuga in Sud America. Baldasseroni e Tagliaferri vengono scoperti come autori della strage solo nel 1982 in seguito a un pentimento di un ex terrorista di Prima Linea, poi entrambi nel 1983 sono accusati in contumacia di importare cocaina dal Perù. Il 12 ottobre 1988 la polizia peruviana afferma di averli arrestati assieme al terrorista nero Giovanni Ventura, ma dopo una settimana la polizia peruviana smentisce l'arresto nonostante fosse confermata dalla DIGOS e in Italia era arrivata anche la notizia che l'arresto provvisorio era stato firmato dal presidente peruviano Alan García Pérez[2][7]. Il 3 marzo 1987 la Corte suprema di cassazione presieduta da Corrado Carnevale annulla la sua condanna all'ergastolo ma a alla fine viene confermato l'ordine di cattura il 13 ottobre 2005[8]. Nonostante tutto l'ultima residenza conosciuta è via Kennedy 29/B a San Donato Milanese dove risulta scomparso dal 2002, per questo il Tribunale di Milano con decreto del 20 febbraio 2013 richiede la dichiarazione di morte presunta[9][10] tramite un avvocato dei parenti del Baldesseroni[11]. La richiesta non viene accolta perché il giudice Ilaria Mazzei ha chiesto alla Procura della Repubblica di riprendere le ricerche nel settembre del 2014[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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