Martiniano di Milano

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San Martiniano
Reliquario in argento di San Martiniano nella basilica di Sant'Eustorgio a Milano
Reliquario in argento di San Martiniano nella basilica di Sant'Eustorgio a Milano

Arcivescovo

Nascita  ?, Milano
Morte 435, Milano
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione pre canonizzazione
Ricorrenza 29 dicembre
Attributi pastorale, mitria
Patrono di Milano
Martiniano
arcivescovo della Chiesa cattolica
ArchbishopPallium PioM.svg
Incarichi ricoperti Arcivescovo di Milano
Nato  ?, Milano
Deceduto 435, Milano

Martiniano (o Martino) (... – Milano, 435) fu arcivescovo di Milano dal 423 fino alla sua morte.

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda il 29 dicembre.

Nelle fonti greche coeve è attestato con il nome di Martino, mentre nelle fonti latine del VI secolo e in quelle più tardive è noto con il nome di Martiniano.[1]

Note biografiche[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo milanese Martino è documentato storicamente tra gli anni 430 e 431 nella controversia che vide opporsi in Oriente i sostenitori della teologia di Cirillo di Alessandria e il partito antiocheno, che appoggiava il patriarca Nestorio di Costantinopoli.

Nel corso di questa controversia teologica, dopo ottobre/novembre 430, un anonimo vescovo di Milano, probabilmente lo stesso Martino, fu destinatario, assieme agli anonimi vescovi di Aquileia e di Ravenna[2], di una lettera scritta dagli antiocheni che denunciavano gli scritti di Cirillo che, a loro dire, erano impregnati di apollinarismo.[3]

Prima di settembre/ottobre 431, e verosimilmente in risposta alla lettera del partito antiocheno, Martino scrisse una lettera, oggi perduta, a Giovanni di Antiochia e ai vescovi anticirilliani e contestualmente fece pervenire all'imperatore Teodosio II una copia del trattato di sant'Ambrogio dal titolo De incarnatione dominicae sacramento. Non è tuttavia possibile ricostruire la posizione teologica di Martino nella controversia nestoriana.[4]

Martino è documentato nelle fonti greche in una terza occasione. Infatti nei negoziati che si svolsero dopo il concilio di Efeso a Calcedonia tra l'11 settembre e il 25 ottobre 431, Martino è menzionato da Giovanni di Antiochia e i rappresentanti del suo partito, desiderosi di conquistare alla loro causa il vescovo Rufo di Tessalonica, proprio per l'invio di questi due scritti che, secondo gli antiocheni, lasciano intravedere l'opposizione degli Italiani alla cristologia di Cirillo.[4]

Magno Felice Ennodio dedica al vescovo milanese, noto con il nome di Martiniano, uno dei suoi Carmina[5], scritti prima del 521, nel quale il vescovo è qualificato come servitore di Dio e lodato per la sua prudenza e la sua semplicità. Dal carmen di Ennodio sembrerebbe che Martiniano sia stato eletto all'unanimità sulla sede milanese, malgrado la sua opposizione e la compresenza di un altro aspirante all'episcopato;[6] la stessa composizione accenna al fatto che durante il suo episcopato, che fu di breve durata,[7] fece costruire due chiese.[8]

Secondo un antico Catalogus archiepiscoporum Mediolanensium[9], risalente all'epoca medievale, l'episcopato di Martiniano si colloca tra quelli di Marolo e di Glicerio. Il medesimo catalogus gli assegna 30 anni di governo e lo dice sepolto il 29 settembre[10] nella basilica di Santo Stefano; la tradizione tuttavia gli assegna 12 anni di episcopato, dal 423 al 435.[11]

Un'altra tradizione medievale, che non ha fondamenti storici, associa Martiniano all'aristocratica famiglia milanese degli Osio.

Celebrato il 2 gennaio, la sua ricorrenza è stata spostata al 29 dicembre con la riforma del martirologio romano nel 2004.[12] Nel 1988 le sue reliquie sono state traslate nel Duomo di Milano e inumate sotto l'altare di Sant'Agata.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, II, p. 1419, nota 1.
  2. ^ Rispettivamente Januario e Pietro Crisologo.
  3. ^ Secondo Pietri, la lettera degli antiocheni fu scritta in un'epoca successiva a ottobre/novembre 430, mentre per Élisabeth Paoli essa fu scritta durante il concilio di Efeso, ossia tra giugno e agosto 431.
  4. ^ a b Ep. mandatariorum Orientalium ad Rufum, Collecio Vaticana 97, Acta Conciliorum Oecumenicorum I, 1,3, pp. 41-42.
  5. ^ Magno Felice Ennodio, Carmina, nº 199, in Monumenta Germaniae Historica, Auctores antiquissimi, vol. VII, Berlino 1885, p. 164.
  6. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, II, p. 1418.
  7. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 1019.
  8. ^ Paoli, Les notices sur les évêques de Milan (IVe-VIe siècle), p. 220.
  9. ^ Catalogus Archiepiscoporum Mediolanensium, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, vol. VIII, Hannover 1848, p. 103.
  10. ^ Depositus 4 kalendas ianuariis.
  11. ^ Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, p. 795.
  12. ^ Dal sito Santi e Beati.
  13. ^ Fausto Ruggeri, I vescovi di Milano, 1991, pp. 14-15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
San Marolo circa 423-435 San Glicerio