Maria Bakunin

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Marussia Bakunin, meglio nota come Maria Bakunin, (Krasnojarsk, 2 febbraio 1873Napoli, 17 aprile 1960), è stata una chimica e biologa italiana, figlia del rivoluzionario e filosofo Michail Bakunin e zia del matematico Renato Caccioppoli.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

In età giovanile, lavorò come "preparatore" nei laboratori dell'Università di Napoli ottenendo nel 1895 la laurea in chimica con una tesi sulla stereochimica. Presso la medesima università ricevette la cattedra di chimica che tenne fino alla collocazione in posizione di professore emerito. insegnò chimica applicata e chimica tecnologica organica presso la Scuola politecnica dal 1909 e chimica organica presso la Facoltà di scienze dal 1940.

Si dedicò alla creazione della mappa geologica d’Italia: i suoi studi si rivolsero, in particolare, agli "scisti bituminosi" (rocce dolomitiche straterellate scure perché ricche in materia organica, o kerogene, e di resti di pesci fossili), consentendo l'avvio della produzione di ittiolo, nei Monti Picentini, nell’area salernitana.

Fu zia del noto matematico napoletano Renato Caccioppoli. Nel 1938, dopo un discorso antifascista del celebre nipote, riuscì a farlo liberare convincendo gli inquisitori della sua incapacità di intendere e di volere.

Affiliazioni e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Fu accolta come socia dell'Accademia Pontaniana, nel 1905, lo stesso anno in cui fu nominata socia della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti in Napoli.

Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1944, Benedetto Croce la volle presidente dell’Accademia Pontaniana, la prima persona a occupare questa carica dopo la ricostituzione dell'accademia nel periodo post-bellico.

Fu socia dell'Accademia delle scienze fisiche e naturali, di cui ricoprì la presidenza nel 1932 e nel 1952. Fu anche nella Società dei naturalisti e nell'Istituto d'Incoraggiamento di Napoli.

Fu socio corrispondente dell'Accademia nazionale dei Lincei, carica a cui fu nominata il 15 febbraio 1947, lo stesso giorno dell'ammissione a socio del nipote Renato Caccioppoli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]