Malak Hifni Nasif

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Malak Ḥifnī Nāṣif

Malak Ḥifnī Nāṣif, il cui pseudonimo fu Bāḥithat al-Bādiya - in arabo: باحثة الباديه ‎, ossia "La ricercatrice del deserto" - (in arabo: ملك حفني ناصف‎; Il Cairo, 25 dicembre 1886Il Cairo, 17 ottobre 1918), è stata una femminista egiziana.

Contribuì in maniera sensibile alla promozione della causa dei diritti della donna, sottolineando il fatto che, a suo parere, le aspirazioni e i valori delle donne in Egitto non erano necessariamente i medesimi delle donne in Occidente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Malak nacque in una famiglia della classe media egiziana. Sua madre era Saniyya ʿAbd al-Karīm Jalāl e suo padre Ḥifnī Bey Nāṣif, un avvocato sostenitore del riformista Muḥammad ʿAbduh. Suo padre la incoraggiò allo studio.[1] e le insegnò la lingua araba classica e la storia della cultura araba.[2]

Ebbe la possibilità di proseguire i suoi studi nel Collège Saniyya per la formazione degli insegnanti, in cui ottenne il diploma nel 1903.[3]

Insegnò in seguito nella scuola elementare per due anni. Nel 1907 fu obbligata a lasciare l'insegnamento quando sposò lo Shayh ʿAbd al-Sattār al-Bāsil Pascià, capo della tribù libica dei Banū al-Rimāḥ in Fayyūm: all'epoca infatti la legge egiziana vietava alle donne d'insegnare se sposate.[4] Fu costretta a seguire il marito a Madīnat al-Fayyūm, nel deserto del Sahara a ovest del Cairo, e cominciò allora a scrivere sotto lo pseudonimo di Bāḥithat al-Bādiya (La ricercatrice del deserto).[5] · [6] Fu lì che scoprì che suo marito aveva già una donna e un figlio.

La sua situazione la portò a scrivere sulla condizione delle donne in Egitto.[7] Strinse legami epistolari con altri scrittori e amici, come May Ziade e Qasim Amin.[8]. Rimase nondimeno con il marito al-Bāsil per 11 anni, fino alla sua morte.[9]

Una delle sue azioni più spettacolari fu la presentazione che ella fece nel 1911 di un programma in 10 punti all'Assemblea legislativa egiziana, per il miglioramento della condizione femminile.[10] I primi cinque punti della sua esposizione erano consacrati all'istruzione: istruzione elementare obbligatoria, formazione all'igiene, al pronto soccorso, all'economia domestica, alle cure infermieristiche e ai mestieri legati all'insegnamento, accesso gratuito per le donne agli studi superiori.[11] I restanti cinque punti riguardavano temi quali l'età minima del matrimonio o la possibilità di non indossare il velo muliebre.[12] Benché questo programma fosse ignorato dall'Assemblea, esso ha costituito un esempio storico, stante il fatto inusuale che una donna presentava un discorso femminista a un'assemblea politica.

Morì d'influenza spagnola a 32 anni. I suoi funerali furono seguiti da un gran numero di femministe e di membri del governo egiziano.[13]

La sua opera e le sue idee[modifica | modifica wikitesto]

Malak visse in Egitto in un periodo assai vivace sotto il profilo intellettuale, in cui emerse un dibattito politico sullo statuto della donna nella società. Tale periodo comprende attori influenti come Hoda Sha'rawi, Qāsim Amīn, Nabawiyya Mūsā, e altri ancora. Nel corso dello stesso periodo, i pensatori nazionalista s'interrogarono anche sul futuro del Vicino Oriente, schiacciato dal colonialismo occidentale.

Malak cominciò a pubblicare le sue riflessioni sul giornale al-Jarīda (Il giornale), organo del partito politico moderato [Umma]].[14] Nel 1909, ella pubblicò al-Nisāʾiyyāt (Femminilità), una raccolta d'incontri e di saggi .[15]

La dominante delle idee femministe all'epoca spingeva a una certa qual occidentalizzazione della società.[16] Donne come Hoda Shaʿrawī considerava che togliere il velo, per esempio, era un atto simbolico in sé e che la sua soppressione rappresentava un progresso necessario per acquisire questa libertà delle donne europee.[17] Malak Ḥifnī Nāṣif era, per sua parte, alla ricerca di una via alternativa femminista, che unisse certi punti dell'occidentalizzazione ad altri punti della tradizione araba. Non cercava di adeguarsi sistematicamente a un modello occidentale.[18] I suoi punti di vista rivendicavano del pari per la donna il diritto di mostrarsi pubblicamente con, o senza, velo.

Sul matrimonio, il fatto che suo marito avesse deciso di avere due spose la faceva opporre fortemente alla poligamia.[19] Credeva che la poligamia dovesse finire, che gli uomini e le donne dovessero godere del diritto di divorziare, che l'età per contrarre matrimonio dovesse essere controllata per evitare le unioni precoci e forzate. Ella sosteneva che l'amore dovesse essere la base di tutti i matrimoni.[20]

Vedeva la riforma dell'istruzione come una delle soluzioni più promettenti per risolvere i numerosi problemi con i quali le donne dovevano confrontarsi.[21] Condivideva questa idea con le altre femministe dell'epoca. Si opponeva alla realizzazione di scuole di missionari cristiani nel suo Paese,[22] ed esortò a un maggior controllo del sistema d'istruzione pubblica per creare scuole destinate alle ragazze, con un programma completo di formazione, ivi compresa la storia della cultura egiziana.[23]

Si interessò molto anche al ruolo della madre di famiglia nell'educazione dei figli.[24] Il campo dell'educazione infantile fu uno dei temi per il quale Malak propendeva per una qualche occidentalizzazione, vista come vantaggiosa per la società egiziana, malgrado fosse persuasa dell'importanza dell'educazione islamica per i ragazzi.

Si impegnò infine nel tessere relazioni con organizzazioni femministe di altri Paesi. A tal fine dette vita all'Unione per l'Educazione delle Donne (in arabo: الاتحاد النسائي التهذيبي‎, al-Ittiḥād al-nisāʾī al-tahdhībī).[25]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Soha Kader, Egyptian women in a changing society, 1899-1987, Boulder, CO, Lynne Rienner Publishers, 1987, p. 65.
  2. ^ Leila Ahmed, Women and gender in Islam: historical roots of a modern debate, New Haven, Connecticut, Yale University Press, 1992, p. 184.
  3. ^ Reina Yousef, "Malak Hifni Nasif: negotiations of a feminist agenda between the European and the Colonial", in: Journal of Middle East Women's Studies, vol. 7, n. 1, winter 2011, pp. 70–89. doi=10.2979/jmiddeastwomstud.2011.7.1.70 url=https://dx.doi.org/10.2979/jmiddeastwomstud.2011.7.1.70.
  4. ^ Margot Badran, Feminists, Islam, and nation: gender and the making of modern Egypt, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1995, p. 54. isbn=9780691026053.
  5. ^ Soha Kader, op. cit., p. 65.
  6. ^ Antoine Sassine, "Nassif, Malak Hifni (ou Bahithat Al-Badiya) [Le Caire 1886-1918]", su: Le dictionnaire universel des créatrices, a cura di Béatrice Didier, Antoinette Fouque e Mireille Calle-Gruber, Éditions des femmes, 2013, p. 3132.
  7. ^ Soha Kader, op. cit., p. 65.
  8. ^ Ibid. p. 66.
  9. ^ Ibid., p. 67.
  10. ^ Ibidem.
  11. ^ Ibidem.
  12. ^ Ibidem.
  13. ^ Leila Ahmed, op. cit., p. 183.
  14. ^ Reina Yousef, art. cit., p. 73.
  15. ^ Antoine Sassine, p. 3132.
  16. ^ Leila Ahmed, Women and gender in Islam: historical roots of a modern debate, New Haven, Connecticut, Yale University Press, 1992, p. 784. ISBN 9780300055832.
  17. ^ Ahmed, op. cit., p. 174.
  18. ^ Ahmed, op. cit., p. 174.
  19. ^ Ahmed, op. cit., p. 182.
  20. ^ Baron e Keddie, Women in Middle Eastern history shifting boundaries in sex and gender, New Haven, Connecticut, Yale University Press, 1991, pp. 278-281 isbn=97803000569761991.
  21. ^ Omnia Shakry, "Schooled mothers and structured play: child rearing in turn-of-the-century Egypt", in: Lila Abu-Lughod, Remaking women: feminism and modernity in the Middle East, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1998, pp. 126-170, a p. 145, isbn=9780691057927.
  22. ^ Reina Yousef, art. cit., p. 84.
  23. ^ Ibidem.
  24. ^ Shakry, op. cit., pp. 145-146.
  25. ^ Kader, op. cit., p. 67.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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