Lucilio Iuniore

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Lucilio il Giovane chiamato da Seneca Lucilius Iunior (... – ...) è stato un poeta e storico romano vissuto nel I secolo. Fu Procurator Augusti per la provincia romana di Sicilia durante il regno di Nerone, amico e corrispondente di Seneca e probabilmente autore dei Aetna, un poema sopravvissuto soltanto in parte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le informazioni a noi note provengono dagli scritti di Seneca, in special modo dalle Epistulae morales ad Lucilium (riflessioni su problemi di filosofia morale), Naturales questiones (trattato di scienze naturali), De providentia (dialogo) e altre opere che non ci sono giunte.

Sembra fosse nativo della Campania, e Seneca gli scrive frequentemente "la tua amata Pompei."[1] Quando Seneca scrisse le sue Letters (intorno all'anno 65), Lucilius era Procurator Augusti per la provincia romana di Sicilia.[2] Egli era un cavaliere romano, status che raggiunse dopo "persistenti lavori,"[3] ed aveva una villa di campagna ad Ardea, a sud di Roma.[4] Seneca dedicò una delle sue lettere più brevi per lodare un libro che Lucilio aveva scritto,[5] e talvosta citò alcuni versi di Lucilio.[6]

Aetna[modifica | modifica wikitesto]

Aetna è un poema di 644 versi sull'origine dell'attività vulcanica, attribuito spesso a Virgilio, Cornelio Severo e Marco Manilio.

La sua opera è stata collocata al 44 a.C., sulla base del fatto che certe opere d'arte, note per essere state rimosse da Roma in quella data, sono indicate a una certa distanza dalla città. Ma siccome l'autore sembra aver conosciuto e fatto uso di Quaestiones Naturales di Seneca (scritto nell'anno 65), e non si fa menzione della grande eruzione del Vesuvio (anno 79), l'epoca della sua composizione sembra stia tra queste due date. A favore della paternità di Lucilio è il fatto che era amico di Seneca, che conosceva i suoi scritti, che per un certo periodo aveva ricoperto l'incarico di procuratore imperiale in Sicilia, e aveva quindi familiarità con la località, ed era l'autore di un poema su soggetti siciliani. Si obietta che nella 79ª lettera, Seneca,[7] che è l'autorità principale sulla questione, apparentemente chiede a Lucilio di introdurre il tema banale di "Aetna" semplicemente come un episodio nel suo poema contemplato, non di renderlo oggetto di un trattamento separato. Le fonti di '"Aetna" sono Posidonio di Apamea, e forse lo pseudo-aristotelico De Mundo, mentre ci sono molte reminiscenze di Lucrezio. L'opera ci è giunta in uno stato precario, e le sue difficoltà sono aumentate dalla natura impersonale del soggetto, dalla tensione dopo la concisione e dall'uso invadente di metafore.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Seneca, Epistole, xlix. 2, lxx. 1
  2. ^ Seneca, Epistole, xxxi. 9-10, Seneca, Epistole, li. 1
  3. ^ Seneca, Epistole, xliv. 2
  4. ^ Seneca, Epistole, cv. 1
  5. ^ Seneca, Epistole, xlvi
  6. ^ Seneca, Epistole, viii. 10, xxiv. 21, Nat. Quaes. iii. 1. Vedi anche N. Q. iii. 26 un poema di Lucilio sulla Fonte Aretusa, e iv. 2 dove Seneca si rivolge a Lucilio appellandolo mio poeta.
  7. ^ Seneca, Epistole, lxxix. 5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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