Lo zio di Brooklyn

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Lo zio di Brooklyn
Lo zio di Brooklyn.png
Titolo originaleLo zio di Brooklyn
Lingua originaleSiciliano, italiano
Paese di produzioneItalia
Anno1995
Durata98 min
Dati tecniciB/N
Generecommedia, grottesco
RegiaCiprì e Maresco
SoggettoCiprì e Maresco
SceneggiaturaCiprì e Maresco
ProduttoreGalliano Juso
Produttore esecutivoRenzo Mazzone
FotografiaLuca Bigazzi
MontaggioJacopo Quadri
MusicheJoseph Vitale
ScenografiaEnzo Venezia
Interpreti e personaggi
  • Pippo Agusta: Don Masino
  • Francesco Arnao: San Polifemo
  • Antonino Bruno: Il Mago Zoras
  • Rosario Carollo: Ciccio Gemelli
  • Luigi Cinà: Paliddu
  • Camillo Conti: Primo prigioniero
  • Bruno Di Benedetto: La Nana
  • Giuseppe Di Stefano: 1° Boss Nano
  • Salvatore Farina: Madre del mago Zoras
  • Umberto Florulli: Cantante
  • Ernesto Gattuso: 2° Boss Nano
  • Salvatore Gattuso: Zio di Brooklyn
  • Pietro Giordano: Giordano
  • Giovanni Gucciardi: Custode cinema
  • Natale Lauria: Iachino Gemelli
  • Giovanni Lo Giudice: Cantante fallito
  • Gaspare Marchione: Totò Gemelli
  • Marcello Miranda: Uomo triste
  • Giuseppe Paviglianiti: Uomo dei cani
  • Angelo Prollo: Secondo prigioniero
  • Pietro Rizzo: Sarino
  • Mario Salmeri: Guida
  • Massimo Salmeri: Uomo che cerca Pedro
  • Salvatore Schiera: Gaetano Gemelli
  • Vincenzo Serio: Guardia di Don Masino
  • Mariano Spataro: Mariano u' 'ngrasciatu
  • Francesco Tirone: U' capitanu

«Lo zio di Brooklyn è un film che vi rimetterà in forma!»

(Trailer del film Lo zio di Brooklyn)

Lo zio di Brooklyn è il primo film realizzato dalla coppia Ciprì e Maresco, nel 1995.

Nel film non è presente alcun interprete femminile e i ruoli "da donna" sono sostenuti da attori maschili, vestiti in abiti vagamente muliebri.

Lo zio di Brooklyn del titolo è un personaggio che per tutta la durata del film non proferisce parola alcuna. Solo alla fine aprirà bocca esclamando, rivolto alla macchina da presa, "Permettete che mi presenti. Io sono...", ma il suo nome verrà coperto da un lungo peto.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ambientato in una Palermo semi diroccata ed apocalittica, popolata da inquietanti personaggi che si aggirano in mutande, cantano senza motivo o stanno immobili con espressione ebete, il film diventa a tratti una sequenza di immagini apparentemente non direttamente connesse tra loro secondo uno schema logico.

I fratelli Gemelli (in tutto quattro, con il figlio di uno di loro affetto da handicap e costretto sulla sedia a rotelle) vengono costretti da una coppia di nani mafiosi ad ospitare un anonimo e silenzioso personaggio (che dà il nome al film, essendo semplicemente chiamato "lo zio d'America"). I nani sono responsabili dell'organizzazione di un attentato nei confronti del fratello del boss del luogo, Don Masino. Dopo un lungo periodo di prigionia forzata all'interno della loro abitazione, dovuta al gran numero di cani randagi che assediano la città, simbolo del degrado che prende il sopravvento sulla "razza umana", tale "zio" sparisce misteriosamente ed i quattro si recano alla sua ricerca. Durante l'esplorazione giungono in una radura paradisiaca dove trovano molti degli altri personaggi che, chi più chi meno, hanno preso parte alle numerose sequenze grottesche che rappresentano la quasi totalità della pellicola, in abito bianco ed intenti a cantare e a ballare venendosi a trovare in una dimensione (sottolineata da un marcato chiarore che assumono le immagini) in cui non esistono più sofferenze umane e differenze sociali tra potenti e miserabili (un barlume di speranza finale che si riesce a cogliere in una pellicola intrisa di nichilismo). Qui si ritrovano anche i due nani e il fuggitivo "zio", nonché il vecchio nonno Gemelli che nel frattempo era morto. In realtà, la trama non è ben definita ed anzi assume un ruolo secondario all'interno della pellicola, tanto che alcuni particolari sono lasciati completamente senza una spiegazione all'interno di un alone onirico fortemente surreale.

Oltre alla trama principale, legata alla venuta dello zio di Brooklyn, si intrecciano altre storie di solitudine e di frustrazione, tra le quali quella di Lo Giudice, un cantante fallito che tramite il Mago Zoras cerca di "sfondare" nel mondo della musica palermitana, e quella di Iachino, alla perenne ricerca di una compagnia femminile.

Scene cult[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi minuti del film viene proposta una scena di un atto sessuale tra un contadino e un'asina. L'atto si svolge in un'ambientazione bucolica e rupestre. Dopo l'amplesso il contadino paga in contanti la prestazione al padrone dell'asina. Tale scena è stata riproposta, sempre da Ciprì e Maresco, nel successivo film Totò che visse due volte, realizzato nel 1998.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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