Liprando

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Liprando (... – 1113) è stato un prete italiano di Milano, diventato famoso per una disputa con l'arcivescovo Grossolano, che lo portò a passare attraverso due pire infuocate per dimostrare l'accusa di simonia che aveva rivolto contro l'arcivescovo.

Secondo il cronista Arnolfo, Liprando era figlio di un prete, dettaglio importante in un periodo in cui Milano era piagata dalle lotte tra i patarini, che si opponevano al concubinaggio e ad altre pratiche del clero giudicate inadatte a uomini di religione, e coloro che difendevano le tradizioni della Chiesa milanese. Liprando divenne prete a sua volta, membro del clero decumano della città,[1] e probabilmente si unì al movimento patarino.

Il 5 aprile, giovedì santo, dell'anno 1075, il capo dei patarini Erlembaldo Cotta rifiutò per la seconda volta l'olio crismale consacrato da preti a suo dire simoniaci, e i canonici della cattedrale rifiutarono a loro volta di celebrare i riti in modo diverso dalla tradizione. Il giorno di Pasqua pertanto Liprando si offrì volontario e impose il crisma di Erlembaldo ai catecumeni, battezzandoli. Durante gli scontri che seguirono di lì a pochi giorni, nei quali i patarini vennero cacciati da Milano, Liprando fu catturato da uomini della fazione avversaria che gli tagliarono il naso e le orecchie, sfigurandolo per sempre.

Il prete Liprando era titolare della chiesa di San Paolo in Compito.

Nel 1965, Enzo Jannacci gli ha dedicato la canzone Prete Liprando e il giudizio di Dio, su testo di Dario Fo, pubblicata nell'album Enzo Jannacci in teatro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quando, nel 569, di fronte all'avanzata longobarda, il vescovo milanese Onorato si era rifugiato a Genova, città bizantina, non tutto il clero ambrosiano fuggì con lui, e anzi a Milano giunsero, in aiuto al clero locale rimasto, dei missionari siri e greci. Si inaugurava così un periodo di dualismo nel clero milanese.

    «Con il ritorno in sede del metropolita Giovanni il Buono (649) [...] vengono a convivere, non sempre pacificamente, due ordini clericali: il maior e il minor. Il primo, reduce da Genova, è costituito dai cardinales (termine apparso nel 787) od ordinarii, officianti dapprima le basiliche più venerate ("matrici"), poi dal IX secolo solo la cattedrale, e dalle cui fila proviene spesso l'arcivescovo. Il secondo è composto dai decumani (denominazione dell'864) o peregrini, addetti alla cura pastorale (analogamente alle contemporanee diaconie caritative romane) e diretti da un primicerius, detto anche coepiscopus (forse per le sue funzioni di supplenza svolte durante l'esilio del vescovo). [...] La distinzione fra i due ordini, rilevante fino al XIII secolo, va via via estinguendosi, lasciando tracce nella liturgia, fino a scomparire col decreto di soppressione dei decumani, sollecitato da Carlo Borromeo e promulgato da Pio V (1569).»

    ( Marina Troccoli Chini, L'arcidiocesi di Milano (fino al 1884), in Patrick Braun e Hans-Jörg Gilomen (a cura di), Helvetia sacra, vol. 1.6, Basilea, Francoforte sul Meno, Helbing & Lichtenhahn, 1989, pp. 310-311, ISBN 3-7190-1043-0.)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]