Legislatore

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Il termine legislatore (dalla lingua latina legis, della legge, e lator, -oris, che porta, che emana), in diritto, viene utilizzato per indicare chi emana le leggi. Esso definisce cioè l'organo a cui è affidato il potere legislativo.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente il ruolo è ricoperto in modo vario a seconda delle forme di governo, ad esempio:

  • nelle dittature esso è esercitato esclusivamente dal dittatore, o magari anche da altri organi sui quali il primo ha una forma di controllo assoluto;
  • nello stato assoluto, la figura del legislatore coincideva con il sovrano o il suo apparato di governo;
  • nello stato democratico, invece, esso si identifica con un organo legislativo collegiale, tipicamente il parlamento.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Lo Statuto albertino, del Regno d'Italia unitario, all'art. 3 prevedeva che:

« Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati. »

La Costituzione della Repubblica Italiana, invece, ora prevede all'art. 70 che:

« La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. »

Alla funzione legislativa concorrono però anche altri organi costituzionali (Governo, Presidente della Repubblica). L'art. 76 prevede infatti che:

« L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato e oggetti definiti. »

L'art. 77 poi prevede che:

« Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro 5 giorni. »

Infine l'art. 87 prevede che:

« Il Presidente della Repubblica [...] promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. »

Discrezionalità[modifica | modifica wikitesto]

La legislazione si colloca in uno spazio intermedio tra la politica (che, come "arte del possibile"[1], è libera nei suoi contenuti) e l'amministrazione (che opera secondo uno schema predeterminato per legge[2] ed è quindi vincolata al suo rispetto).

Negli Stati privi di una Costituzione scritta, la discrezionalità del legislatore non conosce limiti (nel Regno Unito essi furono fissati dallo Human Rights Act, in ossequio alla Corte di Strasburgo, soltanto nel 1998)[3] in quanto not-justiciable matters. Laddove invece la Costituzione è scritta ed è rigida, entro strettissimi limiti le scelte di merito operate dal Legislatore sono sindacabili dalla Corte costituzionale.

Nella giurisprudenza costituzionale italiana è riconosciuta al legislatore, nella sua "discrezionalità lata", la possibilità di trovare soluzioni che riflettano "modi di equo contemperamento delle contrapposte ragioni dei soggetti" (Corte costituzionale, sentenza n.171 del 1974), delle quali è in qualche modo tenuto a cogliere "le esigenze socio-politiche" sottese (così Corte costituzionale, sentenza n. 248 del 1986). Svincolata da un'accezione meramente privatistica, l'esigenza di ragionevole bilanciamento degli interessi in gioco per la Corte costituzionale (sentenza n. 420 del 1991) è in questi casi connessa al principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost.[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Otto von Bismarck, intervista 11 agosto 1867 con Friedrich Meyer von Waldeck del St. Petersburgische Zeitung: Aus den Erinnerungen eines russischen Publicisten. 2. Ein Stündchen beim Kanzler des norddeutschen Bundes. In: Die Gartenlaube (1876) p. 858; ristampato in Fürst Bismarck: neue Tischgespräche und Interviews, Vol. 1, p. 248.
  2. ^ Anche quando è esercizio di attività discrezionale, consiste nell’esercizio dei poteri di supremazia che nasca dall’individuazione di un fine di interesse pubblico, da conseguire con il migliore apprezzamento dei mezzi a disposizione: Massimo Severo Giannini, Diritto amministrativo, I, Milano, 1970.
  3. ^ Giampiero Buonomo, Rappresentare il popolo: una scelta di vita difficile, L'Ago e il filo, luglio-agosto 2011, p. 31.
  4. ^ Franco Modugno, Ancora sulla mancata determinazione del thema decidendum e sull’«eccesso di potere legislativo», in «Giur. cost.», 1982, p.p. 2091; Gino Scaccia, Eccesso di potere legislativo e sindacato di ragionevolezza, in Politica del diritto, settembre 1999, pp. 387-422.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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