La giostra dei fiori spezzati

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La giostra dei fiori spezzati - Il caso dell'angelo sterminatore
AutoreMatteo Strukul
1ª ed. originale2014
Genereromanzo
Sottogenerethriller
Lingua originaleitaliano
AmbientazionePadova
ProtagonistiGiorgio Fanton, Roberto Pastrello, Alexander Weisz
CoprotagonistiErendira
AntagonistiAngelo Sterminatore

La giostra dei fiori spezzati - Il caso dell'angelo sterminatore è un romanzo thriller scritto da Matteo Strukul.

È stato pubblicato ben due volte in Italia, sempre dalla Mondadori, nel 2014 e nel 2017, ed è progettato essere il primo libro delle indagini del personaggio immaginario Alexander Weisz, che in questo libro, ambientato a Padova (città natia dell'autore), fa squadra con altri due investigatori, un giornalista e un ispettore, per catturare un assassino che uccide brutalmente alcune prostitute.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Padova, inverno del 1888. Giorgio Fanton, giornalista investigativo de "L'Euganeo", viene convocato dall'amico e noto ispettore Roberto Pastrello, che lo porta a Borgo Portello, la cosiddetta Pancia del Diavolo, dove la prostituta Rosa Rossi è stata ammazzata brutalmente a colpi di coltellate: il suo corpo presenta numerosi tagli in ogni sua parte del corpo, alcuni suoi organi, come il fegato e il cuore, sono stati asportati, e la sua testa è stata persino mozzata e conficcata su un palo di legno. Giorgio pone il silenzio stampa sul suo quotidiano, e raggiunge insieme a Roberto il loro amico Alexander Weisz, il quale, durante l'autopsia, conclude che gli organi asportati rappresentano un trofeo per quello che si rivela essere un omicidio rituale. Weisz allude inoltre del caso ancora irrisolto della prostituta Iris Carturan, anch'essa assassinata nel Portello di Padova in modalità simile ma il 20 ottobre 1885, ben due anni prima della vicenda. I tre fanno dunque squadra per risolvere il mistero e catturare l'assassino.

Il giorno dopo, alla taverna Salgàro, Giorgio fa violenta conoscenza con il padrone Toni Cortéo, e ottiene da quest'ultimo il permesso di parlare con Erendira, una zingara cartomante del borgo, che avverte il trio dei pericoli che corrono nell'indagare sul fatto e che per risolvere il mistero essi dovranno affidarsi non solo alla ragione, ma anche alle donne di bordello. Tornando a casa di Weisz, i tre protagonisti notano qualcosa di strano: oltre alla morte di Iris Carturan, vi è anche quella di Erica Berti, morta prima di lei il 18 settembre 1885, e, proprio come Rosa Rossi, entrambe le donne sono state trovate brutalmente assassinate a Borgo Portello a pugnalate e con il cuore asportato. Tra le morti di Iris ed Erica e quella di Rosa sono però passati almeno due anni, e dunque, anche ammettendo che l'autore dei delitti fosse la stessa persona, non sembra logico uccidere due prostitute in poco più di un mese, rimanere nell'ombra per più di due anni e poi ritornare e colpire di nuovo. Poco dopo, però, viene trovato il cadavere un'altra donna, Margherita Pattaro, morta anche lei in modo martoriale, con la testa mozzata e infilzata su un palo di legno; i tre capiscono dunque che vi è davvero un collegamento tra le quattro prostitute: fiori. Vi è quindi un unico responsabile per la morte delle donne, il che porta il trio in una giostra di fiori spezzati (da qui il titolo) perpetrata dall'Angelo Sterminatore, come lo definisce Marco Zancan, giornalista de "Il Veneto". Lo stesso Zancan, che ha effettivamente saputo degli eccidi, sta inoltre aizzando il popolo di Padova, afflitta dalla pellagra, dall'abissale contrasto tra ricchi e poveri, e ora anche dal terrore che l'Angelo Sterminatore sta seminando, contro la classe dirigente della città, e accusa quest'ultima di oppressione e "L'Euganeo" di complicità pro-aristocratica tacendo sulla vicenda.

I tre amici raggiungono poi Venezia, a visitare Giuseppe Zanella nel manicomio di San Servolo, dove è internato da quando aveva quattordici anni. Giuseppe spiega loro parte della sua storia, in particolare di come la madre costrinse lui e alcuni suoi fratelli a partecipare come spettatori ai suoi amplessi sessuali con i suoi clienti, essendo lei una prostituta e un'alcolizzata; questo fatto avviò Giuseppe sul sentiero della follia, su cui venne spinto dal suicidio di suo fratello Carlo. Da ciò, i tre intuiscono che, del pari, l'assassino delle quattro prostitute abbia avuto un passato simile, che lo avrebbe persino spinto alla necrofilia. Tornati a Padova, Fanton e Weisz fanno una conoscenza assai poco gradita con Zancan, che insulta Erendira rimediando però una sonora lezione da Weisz. La sera stessa, però, i due sfuggono a un'imboscata perpetuata da alcuni scagnozzi, che credono siano istigati da Zancan. A casa di Weisz, quest'ultimo prepara un piano: mentre questi proporrà un profilo psicologico dell'assassino per poterlo meglio identificare, Roberto proverà a tamponare la situazione insieme alle autorità, recuperando al contempo elementi utili per chi sta aiutando, anche indirettamente, l'Angelo Sterminatore, e Giorgio si terrà invece in contatto con i tenutari, tra cui Cortéo, oltre che a raccogliere le informazioni che Erendira dovrà ottenere dalle altre prostitute del borgo. Sfortunatamente, la situazione precipita quando anche una certa Viola Cardan viene trovata morta, sempre con le stesse modalità rispetto alle altre quattro prostitute, e la polveriera che è Borgo Portello esplode in una protesta generale guidata dallo stesso Zancan, ma Roberto riesce momentaneamente ad arginare la situazione, e accusa Zancan di aver assecondato l'ego del mostro. Il mattino seguente, inaspettatamente, Giorgio riceve una lettera firmata dall'Angelo Sterminatore, e la mostra a Roberto e Weisz; esaminando la lettera, i tre comprendono che l'assassino deve trattarsi di un pezzo grosso, a giudicare dal suo stile di scrittura, e che durante quei due anni passati tra gli omicidi di Iris ed Erica e quelli di Rosa, Margherita e Viola, era stato in America, probabilmente nel Brasile, considerando che la lettera coinvolge anche donne di colore.

Riferite tali informazioni ad Erendira, questa li accoglie nella sua tenda, e Giorgio passa una notte con lei, salvo poi farsi dire dalla zingara che lei non ama lui, ma Weisz. Il giorno dopo, Giorgio e Weisz inseguono un malvivente, che li attira in un'altra imboscata dove i due si battono duramente, ma stavolta soccombono sotto ai loro colpi e vengono presi prigionieri in un soffitto di un'abitazione, dove scoprono Zancan, la testa pensante delle due aggressioni da loro subite, insieme a Cortéo. Zancan rivela ai due che intende sbarazzarsi di loro in quanto ostacoli ai suoi progetti: per aizzare il popolo contro la classe dirigente, ha infatti voluto approfittare della rabbia che esso prova per opera dell'Angelo Sterminatore in modo da guidare una sorta di movimento socialista e distruggere i capi del governo, anche a costo di provocare una guerra civile, diventando capo-popolo oggi e sindaco domani, e per farlo userà Toni Cortéo come suo complice, chiudendo entrambi gli occhi sui suoi affari illeciti. Roberto, però, irrompe alla testa dei suoi gendarmi e salva i suoi due amici, scatenando una battaglia nella quale muore anche Zancan; decimati, Cortéo convince i suoi uomini alla resa, ma poi, mentre sta per consegnarsi ai tre protagonisti per farsi arrestare, si spara in testa, tra la costernazione generale. Dopo un violento litigio tra Fanton e Weisz, il giorno dopo i tre si dirigono al Dipartimento di Antropologia dell'Università di Padova, dove il professore Giambattista Bernandini, prendendo in mano la lettera che i tre hanno letto, spiega loro una regressione a riguardo del Brasile: in un periodo in cui prima gli indios, poi gli africani e infine i veneti hanno lavorato nelle piantagioni del Brasile, in svariate zone presenti tra il Rio Grande do Sul e Salvador de Bahia si svolge un rito religioso di matrice bantu-yoruba, dove una donna, messa apposta in trance come per farsi possedere da una divinità, tiene un coltello in una mano e un pollo in un'altra, che la donna sgozza lasciandone zampillare il sangue sulla statua della divinità. Per i nativi questo rito è una vera e propria festività, ma per un uomo a cui una simile cultura è ignota può essere talmente sconvolgente da farlo soffrire di disturbi legati al proprio passato, il che conferma così la tesi principale di Weisz nei confronti della psicologia dell'assassino e le modalità con cui ha ucciso quelle cinque donne, soprattutto tenendo conto dell'elevata frequenza di questi riti. Prima che i tre si congedino, Weisz si lascia sfuggire il nome di Erendira, che il professore Bernandini, avendo lui studiato lingue come lo spagnolo e il portoghese, non manca di far loro sapere che il suo nome vuol dire sia "Principessa sorridente" che "Fiore che cresce sulle sponde del fiume che canta".

Raggelati dalla scoperta, subito i tre accorrono da Erendira, ma la trovano agonizzante in una pozza di fango e sangue, colpita a morte dall'Angelo Sterminatore. Erendira rivela che l'assassino si chiama Giovanni Veronese, e si trova in una villa poco distante, verso Campodarsego; rivela poi a Giorgio di amarlo, e quando questi le chiede perché due notti prima lei gli aveva detto di no, la zingara confessa di avere una sorella gemella completamente identica di nome Abra, che adesso intende uccidere l'assassino per vendicare la sorella. Presi dal rimorso per non aver capito che i cambi d'umore inspiegabili e quel doppio carattere di Erendira nascondevano in realtà due donne simili tra loro come due gocce d'acqua, i tre raggiungono la villa di Veronese, completamente arredata come se fosse una serra, e trovano l'Angelo Sterminatore nelle mani di Abra, che lo ha malmenato e immobilizzato. Veronese confessa ai presenti che, fin da quando egli era poco più che ragazzino, suo padre giaceva con le prostitute, e che lui lo aveva addirittura colto nell'atto, cominciando a seguirlo ogni volta che usciva con la scusa di affari da sbrigare; da allora visse con l'odio per la madre, che non aveva la forza di reagire contro quello che sapeva, e per il padre, che le aveva distrutto la dignità decine e decine di volte. Morti i genitori, rivolse il suo odio e la sua follia, che lo rodevano, contro le prostitute, in particolare quelle dal nome di fiori. Conscio della propria sorte, e che non vi è alcuna giustificazione per i suoi crimini, Veronese accetta di farsi uccidere. I tre tentano di fermare Abra, ma questa colpisce Weisz al petto con un proiettile di pistola, poi uccide Veronese e infine fugge via, soddisfatta del suo operato, senza farsi mai più vedere.

Weisz, per fortuna, sopravvive dopo tre mesi di convalescenza, e la villa di Veronese viene perquisita dalle autorità, in una Padova che, lentamente, torna alla relativa calma.

«Ci sentivamo invincibili. Ma non lo eravamo. Ci sentivamo innocenti. Ma non lo eravamo. Ci sentivamo sinceri. Ma non lo eravamo. Ci sentivamo invincibili...»

(Giorgio Fanton, nell'epilogo)

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Fanton: giornalista investigativo de "L'Euganeo" e uno dei tre protagonisti principali del romanzo.
  • Roberto Pastrello: secondo protagonista del libro, è un ispettore veterano. Lui e Giorgio si conobbero dai tempi della laura in giurisprudenza.
  • Alexander Weisz: terzo protagonista del libro, è un affascinante criminologo, il cui argomento preferito è la follia, che porta spesso gli omicidi a commettere i loro delitti. Da bambino, perse il padre per un male incurabile, e qualche anno dopo sua madre fu uccisa davanti ai suoi occhi da un proiettile che le colpì lo stomaco. Da allora visse dalla nonna, dove studiò la psicologia, e si addestrò alla lotta, al pugilato e allo scherma.
  • Marco Zancan: giornalista de "Il Veneto", è estremamente pragmatico, e si presenta come garante della giustizia nei confronti dei braccianti.
  • Erendira: una zingara che vive nei sobborghi di Portello, è un'abile cartomante che si presenta dalla duplice natura volubile.
  • Toni Cortéo: gestore della taverna Salgàro. È sempre accompagnato da alcuni brutti ceffi, tra cui due noti come lo Smilzo e il Nero.
  • Giuseppe Zanella: nato a Treviso nel 1852 da Francesco Zanella e Maria Schiavon, insieme ad altri sette figli. Il padre, operaio, morì quando Giuseppe era ancora bambino, lasciando la madre come unico punto di guida per la famiglia. La madre, una prostituta alcolizzata, non solo picchiava ripetutamente i figli, ma obbligava alcuni di loro ad assistere ai rapporti sessuali che aveva con i clienti, cosa che lo portò alla follia. Sin da bambino, Zanella aveva ucciso gatti e uccellini, oltre a dimostrare di essere afflitto da masturbazione compulsiva e avere una spiccata predisposizione alla piromania. A tredici anni, nell'autunno del 1874, la sua prima vittima fu Anna Mazzucato, e in seguito tentò di strangolare una prostituta, e poi di bruciare le palpebre di un'altra. Poco dopo egli confessò i suoi delitti, ma fu ritenuto sprovvisto della capacità di discernimento e quindi internato nel manicomio di San Servolo.
  • Giambattista Bernandini: stimato professore dell'Università di Padova, aiuterà in modo decisivo i tre protagonisti.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

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