De consolatione philosophiae

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La consolazione della filosofia
Titolo originale De philosophiae consolatione
Boethius.consolation.philosophy.jpg
Pagina del De consolatione philosophiae da un'edizione quattrocentesca
Autore Anicio Manlio Torquato Severino Boezio
1ª ed. originale circa 523
Genere trattato
Lingua originale latino

Il De philosophiae consolatione (in italiano "La consolazione della filosofia") è un'opera dello scrittore latino Severino Boezio.

Il suo periodo di composizione, che s'aggira attorno al 523, vede Boezio rinchiuso in un carcere nei pressi di Pavia, dove attende l'esecuzione capitale che subirà nel 525.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Minatura di Boezio imprigionato, da un manoscritto del De consolatione del 1385, MS Hunter 374 (V.1.11), folio 4r

L'opera si articola in cinque libri ognuno dei quali tratta un tema di ordine filosofico.

Libro I - Boezio si lamenta con la Filosofia delle sue sventure, inasprite ancora di più dal ricordo della grandezza e felicità passate.

Libro II - La Filosofia propone a Boezio dei primi rimedi e gli dimostra che a torto si lagna della sua sorte.

Libro III - La Filosofia rivela altri rimedii più efficaci per liberarsi dai tormenti dell’animo; e, tolta la maschera alla falsa felicità, gli mostra quale sia la vera beatitudine.

Libro IV - La Filosofia insegna come, se Dio governa il mondo, i malvagi non possono che essere infelici ed impotenti, ed all’opposto i buoni potenti e beati. Tratta della provvidenza e del fato e mostra che non c'è cattiva sorte.

Libro V - La Filosofia tratta del caso, della libertà, dell’arbitrio, e della concordia della libertà con la prescienza di Dio

All'inizio l'autore immagina, secondo un topos letterario molto diffuso nel medioevo e nell'antichità classica, di essere consolato dalla Filosofia, impersonata da una donna bellissima e austera. Guidato dalla sua Maestra, Boezio si interroga sull'esistenza del male e sulla sua natura, sulla fortuna, sulla felicità e sul libero arbitrio.

Nell'opera ritorna il tema della sofferenza del giusto, il giusto che paga, mentre il peccatore trionfa. Boezio paragona la sua fine a quella dei filosofi suoi predecessori, ad Anassagora cacciato da Atene, a Socrate e Seneca uccisi, a Zenone che sembra essere morto sotto un tiranno. A questa ingiustizia terrena contrappone la Filosofia, che è una consolazione provvidenziale, una donna venerabile che caccia le sgualdrinelle di teatro, Muse frivole perché creano soltanto l'ambizione e non la verità. La filosofia è perciò l'unica Dea degna di essere amata.

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Nel De philosophiae consolatione Boezio abbandona lo stile tecnico e arido delle sue composizioni scientifiche per abbracciare un tono, se non ispirato, più felice. L'opera di Boezio è un ottimo esempio di prosimetro dove la poesia si alterna alla prosa, tanto che divenne modello per Dante Alighieri nella composizione della Vita Nova.

Come nei testi antichi, viene fatto un largo uso dell'allegoria e la filosofia prende tutte le sue valenze di salvezza, ma in una prospettiva cristiana di salvezza.

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