Il teorema del pappagallo

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Il teorema del pappagallo
Titolo originaleLe théorème du perroquet
AutoreDenis Guedj
1ª ed. originale1998
1ª ed. italiana2000
Genereromanzo
Sottogeneregiallo
Lingua originale francese

Il teorema del pappagallo è un romanzo di Denis Guedj che tratta come tema principale la matematica. È stato pubblicato per la prima volta, in Italia, dalla casa editrice Longanesi, nel 2000.

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

È ambientato principalmente a Parigi ed in particolare in rue Ravignan dove è situata la casa del protagonista. Inoltre Pierre Rouche frequenterà molto assiduamente sia la "Bibliothèque Nationale", sia l'"Institute du monde Arabe" che si trovano entrambe nella capitale francese. Infine la storia si sposterà verso Siracusa.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierre Ruche
  • Elgar Grosrouvre
  • Nofutur (Mamagueña), pappagallo
  • Max
  • Jonathan
  • Lea
  • Perrette
  • Albert
  • Habibi
  • Don Ottavio (Tavio)
  • Piccoletto Ben Messo e Spilungone Ben Messo (o PBM e SBM)

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Pierre Ruche è un disabile ottantaquattrenne mai sposatosi che vive a Parigi insieme a Perrette Liard e ai figli di lei Jonathan, Lea e Max. Fra questi ultimi, Lea e Jonathan sono due gemelli diciassettenni, mentre Max è stato adottato da Perrette ed ha undici anni.

Pierre è un appassionato di libri e non a caso possiede una libreria, la cui commessa è Perrette. La sua vita cambia radicalmente quando da Manaus arriva una lettera da un suo vecchio compagno di università, Elgar Grosrouvre, che egli non vede e non sente da cinquant'anni. La lettera anticipa l'arrivo di una delle più grandi biblioteche private di matematica che Elgar aveva allestito, grazie anche a metodi poco ortodossi, a causa della sua passione per la matematica (materia in cui come l'autore si è laureato). Già allarmato da quella lettera Pierre, riceve poco dopo una seconda lettera in cui Grosrouvre spiega l'imminenza della sua morte che avverrà in circostanze misteriose e su cui Pierre indagherà attraverso gli indizi che Grosrouvre gli lascia nella lettera. Elgar infatti sostiene di aver trovato la dimostrazione dell'Ultimo teorema di Fermat e alla congettura di Goldbach e spiega a Pierre che un gruppo di persone vuole estorcergliele a tutti i costi. Ma egli non è disposto a trattare, e preferisce morire piuttosto che rivelare i suoi studi a gente poco perbene ma, pur di non farli sparire nel nulla, confida a Ruche di averli fatti imparare a un fedele compagno, dotato di eccezionale memoria. Così Grosrouvre presenta a Pierre una lista di matematici da Talete a Eulero, passando per Fermat, Cartesio e matematici arabi come Sharaf al-Dīn al-Tūsī. Così Pierre inizia un viaggio attraverso aritmetica, geometria e algebra, passando dal mondo greco, al mondo arabo, per giungere fino ai grandi matematici europei delle età moderna e contemporanea. A questo viaggio partecipa tutta la famiglia di rue Ravignan (dove Ruche abita), più il taxista e amico di Pierre, Albert, e Habibi, proprietario di un negozio nei dintorni. Ruche si serve dei libri inviatigli da Grosrouvre e di biblioteche cittadine. È fondamentale però per la trama l'ingresso in scena di un pappagallo, battezzato "Nofutur", che Max salva nel primo capitolo da due probabili trafficanti di animali e che egli porta a casa. Nofutur animerà le discussioni sui vari matematici con alcune sue perle di saggezza e sarà essenziale per il prosieguo del libro.

Indagando Pierre scopre parecchi indizi sulla dinamica della morte di Grosrouvre ma il racconto subisce una svolta con i rapimenti di Nofutur e Max, rivendicati da qualcuno che si trova a Siracusa. Pierre viene allora invitato dal rapitore a raggiungerli. Egli accetta e parte assieme ad Albert per la città siciliana, dove incontra un altro suo conoscente dei tempi dell'università, un certo Don Ottavio che, con Pierre ed Elgar, completava un terzetto di amici, e che, dopo essersi diviso dagli altri due era diventato un boss della mafia.

Pierre scopre allora che colui che voleva estorcere le dimostrazioni a Grosrouvre era proprio Don Ottavio e, con molta sorpresa scopre che il fedele compagno di Elgar era il pappagallo o, per meglio dire la "pappagalla" che prima di giungere a Max era stata per ben cinquant'anni Mamagueña, la fedele ed inseparabile amica di Grosrouvre. Max viene allora convinto da Don Ottavio a convincere Nofutur-Mamagueña a rivelare le dimostrazioni. Ma Mamagueña, a causa di uno shok subito per la morte del suo padrone, non ricorda e non parla. I quattro vanno allora a Manaus per vedere se lì Mamagueña riesce a ricordarsi, ma anche lì non si arriva a un risultato e anzi, mentre Max tenta di far ricordare a Mamagueña le dimostrazioni, Don Ottavio muore, lasciando a Pierre un messaggio: «Nell'incendio di Crotone, appiccato da Cilone, uno dei Pitagorici riuscì a salvarsi: Gr...». Il messaggio, facente riferimento a quando, nel V secolo a.C., venne rifiutato a un nobile (Cilone) di entrare nel "clan" dei Pitagorici e questi, per ripicca, incendiò la stanza dove essi si stavano riunendo, testimonia l'affetto che, nonostante tutto, Don Ottavio nutriva per Grosrouvre. Prima di morire, poi, Don Ottavio aveva inoltre chiesto a Pierre di credere al fatto che non aveva appiccato lui l'incendio che aveva ucciso Elgar.

Nell'ultimo capitolo Nofutur-Mamagueña, che era stato liberato da Max, spiega in una conferenza di pappagalli le dimostrazioni di Grosrouvre, dimostrazione, quella dell'ultimo teorema di Fermat che peraltro nel finale si apprende che viene esplicata da un certo Andrew Wiles che ha veramente dimostrato l'ultimo teorema di Fermat, la congettura di Goldbach a tutt'oggi è indimostrata.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

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